Sciopero generale

Taxi in piazza contro il ddl concorrenza, un Qr code per illustrare le ragioni della protesta

Dalle 8 alle 22 vetture ferme, corteo a Roma da piazza della Repubblica

di N.Co.

Draghi vara la legge sulla concorrenza, battaglia sui taxi

3' di lettura

«Non siamo rider 4.0». Tutte le sigle sindacali dei tassisti hanno confermato lo sciopero generale per mercoledì 24 novembre. La protesta di Fita-Cna, Ascom taxi, Uiltrasporti, Unica-Cgil e Uritaxi culminerà con un corteo a Roma al quale parteciperanno i tassisti provenienti da tutta Italia per manifestare in primis contro il ddl Concorrenza. Nel dettaglio si chiede il ritiro dell’articolo 8 del ddl concorrenza, con il quale - denuncia la categoria - si andrà a deregolamentare ulteriormente il settore, a favore delle multinazionali. L’articolo prevede una riforma del trasporto pubblico non di linea, quindi taxi e Ncc.

Sciopero dalle 8 alle 22, corteo nella Capitale

Lo sciopero si svolgerà dalle 8 alle 22. Saranno garantiti i servizi essenziali alle fasce deboli della popolazione. Il corteo partirà alle 11.30 da piazza della Repubblica per arrivare a piazza Madonna di Loreto. «Il ddl concorrenza non può essere un pretesto per regalare la gestione della domanda a delle piattaforme di mera intermediazione, rendendoci dei riders 4.0 del trasporto persone», hanno scritto i sindacati. «La tecnologia non ci spaventa e siamo disponibili a ragionare su come essere più efficienti e migliorarci, ma senza snaturare o destrutturare quanto costruito con sudore e fatica», aggiungono le associazioni di categoria, sottolineando che bisogna «portare a termine la revisione normativa iniziata nel 2017».

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Le ragioni inquadrando un Qr code

E sarà uno sciopero più digitale del solito. I motivi della protesta, oltre a essere esposti a bordo dei taxi, saranno consultabili inquadrando il Qr code esposto sui taxi. Lo stesso Qr che campeggerà su uno striscione esposto nel parcheggio di Roma Termini. E inquadrandolo si leggerà: “Sciopero perché difendo il mio lavoro da chi vorrebbe distruggere il servizio pubblico , 40.000 imprese e 40.000 famiglie; sciopero perché voglio continuare a garantirti una tariffa certa, visibile, amministrata; sciopero perché tu non cada preda di un freddo moltiplicatore di prezzo che lo raddoppia, triplica, a seconda della richiesta di corse; sciopero perché come te, sono stufo di pagare le tasse che evadono le multinazionali; sciopero perché voglio regole certe per tutti e non una giungla in cui vince il più furbo, o il più ladro; sciopero perché come te, sacrifico ogni mio attimo per dare dei sogni e un futuro dignitoso alla mia famiglia. Contro la politica collusa con le multinazionali”.

Si chiede il ritiro dell’articolo sotto accusa

I tassisti chiedono al Governo di stralciare l’articolo sotto accusa ed emanare invece i decreti attuativi, legati alla precedente riforma del trasporto pubblico locale non di linea (legge 12/2019). «Abbiamo chiesto di stralciare l’articolo 8 del ddl concorrenza e di ripartire dai decreti attuativi che attendiamo da tre anni - sottolinea Marco Verzari, segretario nazionale di UilTrasporti -, riaprendo i tavoli per l’attuazione che si sono prima rarefatti e poi sono scomparsi. I due attesi decreti attuativi e il dpcm da emanare si occupano di tre aspetti della regolamentazione: il Ren (Registro elettronico nazionale), il foglio elettronico di servizio e la regolamentazione delle app. L’articolo del ddl concorrenza va eliminato perché destruttura il sistema, lasciando alcuni liberi e altri, come i taxi, molto governati. Con evidenti, inammissibili, disparità».

In gioco il futuro del settore

«In gioco c’è il futuro del settore e delle nostre famiglie - spiega il presidente nazionale di Uritaxi Claudio Giudici - con il ddl concorrenza si tradisce un accordo per avvantaggiare le multinazionali». Per Giudici «l’inserimento del tpl non di linea nel ddl è contro ogni logica giuridica ed economica, in quanto si pretenderebbe di rimettere a logiche di mercato un settore che, in quanto amministrato come servizio pubblico, a tariffa amministrata, con obbligo di servizio e turnazioni imposte, non può per essenza subire concorrenza da chi a queste regole non è sottoposto. Diversamente, infatti, sarebbe il legislatore stesso a legalizzare un fenomeno di concorrenza sleale a vantaggio di alcuni e a svantaggio dei tassisti».

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