L’intervento

Tecnologica, inclusiva, nuova: ecco la vera scuola del futuro

Un intervento in esclusiva per il Sole 24Ore del ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, sull’istruzione del post-Covid

di Patrizio Bianchi

(ANSA)

4' di lettura

Immaginare la scuola del futuro non è mai un esercizio di stile. Progettare la scuola che verrà significa infatti occuparsi del futuro di un Paese, del suo sviluppo, del benessere delle cittadine e dei cittadini. L'emergenza che stiamo vivendo ha impresso forti accelerazioni nella scuola. Ha generato profondi cambiamenti. La scuola, per reagire a una condizione del tutto inattesa, quella della gestione della pandemia, ha messo in moto energie nuove, si è messa in cammino verso il futuro, avviando dal basso quelle riforme di cui si parla da venti anni. Nei confronti di questa scuola, che non si è fermata, che ha reagito, abbiamo ora un debito: dobbiamo sostenerla e aiutarla a portare avanti quanto è nato spontaneamente in questi mesi, dobbiamo ascoltarne la voce e creare le condizioni, insieme a chi la vive e la anima ogni giorno, per farne una scuola nuova.

Un anno costituente

In questi giorni studentesse e studenti stanno rientrando in presenza. Abbiamo lavorato – e continuiamo a farlo – per questo obiettivo, per dare ai nostri alunni la possibilità di tornare a imparare insieme. È una grande gioia, da vivere nella consapevolezza che quello che comincia non è un anno come gli altri. Vogliamo che sia un anno costituente, attraverso il quale condurre la scuola italiana a una nuova normalità.
Non possiamo e non vogliamo tornare a ciò che c'era prima, perché la normalità di prima lasciava indietro, in molte aree del Paese, un ragazzo su tre. Non possiamo permettercelo.

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Le persone al centro

La scuola del futuro deve tornare a mettere al centro le persone. Più nello specifico, le persone in crescita, i nostri bambini e ragazzi. Attraverso questa attenzione, la scuola può svolgere un altro dei suoi compiti principali: costruire comunità. È a scuola che studentesse e studenti imparano a guardare dentro di sé, a riconoscere chi hanno accanto non come un rivale o un nemico ma come un compagno, a scoprire l'importanza della parola “insieme”. Ed è così che si realizzano società in cui il diritto è legato alla solidarietà, come è sancito dalla nostra Costituzione.

Una scuola innovativa

Quella che vogliamo è una scuola innovativa, che permetta a bambini e ragazzi di dominare gli strumenti tecnologici che fanno parte della loro quotidianità. Attraverso l'esperienza difficile della didattica a distanza abbiamo compreso l'importanza della Rete e della tecnologia. Non possono essere sostituti della presenza, ma l’innovazione digitale può essere sfruttata dalle nostre scuole per accorciare le distanze, per creare legami, per scambiare idee e buone pratiche. Alla comunità educante spetta il compito di fornire mezzi e competenze per essere cittadini digitali responsabili. È un compito che stiamo già svolgendo: grazie a risorse europee del programma React-EU, abbiamo stanziato 446 milioni di euro per la realizzazione di reti locali (cablate e wireless) nelle scuole e 455 milioni di euro per la digitalizzazione delle aule scolastiche e delle segreterie. Senza contare la parte di risorse del decreto sostegni bis che gli istituti scolastici possono usare per potenziare gli strumenti digitali.

Una scuola inclusiva

Vogliamo, poi, una scuola inclusiva e affettuosa, che accompagni ogni studentessa e ogni studente lungo tutto il percorso di crescita. Fin dalla più tenera età. Dobbiamo considerare il segmento 0-6 una parte fondamentale del percorso educativo: con 4,6 miliardi del Piano nazionale di ripresa e resilienza puntiamo a potenziare asili nido e scuole dell’infanzia soprattutto al Sud, colmando le diseguaglianze presenti. Vogliamo costruire una scuola nazionale, che sia in grado di dare uguali opportunità a tutti.

Una scuola al fianco degli studenti

Vogliamo una scuola al fianco di studentesse e studenti in ogni momento della loro formazione, nel percorso da 6 a 14 anni, fondamentale per la costruzione della persona, come anche durante la scuola superiore, il terreno in cui si forma la futura classe dirigente del Paese. Una scuola che sappia orientare e potenziare le competenze trasversali, valorizzando attitudini, inclinazioni e talenti di ragazze e ragazzi incanalandoli nel percorso formativo adeguato. Per non disperdere intelligenze e preziose competenze. È un investimento per i singoli e per la collettività.

L’importanza delle riforme

Non si tratta di enunciazioni di principio. È la sostanza delle riforme strutturali che attueremo con le risorse del Pnrr. Gli obiettivi sono chiari - e anche il cronoprogramma - e tutti insieme delineano un processo profondo di cambiamento della scuola italiana. Riformeremo gli istituti tecnici e professionali, oltre che gli Its, gli Istituti tecnici superiori: ridefiniranno la filiera tecnica e professionale del sistema educativo italiano. Per questi ultimi il percorso legislativo è già iniziato: dopo l’approvazione alla Camera dei deputati, adesso il provvedimento è al vaglio del Senato. Ci occuperemo poi dell’orientamento, per superare il problema della dispersione scolastica, con una particolare attenzione al Sud. Non può partire dopo la Maturità, è un percorso di consapevolezza durante il quale studentesse e studenti devono essere guidati e accompagnati. Deve coinvolgere le scuole, le università, le imprese. L’intera comunità. Prevediamo misure specifiche anche per il personale docente, a partire dal reclutamento: concorsi con regole chiare e trasparenti. Anche da questo passa il giusto riconoscimento professionale. Devono essere garantite occasioni di formazione continua, indispensabile per seguire giovani in società in continuo mutamento. C’è poi il tema del dimensionamento degli istituti, sul quale stiamo agendo in maniera mirata. Basta interventi a pioggia. Infine, dobbiamo realizzare la riforma della didattica: nel rispetto dell’autonomia scolastica, spingeremo perché le sperimentazioni già in atto diventino patrimonio generale di tutti.

La crisi ci offre un’opportunità e dobbiamo saperla cogliere. Con la pandemia ci siamo resi conto dell’importanza della scuola, adesso abbiamo l’occasione di rimetterla al centro, di riconoscerle il valore di battito della comunità, di motore del Paese.

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