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Tax credit energia alle imprese, rincorsa impossibile agli aumenti

Nel terzo trimestre il prezzo dell’elettricità è raddoppiato mentre gli ultimi provvedimenti alzano al 30% il bonus per gli operatori non energivori. Cresce l’attesa per le mosse del futuro governo

di Dario Aquaro e Cristiano Dell'Oste

Prezzi energia, l'appello di Aiget

3' di lettura

È una rincorsa impossibile, quella tra i bonus fiscali contro il caro energia e gli aumenti delle bollette. Per quanto gli ultimi provvedimenti abbiano esteso la platea delle aziende beneficiarie e incrementato le percentuali di agevolazione, il costo a carico delle imprese cresce inesorabilmente.

Prezzo raddoppiato a settembre

Nel terzo trimestre di quest’anno, in base ai dati preconsuntivi del Gestore del mercato elettrico (Gme), il prezzo unico nazionale dell’elettricità (Pun) è quasi raddoppiato rispetto al trimestre precedente passando in media da 249,1 a 471,5 euro al megawattora (MWh). Nello stesso periodo, la percentuale dei crediti d’imposta è rimasta al 15% per le imprese non energivore e al 25% per tutte le altre.

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Ora il decreto Aiuti ter (Dl 144/2022) varato dal governo Draghi potenzia le agevolazioni per i mesi di ottobre e novembre, portando il tax credit al 30% per le imprese non energivore e al 40% per le altre. Inoltre, abbassa a 4,5 kW il limite di potenza del contatore che permette di accedere al bonus (si veda l’articolo a fianco).

L’agevolazione continua a essere calcolata sulla componente energetica acquistata ed effettivamente utilizzata dal cliente: in sostanza, la voce «spesa per la materia energia» indicata in fattura. E rimane il requisito di aver registrato un aumento dei costi di almeno il 30% rispetto allo stesso periodo del 2019.

In realtà, a guardare la spesa sostenuta dalle Pmi non energivore, gli incrementi effettivi superano facilmente di dieci volte il livello richiesto da legge, con rincari percentuali anche oltre il 200 o 300 per cento.

I costi per le imprese

Per rendersi conto di quanto sia difficile la situazione, è sufficiente osservare alcuni esempi riferiti al secondo trimestre di quest’anno (aprile-giugno), e dunque precedenti agli ultimi aumenti delle bollette e agli ultimi interventi normativi.

Prendiamo il caso reale di un’azienda che produce merci e materiali per l’edilizia, con un contatore unico e una potenza disponibile di 98 kW (si vedano gli esempi in pagina). Se nel primo trimestre 2019 aveva pagato in media l’energia elettrica 0,08 euro per kWh, nei primi tre mesi di quest’anno ha visto crescere il conto a 0,33 euro per kWh. L’incremento supera largamente la soglia minima per accedere al tax credit, che in relazione al secondo trimestre vale circa 3.350 euro.

Il problema è che – nello stesso periodo – la spesa per la componente energia è stata di circa 22.330 euro, con un aumento di 16.780 euro rispetto ai livelli del 2019. Insomma, anche usando il credito d’imposta per alleggerire gli esborsi nei propri modelli F24 – imposte, ritenute e contributi – l’impresa edile del nostro esempio deve comunque far fronte a maggiori costi per circa 13.400 euro nel trimestre.

Ottobre, novembre e oltre

Nel terzo trimestre (luglio-settembre) per le imprese non energivore con contatore pari o superiore a 16,5 kW – come quella dell’esempio – il tax credit si è mantenuto al 15 per cento. Ma c’è stato un ulteriore aumento dei costi, con il Pun medio che è quasi raddoppiato. Perciò, a parità di consumi, il maggior costo per l’elettricità rimasto a carico delle aziende, al netto del bonus, è cresciuto in valore assoluto.

Per i mesi di ottobre e novembre, invece, il credito d’imposta raddoppia al 30 per cento. Un aiuto senz’altro positivo, che però non arresta la rincorsa impossibile ai rincari.

Ecco perché l’attenzione si concentra già sulle mosse del prossimo governo, che sarà impegnato a far convertire in Parlamento il decreto Aiuti ter lasciato in eredità dall’esecutivo Draghi. Decidendo tra l’altro se coprire anche il mese di dicembre e poi proseguire sulla via dei tax credit. Mentre è già confermato fino a fine anno l’azzeramento degli oneri generali di sistema per il settore elettrico, altro punto sul quale il nuovo governo dovrà decidere il da farsi.

Il tutto in attesa di vedere se anche da Bruxelles potranno essere liberate nuove risorse. La discussione (si veda Il Sole 24 Ore del 30 settembre) verte sulla riprogrammazione dei fondi Ue per l’emergenza energetica e sulle regole del programma RepowerEu.

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