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Tav, la maggioranza si spacca al Senato. La Lega vota la mozione del Pd

Matteo Salvini sarebbe pronto secondo alcuni a porre un «problema politico» nell'esecutivo. Ma nella serata di martedì Palazzo Chigi ha provato a mettere un argine a questa tentazione escludendo che le divergenze in seno alla maggioranza implichino un giudizio sul ruolo del premier

di Nicola Barone


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Divisi i ministri di Lega (a sinistra) e M5S (a destra) sui banchi del governo. Assente il premier Conte

3' di lettura

Non passa in Senato la mozione M5S contro la Tav mentre c'è il sì alle quattro favorevoli all'opera con il contributo, decisivo nei numeri, della Lega di Matteo Salvini. Vengono approvate quella del Pd (180 sì), quella di Emma Bonino e di Fratelli d'Italia, entrambe con 181 sì e, in ultimo, quella di Forza Italia (182 sì). Dinanzi a una maggioranza rotta in due, rimane da capire quali potranno esserne nell'immediato le conseguenze. «Il presidente Conte si rechi immediatamente al Quirinale dal presidente Mattarella per riferire della situazione di crisi che si è creata. L'Italia ha bisogno di lavoro, sviluppo, investimenti e ha bisogno di un governo che si dedichi a questo e non ai giochi estivi di Salvini e Di Maio contro gli italiani», dice il segretario del Pd Nicola Zingaretti.

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Il testo dei Cinque Stelle (181 i voti contrari), appoggiato in dissenso anche dal dem Tommaso Cerno, si rivolgeva al Parlamento perché impedisse la prosecuzione delle attività connesse alla realizzazione della linea Torino-Lione. Tutte le altre convergevano sulla opportunità di andare avanti visti gli indiscutibili vantaggi. «Abbiamo portato il Tav in Parlamento e sono venuti allo scoperto! Ma la cosa più ridicola è che la Lega li sostiene dopo che il Pd ha presentato una mozione di sfiducia su Salvini. L'inciucio è servito! Aprite gli occhi!» denuncia su Facebook il M5S.

La spaccatura della maggioranza si è riflessa anche nei pareri espressi dal governo nell'Aula del Senato sulle relative mozioni. Così come diceva molto sul piano simbolico la separazione nei banchi del governo dei rispettivi ministri segnata dalla poltrona vuota del presidente del Consiglio Giuseppe Conte. «La posizione della Lega è nota da tempo», ha detto il viceresponsabile dell'Economia Massimo Garavaglia cui è stata data la parola per esprimersi a nome dell'esecutivo. «Invitiamo a votare a favore di tutte le mozioni a favore della Tav e contro a chi blocca il Paese». Subito dopo il sottosegretario dei Rapporti con il Parlamento Vincenzo Santarcangelo (M5S) si è invece rimesso alla decisione dell'Aula.

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Ora secondo alcuni sarebbe Matteo Salvini stesso, presente al voto tra i banchi del governo al pari dell'altro vicepremier Luigi Di Maio, ad essere attraversato dalla voglia di porre in tempi ravvicinati un «problema politico». Ipotesi suffragata in qualche modo dalle parole nell'emiciclo del capogruppo leghista Massimiliano Romeo («la mozione M5S impegna il Parlamento e non il governo, ma la questione politica resta. Se fate parte del governo dovete essere a favore della Tav»), con il corollario che la questione è solo nella disponibilità del comandante in capo.

Nella serata di martedì Palazzo Chigi ha provato a mettere un argine escludendo che nelle divergenze in seno alla maggioranza sia contenuto un giudizio (negativo) sul ruolo del premier. «Il governo, in ragione degli accordi bilaterali già sottoscritti con la Francia e ratificati dal Parlamento italiano, non è in condizione di sottrarsi, con determinazione autonoma e unilaterale, agli impegni già assunti». E si ricordava ancora «che il tentativo di revisione del progetto Tav si è rivelato infruttuoso per la determinazione della Francia di proseguire nella realizzazione dell'opera e per la disponibilità della Commissione europea a integrare il finanziamento già stanziato».

A conti fatti non ha intenzione comunque di dimettersi il ministro Danilo Toninelli, malgrado i reiterati attacchi del Carroccio e il voto di oggi («vado avanti sereno e tranquillo. Le loro sono critiche generiche, io continuo a lavorare per sbloccare le opere»). Alle proteste del leader No-Tav Alberto Perino s'incarica di rispondere con tono niente affatto conciliante Beppe Grillo. «Tradire significa qualcosa come passare dalla parte dell'avversario. La sua è una pacatezza ipocrita che fa l'occhiolino a chi si è dimenticato cosa significhi quella parola. Non avere la forza numerica per bloccare l'inutile piramide non significa essersi schierati dalla parte di chi la sostiene».

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