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Tecnologie Media

DIVIDENDO LE FREQUENZE

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Questo articolo è stato pubblicato il 10 giugno 2010 alle ore 08:10.

c L'Italia ha fatto il primo passettino per assicurare un futuro alla banda larga mobile. La prossima settimana verrà pubblicata infatti una delibera Agcom (Autorità garante delle comunicazioni), sul nuovo piano frequenze, approvata giovedì scorso. «Per la prima volta, poniamo principi a favore del dividendo digitale esterno. Cioè del fatto che alcune frequenze liberate con il passaggio alla tv digitale terrestre debbano andare alle tecnologie banda larga mobile», spiega Nicola D'Angelo, consigliere Agcom. La precedente delibera a tema, la 181 di fine 2009, così come il decreto Romani, prevedeva soltanto il dividendo interno (frequenze alle sole emittenti tv).
La nuova delibera pone le basi al dividendo esterno in vari modi. Stabilisce che la banda larga possa utilizzare le frequenze inutilizzate dalle emittenti (i cosiddetti white space, già assegnati da Usa e Regno Unito in questo senso). Stesso destino per quelle usate in modo inefficiente e poco consono: «Ricordiamo che secondo le norme su ogni mux debbano esserci tre programmi tv diversi, ma così spesso non avviene», dice D'Angelo. Un problema segnalato già mesi fa da Antonio Sassano, docente alla Sapienza e tra i massimi esperti di digitale terrestre in Italia: molte emittenti, spesso locali, non hanno abbastanza contenuti per occupare tutte le risorse ottenute con lo switch off. Infine, la delibera recepisce che nel 2015 bisognerà trovare frequenze alla banda larga, «come richiesto dall'Itu (International telecommunication union) e dalla Commissione europea. Bisognerà arrivare però a quella data dopo un progressivo lavoro di liberazione di frequenze per la banda larga, come già avviene all'estero». Usa e Germania hanno già fatto aste in tal senso; Francia, Regno Unito, Svizzera e altri ne prevedono a breve. C'è consenso nell'industria e tra gli esperti, «la banda larga mobile ha bisogno di quelle frequenze per sostenere le richieste degli utenti e le future evoluzioni tecnologiche», dice Susan Welsh, analista di Strategy Analytics. L'enigma ora è se in Italia si riuscirà a soddisfare quest'esigenza. «Noi abbiamo posto i principi, ora spetta al ministero dello Sviluppo Economico applicarli e recuperare le frequenze», dice D'Angelo.
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