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Corte Ue boccia Antitrust: Fca non dovrà restituire 30 milioni di aiuti di Stato

La Corte di giustizia europea ha inflitto una dura sconfitta all’Antitrust Ue: la norma fiscale (tax ruling) del Lussemburgo da 30 milioni di euro in favore di Fiat Chrysler Finance Europe non rappresenta un aiuto di Stato illegale

(EPA)

3' di lettura

Con una sentenza senza più appello la Corte di giustizia europea ha inflitto una dura sconfitta all’Antitrust Ue: la norma fiscale (tax ruling) del Lussemburgo da 30 milioni di euro in favore di Fiat Chrysler Finance Europe non rappresenta un aiuto di Stato illegale.

Le prove fornite dalla commissaria Ue alla Concorrenza, Margrethe Vestager, non sono sufficienti a considerarlo tale. Per questo i soldi non devono essere restituiti e la bocciatura Ue decisa nel 2015 viene annullata. I giudici del Lussemburgo hanno smontato pezzo per pezzo la decisione dell’Antitrust Ue datata 2015 e, con essa, anche la sentenza emessa nel 2019 dai loro colleghi di primo grado.

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Il Tribunale, è la valutazione del secondo grado, ha commesso un “errore di diritto” avallando l’approccio usato dalla Commissione europea sull’applicazione «del principio di libera concorrenza alle società integrate in Lussemburgo, omettendo di tener almeno a sufficienza conto delle norme specifiche del diritto nazionale in fatto di tassazione». In altre parole, l’errore commesso è un difetto di diritto perché la tassazione nell’Ue è una competenza nazionale e, «a parte gli ambiti in cui il diritto tributario dell’Unione è oggetto di armonizzazione, è lo Stato membro interessato che determina, mediante l’esercizio dei propri poteri in materia di imposizione diretta, le caratteristiche costitutive della fiscalità».

Una rivincita per l’allora Fiat e oggi Stellantis, e per il Granducato. Una “grave sconfitta” per Vestager, ormai tramortita da una serie di fila di insuccessi davanti ai tribunali di diverso grado. L’ultima doccia fredda era arrivata a maggio del 2021 su un altro tax ruling (da 250 milioni di euro), a favore di Amazon, e ancora una volta sul campo del Lussemburgo, da sempre al centro delle polemiche per il suo regime fiscale che ammaglia le major. In quel caso la capa della Concorrenza Ue aveva subito colto la possibilità di ricorso, mentre oggi ha espresso laconica la sua delusione: più che un colpo all’immagine dei suoi servizi, ha scritto in un tweet, questa è una «grave sconfitta per l’equità fiscale in Ue». All’Antitrust Ue non resta che «studiare attentamente la sentenza e le sue implicazioni».

Che potrebbero farsi più chiare con i nuovi pronunciamenti - dopo i ricorsi mossi da Bruxelles - che arriveranno sulle cause ancora aperte: Amazon in Lussemburgo e Apple in Irlanda (13 miliardi di euro). Tutti casi emersi sotto la pressione delle rivelazioni dello scandalo LuxLeaks nel 2014 e poi, due anni più tardi, dei Panama Papers. Il finale su Fiat ricorda un’altra sentenza con la quale nel 2019 la Corte aveva annullato il recupero degli aiuti dei Paesi Bassi a favore della catena di caffè americana Starbucks, altri 30 milioni di euro. E ormai sono in molti a Bruxelles a nutrire dubbi sulle armi a disposizione dell’Antitrust Ue per mettere a freno le agevolazioni fiscali dei governi. Il lavoro degli ultimi anni, si è difesa Vestager, sta portando i suoi frutti, «che vanno al di là delle singole decisioni sugli aiuti di Stato, con alcuni Paesi che hanno modificato la loro legislazione fiscale» e incorportato norme dell’Ocse. Ma lo stallo politico sulla minimum tax - tenuta ostaggio dal veto dell’Ungheria di Viktor Orban -, mostra come le regole di concorrenza da sole non bastino.

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