Francia

Tavola con «Cristo deriso» di Cimabue vola in asta a 24 milioni di euro

Dalla stima tra 4 e 6 milioni il dipinto ritrovato in una casa a Compiegne è stato battuto al prezzo record dal gallerista di old master di alta epoca Fabrizio Moretti per un collezionista

di Marilena Pirrelli


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(Ansa/Ap)

4' di lettura

Una scoperta e un record d’asta. Il “Cristo deriso” di Cimabue, opera attribuita al maestro di Giotto, ritrovata casualmente in una casa vicina alla cittadina di Compiegne, ha segnato il record d’asta per un’opera precedente al 1500. La tavola dipinta, valutata fra i 4 e i 6 milioni di euro, messa all'asta domenica 27 ottobre a Senlis, a nord di Parigi, dalla casa Acteon ha moltiplicato le stime fino a raggiungere i 24.180.000 euro. Alla casa d’asta è stato affidato il dipinto su tavola di pioppo da una famiglia, che lo teneva appeso su una parete tra la sala da pranzo e la cucina. Ad aggiudicarselo, concorrendo almeno con altri sei bidder tra cui una galleria d’arte contemporanea, il mercante d’arte di alta epoca Fabrizio Moretti, attraverso un suo operatore, per un collezionista. «È una delle più importanti scoperte fatte tra gli old master negli ultimi 15 anni. Cimabue è l’inizio di tutto, da qui inizia l’arte moderna. Quando ho avuto la foto tra le mani ho quasi pianto» ha dichiarato il gallerista al The New York Times e ha aggiunto che l’attribuzione a Cimabue – attivo tra il 1272 e il 1302 - era certa e anche il prezzo alto ma giusto. La condizioni della tavola sono eccellenti, dichiarano dalla casa d’asta. Ad Arteconomy24 il mercante ha dichiarato: «A settembre lo avevo visto e pensavo non venisse portato in un’asta pubblica, poi ho visto l’annuncio dell’incanto e mi sono interessato alla vendita ed ero pronto a compralo anche a un prezzo molto più alto. Un cliente molto importante mi ha chiesto di acquistarlo, ho fatto un passo indietro e ho agito per conto terzi. Il collezionista si è arricchito di un unicum straordinario a meno che ne vengano fuori gli altri pannelli di cui c’è notizia...». I proprietari pensavano fosse una icona russa, invece potrebbe essere arrivato in Francia nel'800. E il prezzo? «Oggi vale già tre volte la cifra pagata – conclude Moretti – questo mercato è rarefatto e se il “Salvator Mundi” è passato a 450 milioni di dollari questo Cimabue per 24 milioni di euro è un regalo». Moretti assicura che l’opera entra in una collezione privata, di cui non fa disclosure, ma rassicura lo vedremo ancora il collezionista è una persona generosa e lo metterà a disposizione della comunità». Unica perplessità: «Peccato che l'Italia non abbia neanche fatto il gesto di proporsi per l’acquisto, certo la cifra è importante e il nostro paese non ha bisogno di un altro dipinto, ma intellettualmente l’interessamento avrebbe fatto onore ai nostri storici dell’arte» conclude Moretti mentre corre in taxi verso la prossima intervista.
Il prezzo ero pronto comprarlo

La storia
Il “Cristo deriso”, dipinto ad uovo su fondo d'oro di piccole dimensioni (24,6 x 19,6 cm), è uno degli elementi di un dittico del 1280 in cui erano rappresentati su otto pannelli delle scene della Passione, di cui sono noti la “Flagellazione di Cristo” (Frick Collection a New York) e “La Vergine col Bambino con due angeli” (National Gallery, Londra). La Frick acquistò il suo Cimabue nel 1950. La “Vergine col Bambino” doveva essere messa all'asta da Sotheby's nel 2000, ma fu venduta alla National Gallery in trattativa privata per circa 7,2 milioni di sterline. Scoperto in una casa nel Suffolk, nell'Inghilterra orientale, secondo Artnet era stato stimato 10 milioni di sterline.

Sopresa francese
Il risultato raggiunto dal capolavoro di Cimabue, secondo Dominique Le Coënt de Beaulieu della Acteon Compiegne, battitore insieme a Philomène Wolf che ha scoperto la tavola nella dimora francese, è un primato mondiale per un quadro anteriore al 1500. Del resto di Cimabue non ci sono passaggi di opere in asta, se non opere di scuola, seguaci e circolo. E niente si sa della provenienza di questa tavola sorprendentemente rinvenuta. “È un dipinto unico, splendido. Cimabue era il padre del Rinascimento. Ma questa vendita è andata oltre tutti i nostri sogni “, ha spiegato Le Coent a The Associated Press. Per la casa d’asta è sicuramente un risultato interessante in termini di buyer premium e certamente anche per la proprietaria che non si attendeva tale risultato. La casa d’asta ha consultato la galleria parigina Turquin per uno studio, il cui titolare Eric Turquin ha anche partecipato alla gara per la tavola. A giugno, il signor Turquin è stato il comproprietario di un dipinto attribuito a Caravaggio che è stato venduto privatamente per un prezzo non divulgato al collezionista americano J. Tomilson Hill.
Un esperto della casa d’asta ha potuto visionare il dipinto a giugno mentre faceva un sopralluogo nella casa dell’anziana proprietaria a Compiegne, il colpo d’occhio lo spinse a portare gli esperti per una valutazione. Inizialmente gli specialisti della galleria Turquin hanno studiato il dipinto concludendo con “certezza” che aveva tutte le caratteristiche della pittura di Cimabue. Stephane Pinta, specialista d'arte di Turquin, ha indicato le somiglianze nelle espressioni facciali e negli edifici, così come nella tecnica del maestro nel trasmettere luce e prospettiva. Le Coent ha detto che gli esperti erano euforici perché era la prima volta che un Cimabue veniva portato in asta. “Non c’è mai stato in vendita un dipinto di Cimabue, quindi non c'era alcun riferimento precedente su quale valore avrebbe potuto raggiungere “ ha concluso.
Tracce dell'inquadratura originale, lo stile e la tecnica dell'ornamento d'oro e il motivo sul retro del pannello di Cimabue “confermano che questi pannelli costituivano il lato sinistro dello stesso dittico”, ha dichiarato Turquin prima dell'asta. Cimabue ha aperto la strada a uno stile più fluente e naturalistico della pittura di figure in Italia. Solo una dozzina di opere su pannello, pienamente accettate, sono sopravvissute. Il più celebre è la “Crocifissione” a Santa Croce a Firenze, un dipinto gravemente danneggiato dall'alluvione del 1966. Nelle “Vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti”, pubblicata nel 1550, Vasari descrive come Cimabue si emancipò dal “modo rigido” degli artisti bizantini e fu “il primo causa del rilancio della pittura “prima che Giotto” oscurasse la sua fama “.

Articolo aggiornato 28 ottobre ore 8,30
 

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