Il Sole 24 Ore
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MA LA TV NON SI FA LUDICA

Donatello Fumarola


Quando il videogioco si fa tv, la tv inizia a giocare. I videogame, nella vertiginosa evoluzione che hanno avuto negli ultimi 10 anni, hanno saccheggiato dal cinema idee e soluzioni visive, coinvolgendo in prima persona importanti registi come John Woo, Kinji Fukasaku, John Milius o John Carpenter, rifacendo (e disfacendo) l'immaginario televisivo, dalla cronaca («Michigan: Report From Hell») al serial («Lost»). Qualche anno fa la Quantic Dream di David Cage creò «Fahrenheit», dove la trama del gioco prendeva le forme di un serial e il giocatore era chiamato a determinare in tempo reale l'andamento della narrazione costituendo di fatto un film interattivo, creando un inedito cortocircuito tra il linguaggio videoludico e quello filmico. Un esempio paradossale, e a suo modo ironico, di totale annessione dell'universo cine-televisivo da parte di un videogame è certamente quello di «The Darkness», dove a un certo punto ci si offre la possibilità di guardare per intero, in un televisore al centro di una stanza, «Il buio oltre la siepe», il film di Robert Mulligan a cui il gioco è ispirato, sospendendo il gioco, aprendosi a una dimensione spettatoriale che normalmente i videogame dissimulano.
Difficile immaginare il contrario. Il solo caso in questa direzione sarebbero le sfide videoludiche di carattere sportivo trasmesse da alcuni canali televisivi sudcoreani, inglesi e tedeschi esclusivamente dedicati a questo. Per il resto la tv, in Italia come altrove, si limita a vetrine pubblicitarie, con pochissime eccezioni. Una di queste è «Playtime», un programma inventato da Federico Ercole e Alberto Momo per Rai4, che prosegue e rilancia il lavoro svolto negli ultimi anni per «Fuori Orario» attraverso l'oriente di immagini prodotte da game-designer dal tocco spudoratamente filmico come Tetsuya Nomura o Hideo Kojima, praticando un gioco di contaminazione piuttosto spericolato tra linguaggi diversi.
Lo stesso gioco che è alla base del progetto di serializzazione di «John Woo's Stranglehold» realizzato per la terza rete Rai (che andrà in onda a settembre), dove le immagini del gameplay dialogano e si scontrano con le immagini dei film del regista di «A Better Tomorrow» e «Face/Off» e con quelle filmate da Momo, in un continuo rimescolamento dei registri, dei codici, e dei piani di realtà, stravolgendo il progetto originale (il videogioco diretto da Woo) dandogli una nuova forma.
«Playtime», ospitato all'interno del contenitore «Vite reali», si insinua nella dimensione del varietà televisivo attraverso una scelta autoptica, di blobbistica dissezione (o di rifrazione allucinatoria) di immagini che raccontano con ironica e spietata precisione la realtà di un immaginario che i videogiochi oggi rispecchiano molto meglio di quanto non sappia fare la tv.
Donatello Fumarola
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