Industria

Tav Verona-Padova, la rivolta delle imprese

di Marco Morino


3' di lettura

«E adesso i fatti». È quello che si aspettano dal governo le imprese del Nord-Est, venete in particolare, sull’altra Tav, cioè sulla prosecuzione in direzione Venezia dell’Alta velocità Torino-Milano-Brescia. Stiamo parlando del quadruplicamento dei binari lungo la linea Verona-Vicenza-Padova, che costituisce il naturale completamento dell’intero asse Torino-Venezia. Un’opera la cui ultimazione, bene che vada, slitterà oltre il 2025. Uno stallo che fa infuriare gli industriali, vista l’importanza che l’opera riveste non solo per il trasporto passeggeri ma soprattutto per il trasporto merci, un aspetto decisivo in una regione da sempre vocata all’export e con la necessità di agganciare i grandi corridoi intermodali europei (reti Ten-T).

Il primo a lanciare l’allarme, all’indomani della presentazione del nuovo piano industriale di Fs Italiane, è stato Massimo Finco, presidente vicario di Assindustria Venetocentro (imprenditori di Padova a Treviso): «Il piano industriale 2019-2023 di Ferrovie dello Stato - sostiene Finco - certifica che l’Alta Velocità a est di Verona è in grave ritardo, quella da Vicenza a Padova non è finanziata né progettata. La conferma di un quarto di secolo di inconcludenza su un nodo decisivo per lo sviluppo e la competitività su cui non solo Padova e il Veneto centrale ma tutta la regione rischia esiti marginali inaccettabili rispetto alla densità produttiva e di flussi internazionali a cui si deve il 13,7% delle esportazioni italiane (63,3 miliardi)».

Una linea condivisa pienamente da Confindustria Vicenza. «Sulla Tav Verona-Vicenza-Padova – afferma il vicepresidente dell’associazione con delega alle Infrastrutture, Gaetano Marangoni – è il momento per il governo di uscire dall’ambiguità e chiarire cosa vuole fare. Servono fatti, azioni concrete». La linea Alta Velocità Verona-Padova (78,8 chilometri) è suddivisa in tre lotti funzionali: Verona-bivio Vicenza; attraversamento di Vicenza; Vicenza-Padova. «La Verona-bivio Vicenza – spiega Marangoni – è in attesa di un addendum contrattuale tra Rfi e Iricav 2 che comprende la progettazione esecutiva e l’apertura dei cantieri. L’impulso però deve venire dal governo».

«Sull’attraversamento di Vicenza – continua Marangoni – il progetto è in attesa che siano rese le autorizzazioni ancora mancanti, successivamente il dossier passerà al Cipe per l’approvazione. Anche in questo caso attendiamo segnali importanti da Roma. Sulla Vicenza-Padova non c’è molto da dire: serve l’avvio della progettazione preliminare, al momento siamo fermi allo studio di fattibilità del 2014». Fin qui le procedure autorizzative. Poi c’è il grande capitolo dei finanziamenti, ancora tutto da scrivere. Il segmento da Verona a Vicenza richiede 2,713 miliardi, ma finora è coperto solo per 983,94 milioni, per cui ne servono ulteriori 1.729,06. È parziale anche il finanziamento per l’attraversamento di Vicenza: su un conto totale di 805 milioni, ce ne sono 150 e ne mancano 655. La prosecuzione da Vicenza a Padova non è stata finanziata né progettata, anche se la stima è di 1,316 miliardi. «La priorità al momento – ribadisce Marangoni – è sbloccare lo procedure. I fondi seguiranno, ma bisogna fare in fretta perché ogni mese perso rappresenta un danno grave per il sistema produttivo del Veneto».

«La dotazione infrastrutturale e logistica – incalza Finco - è una condizione imprescindibile per la crescita di un’area a vocazione manifatturiera come la nostra, che è posizionata in un punto nevralgico dei flussi economici verso gli altri paesi europei, verso i quali è indirizzato il 63% delle nostre esportazioni». Il Nord-Est rappresenta un sistema di piccole e medie aziende che tende a crescere e ha una posizione di ponte con l’Europa nelle varie direttrici che rendono vivace la sua economia e favoriscono gli scambi commerciali. A patto di dotare il territorio e le sue imprese di infrastrutture moderne ed efficienti. E la Tav Verona-Vicenza-Padova, parte integrante del corridoio Mediterraneo, riveste un’importanza cruciale anche per l’interconnessione, nel nodo di Verona, con il corridoio Scandinavo-Mediterraneo. Quest’ultimo, passando per gli interporti di Bologna e Verona, da un lato conduce tramite il Brennero, verso Innsbruck e la Baviera e, dall’altro, collega i maggiori centri della Italia centro-meridionale.

    «Basta con gli slogan, ora serve l’impulso operativo» ribadisce Marangoni, chiamando idealmente in causa il ministro delle Infrastrutture, Danilo Toninelli, ma anche il leader della Lega, Matteo Salvini. Negli ultimi mesi tutti i riflettori sono stati puntati sulla Tav Torino-Lione, che ha infiammato il dibattito politico. Ma la competitività del sistema Italia passa non solo dal Nord-Ovest ma anche dallo sviluppo delle infrastrutture del Nord-Est e in particolare del Veneto, una regione che produce il 10% del Pil nazionale.

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