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Questo articolo è stato pubblicato il 01 giugno 2010 alle ore 09:13.

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Dai rifiuti energia e alimentazione (Marka)Dai rifiuti energia e alimentazione (Marka)

COMACCHIO - Si chiama Hyst, è stato inventato e perfezionato negli ultimi 40 anni dall'ingegner Umberto Manola, sperimentato in Italia da una decina di aziende agricole e ufficialmente lanciato nel mercato internazionale ieri, a San Giuseppe di Comacchio, nelle valli ferraresi, dove si trova il prototipo. Sintetizzando, si potrebbe affermare che il sistema Hyst trasforma la paglia in energia o farina, a seconda delle necessità, dando così risposta sia al problema globale della produzione energetica che alla fame nel mondo.

Attraverso il trattamento delle biomasse agricole (paglia, legno, scarti vegetali) e dell'industria alimentare (cruscame, vinacce) la tecnologia Hyst (Hypercritical separation technology) è in grado di ricavare componenti per la zootecnica e l'alimentazione umana, oltre che basi per la produzione di bioetanolo. Il tutto con costi e consumi energetici ridotti, senza alcun impatto ambientale e, soprattutto, con l'uso di una sola macchina capace di separare le componenti della materia prima immessa facendo scontrare tra di loro, ad alta velocità, le particelle di biomassa trasportata da getti d'aria contrapposti. Ogni ora possono essere lavorate fino a due tonnellate di materia, che da tre diversi bocchettoni – ma possono arrivare fino a 7 – esce sotto forma di prodotto finito per il confezionamento e la vendita.

Circa mezz'ora dura un ciclo, ma la macchina può lavorare 4 come 24 ore al giorno, non ci sono limiti. Gli impianti saranno a breve commercializzati sul mercato internazionale dalla BioHyst, che punta sul doppio canale «energie alternativa» in Europa e «alimentazione» nei Paesi dell'Africa. A Comacchio è avvenuta la dimostrazione tecnica e l'annuncio, da parte di Enea (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile), di un inizio di collaborazione con la BioHyst, a partire dal bioetanolo.

Tecnologia e ricerca procederanno dunque insieme in nome della salvaguardia dell'ambiente e della solidarietà. Va in effetti ricordato che l'ideatore Manola, ingegnere biologico con una lunga esperienza nell'industria molitoria svizzera e tedesca, fin dal 1984 è stato sostenuto nelle sue ricerche dall'associazione filantropica Scienza per l'Amore, oltre che dall'Isan (Istituto di Scienze degli alimenti e della nutrizione), dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza. Obiettivo di BioHyst è divulgare il sistema ovunque: a partire dall'Italia, che per l'approvvigionamento dei combustibili fossili dipende totalmente dall'estero e che produce 40milioni di tonnellate di biomasse all'anno per un potenziale di mille impianti, un centinaio dei quali – secondo le previsioni di BioHyst – potrebbero sorgere entro il 2012. «Nei Paesi industrializzati installeremo impianti di nostra proprietà e ci faremo corrispondere anticipi e royalties – spiega Daniele Lattanzi, responsabile business development BioHyst - . Le stesse royalties le utilizzeremo per realizzare impianti nei Paesi in via di sviluppo, con l'impegno dei governi a farne beneficiare la popolazione».

Su questo fronte, è imminente la sottoscrizione di un accordo col Senegal, una cui delegazione presieduta dal consigliere economico dell'Ambasciata del Senegal in Italia, Christian Assogba, ha fatto recentemente visita all'azienda comacchiese che ha ormai collaudato la tecnologia Hyst. Una formula, quella del comodato d'uso e delle royalties, indispensabile per coprire i costi dei macchinari: 2 o 3 milioni di euro, a seconda della materia trattata, che di norma vengono ammortizzati nel giro di un anno. «Per l'Europa – sintetizza Lattanzi - , il vantaggio sarà l'arricchimento di materie prime; per l'Africa, il sostegno alimentare». A conquistare Enea è stata la flessibilità del sistema e la possibilità di applicazione nel campo dei biocombustibili «Questa tecnologia è nata per essere applicata all'industria molitoria e per la valorizzazione delle risultanze destinate all'alimentazione umana e zootecnica.

D'altra parte – ha motivato Vito Pignatelli, responsabile Gruppo Sistemi Vegetali per Prodotti Industriali di Enea - , componenti come la cellulosa e la lignina, non utili a fini alimentari, sono interessanti per la possibilità di utilizzo a fini energetici, per la produzione dei cosiddetti bioetanoli di seconda generazione». Ma Pignatelli si è spinto oltre: «Si potrebbe pensare di usare questi macchinari per la separazione degli elementi radioattivi dalle scorie prodotte dall'industria nucleare». A beneficiare della tecnologia Hyst saranno anche l'industria cartaria e la chimica, dove si attendono innovazioni. La conclusione è di un Manola soddisfatto per il sostegno di Enea, che non manca di rimarcare come sul fronte della sperimentazione e della ricerca l'Italia «è sempre un passo indietro rispetto al resto d'Europa» e che nello specifico del "suo" Hyst sintetizza: «Con questo sistema, che non è standard, ma va personalizzato e per questo non crea urti sul mercato, accontentiamo l'animale, l'uomo e l'uomo in automobile».

Info, www.biohyst.it

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