SOstenibilitÀ

Technoprobe, la fabbrica che costruisce l’orto solidale

di Luca Orlando


default onloading pic

2' di lettura

«Un attimo, esco a prendere le zucchine». Non che abbandonare il proprio turno sia possibile, ma certo in Technoprobe più di una pausa caffè ora è sostituita da una spesa a chilometri zero. L’azienda lecchese, 350 addetti impegnati a produrre schede di test per i colossi dell’hi-tech mondiale, ha infatti costruito proprio a fianco della fabbrica un orto solidale. Spazio globale di 25mila metri (per ora coltivato solo in parte) che sforna zucchine e patate, pomodori e coste, erbette e fagiolini.

L’aspetto più importante riguarda però i lavoratori, selezionati tra le categorie più disagiate, disabili che faticano a trovare posto in fabbrica anche se inseriti nelle categorie protette, oppure soggetti che presentano altre fragilità, come la tossicodipendenza.

«L’idea è venuta a mio padre - spiega l’imprenditore Roberto Crippa - che voleva dare a queste persone più sfortunate la possibilità di ricollocarsi in un contesto lavorativo. Così ci è venuto in mente di sistemare questo spazio, investendo un milione di euro».

Il progetto, nato due anni fa, è operativo da pochi mesi ma i risultati sono già visibili. Sono dieci le persone occupate nell’orto, tutte regolarmente stipendiate per la propria attività, gestita da una cooperativa locale.

«Per ora - spiega l’imprenditore - abbiamo dato accesso alla struttura solo al nostro personale e vediamo che il meccanismo funziona. In prospettiva pensiamo di sistemare altri spazi, inserire un parco giochi per bambini e aprire la struttura al pubblico in generale. L'obiettivo è quello di creare una realtà che riesca nel tempo a diventare economicamente autosufficiente con la vendita dei prodotti. Devo dire anche che è molto bello vedere come sia possibile inserire queste persone fragili in un contesto di relazioni sociali. Qui non solo lavorano ma entrano in contatto con altre persone, si relazionano. È un modo per non farli sentire degli esclusi».

Technoprobe intanto continua a crescere, grazie alle commesse vinte in tutto il mondo tra le multinazionali dell’elettronica. Che qui nel lecchese trovano un gioiello dell’hi-tech, azienda in corsa da anni a doppia cifra grazie ai suoi sistemi di test per schede elettroniche. Oggetti che stanno in un palmo di mano e che possono costare anche 300mila dollari, in grado in pochi istanti di verificare tutti i circuiti elettronici delle schede che finiscono in tablet, smartphone ed altri strumenti, validando di fatto i meccanismi prima del loro assemblaggio finale.

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...