l’attuazione delle norme anti supplenza

Tecnici al lavoro su call veloce e posti scoperti per quota 100

Le cattedre assegnate, in alcuni casi anche a novembre-dicembre, a un docente “a tempo” hanno toccato livelli record, circa 170mila; praticamente, oggi, in classe è precario un professore su cinque


default onloading pic

2' di lettura

Il campanello d’allarme è scattato lo scorso settembre: tra mancate immissioni in ruolo (su 53.627 posti autorizzati ben 32.391 sono rimasti scoperti) e la consueta girandola di insegnanti, il nuovo anno scolastico si è aperto con un boom di supplenti. Le cattedre assegnate, in alcuni casi anche a novembre-dicembre, a un docente “a tempo” hanno toccato livelli record, circa 170mila; praticamente, oggi, in classe, è precario un professore su cinque.

Ecco perché di fronte a questi numeri, accanto ai concorsi (si veda altro articolo in pagina), l’altra priorità della neoministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, è accelerare nell’attuazione delle norme del decreto scuola, introdotte proprio con l’obiettivo di tamponare la “supplentite” cronica, ma che oramai - visti questi dati - ha raggiunto livelli monstre.

I vuoti lasciati da quota 100
Allo studio del ministero dell’Istruzione ci sono essenzialmente due misure. La prima è lo “sblocco” dei posti, in organico, liberati dai pensionamenti di «Quota 100» le cui pratiche sono state gestite tardivamente dall’Inps e dunque non sono rientrate nel contingente delle immissioni in ruolo. Secondo le ultime stime si tratta di circa 10mila cattedre che verranno quindi rimesse in gioco già quest’anno, ma senza far perdere il posto al supplente nominato (si utilizzerà, molto probabilmente, il meccanismo della decorrenza giuridica - settembre 2019, differendo quella economica a settembre 2020, data della effettiva presa di servizio).

La call «volontaria»
L’altra misura per contenere l’utilizzo dei contratti a tempo determinato, voluta, peraltro, dalla stessa Azzolina, quando ricopriva il ruolo di sottosegretaria, è la cosiddetta “chiamata veloce”. In pratica, i docenti che hanno già vinto un concorso, o che sono iscritti nelle graduatorie a esaurimento (Gae), e che attendono di essere immessi in ruolo, potranno chiedere di essere assunti anche in regioni diverse da quelle della propria graduatoria. Ovviamente anche nelle procedure di “chiamata veloce” vengono preservati i posti messi a concorso. Inoltre i vincitori e gli idonei del concorso bandito nel 2016, potranno iscriversi anche nelle graduatorie di merito ad esaurimento costituite in occasione del concorso straordinario del 2018. In questo modo, tutti costoro, avranno una nuova e ulteriore possibilità di essere immessi in ruolo.

Il meccanismo è assolutamente su base volontaria. La prima applicazione della disposizione potrebbe riguardare le migliaia di cattedre sul sostegno, su cui, chi lo vorrà, potrà procedere alla stabilizzazione, spostandosi (in tutt’Italia sono circa 10mila le cattedre “in deroga” sul sostegno).

I fari accesi dall’Ue
Oltre che alla volontà di assicurare la continuità didattica agli studenti l’urgenza di sdoganare, quanto prima, meccanismi per frenare l’utilizzo massiccio di contratti a tempo determinato è legata anche alla necessità di scongiurare una nuova procedura d’infrazione all’Italia (per abuso reiterato di precari). Lo scorso governo infatti ha cancellato, con un tratto di penna, il limite dei tre anni massimi di rinnovo del rapporto a tempo che era stato introdotto con la Buona Scuola proprio per rispondere ai rilievi Ue, dopo che sia la Corte costituzionale che la Cassazione, in questi anni, avevano introdotto precisi paletti sull’utilizzo dei contratti a tempo determinato nella scuola. A cominciare, come chiarito proprio dagli ermellini, dai risarcimenti del danno da riconoscere ai precari, in termini sostanzialmente omogenei rispetto al settore privato.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...