Famiglie e studenti

Tecnica e arte, all’industria mancano 110mila profili «Steam»

di Claudio Tucci

4' di lettura

Per rendere l’idea è come se nella cartina dell’Italia sparisse di colpo l’intera città di Terni. Parliamo del mismatch che, anche in un anno terribile come il 2020, ha continuato ad avere numeri elevatissimi. Nelle sole discipline Steam, dove all’acronimo inglese Stem, Scienza, tecnologia, ingegneria, matematica, si unisce la a di arte, lo scorso anno sono risultati introvabili 110mila profili, tra diplomati Its e laureati (elaborazione da fonte Excelsior Unioncamere-Anpal). Alle imprese del settore privato sono mancati oltre 41mila ingegneri, più di 33mila tecnici superiori Its, circa 10mila laureati in matematica e 8.559 laureati in indirizzo chimico-farmaceutico. Ma non si sono trovati neppure 11.611 laureati e oltre 4mila diplomati Its nelle materie artistico-umanistiche; una lacuna, questa, che pesa sulle aziende del settore moda.

Eppure, è il messaggio forte lanciato ieri dalla 27esima giornata nazionale Orientagiovani organizzata da Confindustria, con il sostegno di Intesa Sanpaolo e Umana, le competenze Steam sono sempre più il cuore del made in Italy e della manifattura, dove parole come “bello” e “ben fatto”, insieme, rappresentano l’identità dell’industria italiana, alle prese con innovazione e 4.0, e quindi a caccia di competenze tecnico-scientifiche ma anche di creatività e multidisciplinarietà. E proprio ai giovani si è rivolto il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, in apertura di kermesse: «Potrei raccontarvi dell’importanza del manifatturiero italiano, delle materie Steam, ma il messaggio che voglio lasciarvi è solo uno: dovete ascoltare il vostro cuore, cercare di realizzare i vostri sogni - ha detto Bonomi -. Non permettete a nessuno di rubare il futuro, fate le scelte che sentite vostre e che vi possono appagare e realizzare, cercando di mettere tutta l’energia e la volontà possibile per realizzare i vostri sogni. Questa è la cosa più importante per il futuro».

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La manifestazione che ogni anno gli imprenditori dedicano al confronto tra aziende, studenti, insegnanti e genitori, ha visto la partecipazione online di circa mille scuole; ed è stata l'occasione per ribadire l’importanza di creare un link molto stretto tra tecnica e arte a partire già dalle scuole medie. Il perché lo ha spiegato il vice presidente di Confindustria per il Capitale umano, Gianni Brugnoli: «Orientare i ragazzi verso le discipline che garantiscono occupazione è necessario per colmare il gap di profili ricercati dall’industria - ha dichiarato Brugnoli -. Queste competenze vanno acquisite in luoghi d’apprendimento adeguati, da qui l’idea degli Steam Space, che potrebbero cambiare concretamente il volto della scuola».

Si tratta di un nuovo concept dello spazio scolastico che, utilizzando le tecnologie abilitanti, mira a promuovere metodologie didattiche all’avanguardia che orientino gli studenti verso una formazione aperta a imprese e territorio, e al tempo stesso utile a formare insegnanti 4.0. Per Confindustria, a regime, servirà uno “Steam Space” in ciascuna delle 7.239 scuole medie italiane per circa 1,7 milioni di studenti e quasi 200mila professori, e un costo complessivo di un paio di miliardi, che potrebbero arrivare dai fondi Ue del Recovery Plan.

Il concept nasce dall’interazione tra Confindustria, l’architetto Giulio Ceppi e la professoressa Lorella Carimali, in dialogo con il ministero dell’Istruzione e diversi partner pubblici e privati. «Non parliamo di una semplice stanza in più - ha sottolineato Ceppi, che è anche docente al politecnico di Milano -. Ma di laboratori dove cose e persone interagiscono per una “nuova” scuola aperta alla società e al mondo del lavoro». Del resto, l’Italia presenta una situazione critica sul fronte edilizia scolastica (il 55% degli edifici è vecchio e non è a norma antisismica, il 61% non ha certificati di agibilità/abitabilità), e le sperimentazioni fisico-didattiche non decollano. A differenza di Francia, Finlandia, Paesi Bassi, dove le innovazioni didattiche non prescindono dall’innovazione degli spazi fisici.

D’accordo la professoressa Lorella Carimali, che insegna matematica e scrive romanzi: «La realizzazione di uno spazio flessibile destinato alle competenze Steam agevola il superamento di una visione stereotipata della formazione che, negando lo status di cultura alla conoscenza tecnico-scientifica, attribuisce alla sola cultura letterario-artistica la capacità di rispondere ai bisogni profondi delle persone. La matematica in particolare - ha aggiunto la professoressa Carimali - aiuta ad orientare i giovani, ricerca la bellezza e crea ordine nel disordine».

Insomma, integrare competenze tecnico-scientifiche e competenze umanistiche è necessario, ma il lavoro da fare è davvero molto. Sul solo fronte Stem, infatti, se è vero che gli iscritti del 2020/21 alle 65 classi di laurea in ambito tecnico-scientifico aumentano è altrettanto vero che la crescita, specie tra le ragazze, è troppo lenta. Considerando che con il nostro 24,7% di laureati Stem (ma appena 16,2% di laureate) nella fascia 25-34 anni, siamo sopra al Regno Unito (23,2%) ma restiamo comunque sotto alla Francia (26,8%), alla Spagna (27,5%) e alla Germania (32,2%). Eppure, il tasso di occupazione per i laureati Stem è elevatissimo, intorno al 90%; e anche per quanto riguarda i diplomati Its.

«Orientamento deve diventare la parola chiave della scuola del futuro - ha chiosato il vice presidente Brugnoli -. E Confindustria vuole dare un contributo anche premiando le imprese che lavorano con scuole e Its. Da oggi è possibile candidarsi per ottenere i bollini per l’alternanza di qualità e per le aziende in Its. Serve lo sforzo di tutti per far partire e rinascere l’education».

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