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Chi è Tavares, il ceo portoghese che ha salvato Psa

Fama di duro e di tagliatore di costi è entrato in Peugeot dopo anni nel concorrente transalpino. Ha rilanciato la compagnia in crisi e ora tenta il nuovo affondo con Fca

di Laura Galvagni


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(REUTERS)

2' di lettura


“Back to the race”. Tornare in pista. Carlos Tavares, il ceo di Psa artefice assieme a John Elkann delle basi per promuovere le nozze con Fca da oltre 40 miliardi di euro, ama le corse. E lo ha voluto mettere nero su bianco nel 2016 quando ha deciso che quello doveva essere lo slogan giusto per segnare la rinascita della compagnia transalpina.


Nato a Lisbona 61 anni fa, sposato, tre figli, adora evidentemente le auto, tanto più se d’epoca. È arrivato in Francia ancora adolescente, ha frequentato l’École Centrale Paris laureandosi in ingegneria meccanica e già lo stesso anno, era il 1981, è entrato alla corte di Renault per lavorare a due progetti simbolo del brand francese: la Clio e la Mégane.
Una vetrina che gli ha dato l’opportunità di scalare velocemente il vertice aziendale diventando prima vicepresidente strategia e sviluppo della Renault e poi l’uomo centrale dell’alleanza con Nissan, dopo un duro lavoro di rilancio della casa giapponese.

Fino a diventare in sostanza la figura di fiducia dell’allora presidente Carlos Ghosn. Ruolo che di fatto ha “abbandonato” quando neppure tanto velatamente ha fatto capire che gli sarebbe piaciuto molto diventare “il numero uno” della casa francese . È fine 2013 ma a bussare alla sua porta c'è già Psa. Il gruppo è in forte crisi, la storica famiglia azionista, i Peugeot, vengono relegati in un ruolo di minoranza, c'è una forte ristrutturazione da compiere e alla fine si decide di consegnare il timone nelle mani di Tavares.
Per il settore dell’auto è una sorpresa, dopo la lunga militanza in Renault , per Tavares è una vera sfida che il manager vince. Prima ha riportato in utile la compagnia poi, nel 2017, ha acquistato Opel e Vauxhall dalla General Motors. A questo ha sommato una joint-venture finanziaria con Bnp-Paribas, capace di sostenere lo sviluppo dei marchi acquistati ma soprattutto di fare da volano alle vendite di vetture sui mercati internazionali.

Tavares è un duro con una fama di tagliatore di costi. Gli analisti qualche tempo fa lo hanno accomunato a Sergio Marchionne per quella sua capacità di analizzare punti di forza e di debolezza del gruppo e saper compiere le scelte conseguenti. Di norma le più efficaci per il futuro dell’azienda. Qualche anno fa ha messo in dubbio la portata della rivoluzione “elettrica” dell’auto, salvo poi adeguare velocemente l’azienda allo scenario mutato. E lo ha fatto con una tempistica da manuale: già da quest’anno ogni nuovo Psa ha la versione elettrica o ibrida. A Tavares piace correre e sembra lo sappia anche fare bene.

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