Auto

Tecnologia «plug-in» per il Bentley Bentayga

di Massimo Mambretti

Il super suv Lamborghini Urus

2' di lettura

In un solo colpo la Bentley presenta due inedite versioni che ampliano la gamma del suv Bentayga. Ovvero, il modello di maggiore successo e più rivoluzionario della B Alata. Arrivato quasi in concomitanza con il suo centesimo compleanno per soddisfare l’appetito di suv dei facoltosi clienti delle aree più ricche del mondo, ha proiettato le vendite della casa di Crewe a un livello mai raggiunto e ha imposto l’ampliamento delle aree produttive. Insomma, la Bentayga che sino a poche settimane fa era proposta in due versioni, una spinta da un W12 di 6 litri e una tri-turbodiesel di 3 litri, si è rivelata una scelta indovinata. Il clamore che ha circondato la sua gestazione e la sua presentazione, nonché la raffica di giudizi poco lusinghieri sulla “sfacciataggine” delle sue vesti, non ha ostacolato la realizzazione di miglia di esemplari tra il 2016e i giorni nostri. Il loro contributo sta permettendo alla Bentley, addirittura, di alzare il target delle vendite fissato per il 2018 in 18mila a quota 20mila nel 2020. Poi, per la cronaca, proprio il successo della Bentayga ha fatto capitolare anche la Rolls Royce, un tempo strettamente imparentata con la Bentley, a cedere alle alle lusinghe della “suvmania”.

Ma veniamo alle due nuove arrivate della famiglia Bentayga, partendo dalla versione più innovativa. È, ovviamente, la Phev come gli ecologicamente corretti definiscono le auto ibride alla spina, destinate in futuro a essere presenti in tutta la line-up della Bentley. Un contesto in cui potrebbe arrivare, nel 2020, anche un’elettrica pura molto vicina alla Porsche Mission E.

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L’ampliamento dell’offerta è facilitato dalle sinergie possibili nell’ambito del gruppo Volkswagen, anche se questa opportunità viene sempre tenuta sotto banco a Crewe. Infatti, la parentela sebbene utile per i bilanci, potrebbe spingere qualcuno a giudicare poco opportuno che un brand così aristocratico sia legato a quello dell’«auto del popolo». La Bentayga hybrid plug-in non sfugge, comunque, a questa situazione. Infatti, utilizza il sistema propulsivo dell’analoga Porsche Panamera, composto da un V6 turbo di 2,9 litri e da un’unità elettrica. La Bentley non ha ancora ufficializzato la potenza ma, in ogni caso, non si distaccherà troppo da quella della berlina-coupé tedesca: 462 cv. La power unit offre tre possibilità di funzionamento: elettrica pura che promette un’autonomia di 50 chilometri, ibrida e mantenimento. Quest’ultima consente di gestire per successivi utilizzi la carica delle batterie. Queste ultime, agli ioni di litio, si ricaricano completamente con una normale presa di corrente in 7,5 ore che si riducono, tramite il caricatore dedicato firmato da Philippe Starck, a 2,5 ore.

Ben differente ma assai importante per l’ampliamento del raggio d’azione della Bentayga è anche la V8, spinta da un V8 biturbo di 4 litri di origine Audi (per la cronaca impiegato anche dalla Lamborghini Urus in una configurazione più potente) con 550 cv e con disattivazione dei cilindri. Una tecnologia che, nelle fasi di guida ai carichi parziali, taglia l’alimentazione a metà dei cilindr i per risparmiare carburante. Questa versione promette anche di ridimensionare i problemi di decelerazione sotto sforzo della famiglia Bentayga. Infatti, porta al debutto l’impianto frenante carboceramico più grande mai utilizzato su un’auto di serie, poiché il diametro dei dischi arriva a 440 mm.

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