l’Intervista / Guido Nicolini

«Tavolo per la legalità nella logistica per espellere le poche mele marce»

di Alberto Grassani

La logistica in Italia. Il settore occupa 800mila addetti con 85 miliardi di fatturato (Fotogramma)

3' di lettura

Alcuni segmenti del settore della logistica sono di nuovo sotto i riflettori. La Procura di Milano sta passando al setaccio il comparto a caccia di illegalità, caporalato e lavoro nero, allargando l’inchiesta che ha portato al parziale commissariamento di Ceva logistics srl. Ma è chiaro che la gran parte delle 110 mila imprese che lavorano nella logistica italiana stanno dalla parte della Procura - spiega il presidente di Confetra, Guido Nicolini - e sperano che il settore, che ha un potenziale di crescita enorme, venga liberato da quelle risacche di criminalità.

È un fatto che la procura di Milano sta allargando le indagini sul comparto?
E fa benissimo a farlo, va bene che sia così. Sicuramente c’è un interesse della stragrande maggioranza delle imprese sane ed oneste, che applicano il nostro CCNL logistica e trasporto merci e che rispettano le leggi, che le imprese con lavoro nero, irregolarità e caporalato siano stanate e sbattute fuori dal mercato

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Chiedete al governo un tavolo per la legalità, qual è l’obiettivo?
Sì, il tavolo, insieme al ministero degli Interni, a quello del Lavoro, al Mise ed al Mit si è già riunito un paio di volte quattro anni fa. Poi non si è dato seguito a quel percorso: il lavoro che va affrontato in Italia è di riorganizzazione del ciclo operativo della distribuzione urbana e del facchinaggio nei magazzini. Un processo che permetterebbe di liberare tutta la filiera dai problemi che riguardano solo una piccola parte del settore.

In numeri?
La logistica in Italia conta circa 110 mila imprese, 800 mila addetti diretti, 85 miliardi di fatturato, il 9% del PIL del Paese. Settore complesso ed assai articolato, che include terminalisti portuali, interporti, doganalisti, agenti marittimi, raccomandatari, operatori del cargo ferroviario merci, officine delle flotte, operatori del cargo aereo, dei servizi postali privati, corrieri, autotrasporto, fumigatori, spedizionieri internazionali, spedizionieri industriali, imprese operanti nei magazzini, market place digitali e piattaforme. Su tutta questa filiera, la distribuzione urbana dell'ultimo miglio vale circa il 10% e in questa parte solo una componente è interessata da illeciti. Specifici casi degenerati ed in specifici settori di attività non vanno confusi con l’industria logistica italiana nel suo insieme. Così come nessuno confonderebbe i fenomeni odiosi del caporalato dei migranti in agricoltura con la filiera italiana del Food&Beverage, oppure i casi di sfruttamento della mano d’opera minorile in alcuni laboratori tessili con l’eccellenza del made in Italy in ambito Moda&Fashion.

Oggi pubblichiamo i dati sull’export italiano che guadagna quote di mercato nel mondo, qual è lo scenario della logistica in Italia?
Essendo l'Italia priva di materie prime ma vantando tuttavia una produzione industriale manifatturiera leader nel mondo, ed avendo una economia nazionale ormai strutturalmente trainata dall'export, appare chiaro come la logistica sia sempre più uno dei pilastri della competitività complessiva del Sistema Paese. Settore sempre più centrale nel Mondo, tra l'altro, anche alla luce di dinamiche globali - Via della Seta, Guerra dei dazi, Brexit, 5G, grandi opere e Reti Ten T - che vedono attorno a dossier legati ai temi della connettività, il riarticolarsi di rapporti di forza tra Stati e Continenti. In cifre, con un Pil che oggi stagnante allo 0,2%, i trasporti dei corrieri crescono dell'8%, il sistema dei porti del 4% e il traffico ferroviario merci del 5%. Il potenziale della logistica, anche in termini di ricadute occupazionali è enorme. Tuttavia, noi rischiamo di avere un sistema ingolfato a causa dall'obsolescenza delle infrastrutture del Paese. Non si tratta del dramma del Morandi, della caduta di un viadotto o di altre criticità locali: è un'emergenza Nazionale.

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