Ambiente e sicurezza

Tecnologia spaziale e l’app ReStart anti sisma per le regioni del Centro

di Davide Madeddu

3' di lettura

L’alta tecnologia per prevenire i danni peggiori provocati dai terremoti. E monitorare, attraverso una piattaforma aggiornata costantemente, 138 comuni a rischio, in modo da prevenire gli eventi sismici ma anche per controllare eventuali fasi di ricostruzione. La piattaforma su cui ruota tutto e che mette assieme tecnologia geospaziale, un super computer e un'app si chiama ReStart (ossia Resilienza Territoriale Appennino Centrale Ricostruzione Terremoto), con sottotitolo «non rischiamo più», e interessa un’area di 8 mila chilometri quadrati compresa tra Marche, Umbria, Abruzzo e Lazio, dieci province in cui risiedono 575 mila abitanti. A metterla in piedi l’Autorità di bacino distrettuale dell'Appennino centrale con un progetto finanziato dall'Agenzia per la coesione territoriale attraverso i fondi europei e a cui partecipano le 4 regioni interessate, il dipartimento nazionale della protezione civile e la struttura del commissario per la ricostruzione e il Ministero della transizione ecologica. In campo un programma di interventi che ricade interamente nel Distretto idrografico dell'Appennino centrale in cui sono comprese anche alcune zone dell'Emilia Romagna, Toscana e Molise per un'estensione complessiva di oltre 42 mila chilometri quadrati.

«La piattaforma tecnologica è uno strumento fondamentale per difenderci dai grandi rischi naturali - chiarisce Erasmo D'Angelis, segretario generale dell'Autorità -, finalmente possiamo ragionare per andare oltre la fase emergenziale, ricostruire e mettere al centro il tema della prevenzione anche grazie all'uso delle moderne tecnologie».

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I dati vengono raccolti, analizzati e inseriti dal gruppo che sta lavorando al progetto attraverso l'utilizzo di «tecnologie geospaziali, sensoristica, modellistica e sopralluoghi sul campo». Un vero e proprio patrimonio di informazioni consultabile tanto dai tecnici e dai professionisti impegnati nelle opere di ricostruzione quanto dai cittadini che vogliono conoscere meglio il territorio in cui risiedono. Per muoversi tra informazioni, cartine e segnalazioni, basta accedere alla piattaforma, raggiungibile all'indirizzo www.restartgis.it. All'interno cartografie digitali interattive e database «finalizzati alla prevenzione e alla pianificazione territoriale più sostenibile» si chiarisce nel progetto.

Dal Pc o smartphone, «sarà possibile consultare i primi servizi WebGis tematici con le mappe della microzonazione sismica, della morfologia del territorio, delle aree a rischio idrogeologico, e anche di insediamenti, aree protette, beni archeologici e culturali». Tra le informazioni contenute anche quelle relative alla ricostruzione nei periodi post-terremoto. E quindi, giusto per fare un esempio, quelle utili per capire se un edificio lesionato può essere messo in sicurezza oppure se l'area in cui si trova è a rischio ed è quindi opportuno trovare un'altra soluzione. Il progetto si muove su tre binari paralleli che vanno dal «supporto tecnico per la ricostruzione post sisma in condizioni di sicurezza idrogeologica da fenomeni pregressi e sismo indotti» ossia quando si è in presenza di frane e alluvioni, alla riprogrammazione delle risorse idriche, sino ad arrivare a quello che viene definito il “modello pilota della governance e aggiornamento costante e continuativo del quadro conoscitivo dei fenomeni di rischio», ossia la pianificazione urbanistica e modello di governo dei territori.

«Abbiamo deciso di investire il massimo della conoscenza e della tecnologia - argomenta D'Angelis - e oggi grazie a questo nuovo strumento chi deve ricostruire sa dove poterlo fare e sa qual è invece il territorio da lasciar perdere, perché ad esempio è a rischio frane o alluvioni». Quanto ai tempi: per ora c'è il primo tassello “webgis”, entro la metà del 2022 è prevista la messa in campo di «azioni e tecnologie per la prevenzione e la pianificazione idrogeologica e antisismica». Un modello di “resilienza”, che, conclude D'Angelis, «pur nascendo specificatamente per il cratere del Centro Italia, ha caratteristiche e finalità che lo rendono esportabile in qualunque zona (che non è solamente italiana) colpita da calamità naturali».

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