Il Sole 24 Ore
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30 giugno 2010

Una centrale a olio di palma salva la cartiera e 120 posti

di Andrea Curiat


Verrà inaugurata il 10 luglio la nuova centrale energetica ad oli vegetali di Guarcino, nel Lazio: l'impianto da 20,5 mWe, nato da una partnership tra Ceg - Calore Energia Gas, Cartiere di Guarcino e Finanziaria Valentini, alimenterà l'industria cartiera di Frosinone, garantendo un risparmio sulla bolletta annua di oltre 2 milioni di euro. Sarà così possibile il rilancio del complesso dopo un lungo periodo di crisi legato anche agli alti costi dell'energia.

Lo ha annunciato ieri a Milano il presidente di Ceg Michelangelo Marinelli in occasione del workshop "Energie rinnovabili – 20 20 20: prospettive sostenibili in Italia", promosso da OrizzontEnergia (il nuovo portale dedicato alle tematiche energetiche di Areté Energia) con il patrocinio della Provincia di Milano, dell'Associazione produttori di energia da fonti rinnovabili (Aper), di Enea - Erse e con il contributo di PianetaVivo.

Nel 2001 le cartiere di Guarcino erano state sottoposte a una procedura di amministrazione straordinaria che aveva portato al taglio di oltre 80 posti di lavoro. La nuova centrale, che attualmente funziona ad olio di palma ma è predisposta per lavorare con ogni genere di olio vegetale, potrebbe migliorare la competitività della cartiera, salvaguardandone le attività future e, con esse, il lavoro dei 120 dipendenti attuali. «Il caso di Guarcino – ha dichiarato Marinelli nell'ambito del convegno – è un perfetto esempio di come il ricorso alle biomasse e ad altre forme di energia da fonti rinnovabili possa giovare alle economie locali, tutelando l'occupazione e rilanciando la competitività delle industrie».

Il discorso del presidente Ceg si inserisce in un contesto più ampio e abbraccia anche il tema dei sussidi statali all'energia "verde": «Il sistema di incentivi – suggerisce Marinelli – dovrebbe essere rivisto in maniera intelligente, andrebbe adeguato allo scenario che si è venuto a creare in seguito alla crisi. La vera sfida, oggi, è utilizzare i sussidi in modo tale da migliorare l'impatto ambientale moltiplicando al contempo la ricchezza del Paese. Molti fornitori ed Epc contractor per gli impianti da fonti rinnovabili, oggi, vengono dall'estero, vendendoci componenti e materiali. Tutto questo processo, però, non genera occupazione o ricchezza nel Paese, ma piuttosto le trasferisce all'estero». Secondo il presidente, i sussidi statali dovrebbero premiare «non già gli impianti da fonti rinnovabili in quanto tali, che però non hanno ricadute benefiche sull'economia italiana, ma piuttosto quelle iniziative che vanno anche a stimolare il tessuto industriale e agricolo locale».

Anche gli altri relatori del workshop hanno posto grande enfasi sulle potenziali sinergie tra crescita delle fonti rinnovabili e sviluppo economico del Paese. «L'espansione delle energie rinnovabili in Italia – ha commentato Massimo Gallanti, direttore di sviluppo dei sistemi elettrici di Erse – potrebbe generare oltre 200mila posti di lavoro entro il 2020». Secondo Marco Pigni, direttore di Aper, «la sfida europea del 20-20-20 è ambiziosa ma fattibile. Prima però dovremo rimuovere tutte gli ostacoli di tipo burocratico e autorizzativo e quelli relativi allo sviluppo della rete elettrica, che attualmente impediscono la certezza e la stabilità delle prospettive di investimento nel settore».

Presente al convegno anche Luciano Feletto, presidente della Camera di commercio Italo-Brasiliana: «Il Brasile ricava quasi il 100% della propria energia da fonti rinnovabili, grazie alla grande disponibilità di materie prime. Manca però un tessuto locale di medie-piccole imprese. Per questo invito gli imprenditori italiani ad esportare verso il Brasile le tecnologie, il know-how e la genialità di cui dispongono in abbondanza».


30 giugno 2010