Ministero Sviluppo economico

Tavoli di crisi, si riparte a settembre

Le vertenze seguite dalla viceministra Alessandra Todde comprendono i 57 tavoli di crisi aperti e i 30 di monitoraggio, in cui rientrano anche aziende che non sono in crisi ma che fanno parte di settori in crisi

di Davide Madeddu

Autunno parte da 87 crisi, "salvati" 1.500 lavoratori

3' di lettura

Dalle lavatrici alla componentistica per le auto continuando con metallurgia e siderurgia per arrivare all’aerospazio. La stagione delle vertenze per salvare aziende in crisi e il futuro di circa centomila lavoratori riparte. I tavoli di crisi aziendali aperti al Ministero dello sviluppo economico sono 87. Poco più della metà dei 150 del 2019. Il numero complessivo di vertenze seguito dalla viceministra delegata Alessandra Todde comprende i 57 tavoli di crisi aperti e i 30 di monitoraggio, in cui rientrano anche aziende che non sono in crisi ma che fanno parte di settori in crisi. Come, giusto per fare un esempio, le aziende che legate all’automotive. 

Centomila in attesa

In questo sistema orbita un numero di lavoratori che, secondo una prima stima degli uffici che si occupano di seguire tutte le fasi, oscilla tra gli 80 e i 100mila addetti. Tutti appesi alla soluzione delle differenti vertenze e, per il momento, alle prese con gli ammortizzatori sociali rinnovati. Perché nel calendario delle pratiche da portare avanti non ci sono solamente Ita-Alitalia ex Ilva, e il settore dell’acciaio che, in proporzione, ha il numero più elevato di lavoratori.  

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Whirlpool

A dare lo start al riavvio delle vertenze il caso Whirlpool. All’orizzonte c’è un piano, cui sta lavorando il Mise per il rilancio del sito di Napoli, che punta per una “soluzione duratura”. Proprio per questo motivo Invitalia sta cercando aziende primarie e consolidate interessate a questa prospettiva. Un primo incontro, al Mise, potrebbe essere fissato già a breve. Per il  9 settembre è prevista la convocazione, direttamente in Sicilia a Termini Imerese  del tavolo tecnico per Blutec.

Elica

Per i prossimi giorni è in programma anche la riconvocazione di un incontro per affrontare la vertenza Elica, azienda leader nella produzione di cappe da cucina. L’azienda si è impegnata a sospendere ogni azione unilaterale legata al precedente piano che comprendeva i licenziamenti e ora l'obiettivo, emerso nell'ultimo incontro, è condividere con tutte le parti un piano industriale che escluda gli esuberi; la data fissata per concludere il percorso di confronto è il 30 settembre.

Metallurgia

Nel campo della metallurgia si passa dal nord al sud. Nello specifico, nel nord Italia la vertenza che riguarda l’azienda metallurgica è quella della Slim Fusina Rolling S.r.l. al cui futuro è legato il destino di 250 lavoratori. Nello stesso ambito poi ci sono, in Sardegna, le vertenze che riguardano il futuro dell’ Eurallumina e Sider Alloys (complessivamente circa 700) , primo e secondo anello della filiera dell’alluminio in Italia, ancora alle prese con procedure autorizzative. 

Gkn e Gianetti

I prossimi giorni saranno affrontate anche le altre vertenze che, in Toscana, riguardano Gkn, multinazionale britannica che si occupa principalmente della realizzazione di componenti destinate alle industrie del settore automobilistico e quello aerospaziale. E la  Gianetti, azienda leader nella produzione di ruote in acciaio per l'industria europea dei veicoli commerciali. In questo caso, con il ricorso alla Cig si potrebbero evitare 700 licenziamenti.

Tra ceramiche e aerospazio

Nei diversi fronti aperti c'è il caso di Ideal Standard Italia Srl - stabilimento di Trichiana e dei 600 lavoratori. Nel settore aeronautico, con 317 dipendenti, c'è la vertenza che riguarda la Sicamb, fondata nel 1975 con l'obiettivo di eseguire la produzione e revisione di sedili eiettabili e la realizzazione per velivoli civili e militari. Conta mille posti di lavoro la vertenza che riguarda la Italtel Spa (settore Ict -tlc), sono 674 i dipendenti legati alla vertenza Dema impegnata nel settore dell’Aerospazio. 

Licenziamenti scongiurati

Negli ultimi due mesi è stato evitato, come sottolineato dal Mise, il licenziamento di 1.500 lavoratori grazie al ricorso alla cassa integrazione e alle prospettive di reindustrializzazione. Si tratta dei dipendenti delle società Elica (500  lavoratori), ex Embraco (500), Riese (100 dipendenti) e IndelFab (537 lavoratori), crisi per le quali negli ultimi mesi sono state avviate numerose interlocuzioni che hanno garantito il rinnovo della cassa integrazione e l'apertura di percorsi di sviluppo fondamentali per la ricerca di soluzioni utili alla chiusura delle vertenze.

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