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A Wilson il premio Merck Serono: «Io, scienziato chiedo aiuto al Papa. Ma solo per salvare il pianeta»

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Questo articolo è stato pubblicato il 10 luglio 2010 alle ore 14:35.

Ricorderete quelle t-shirt che andavano molto negli anni Novanta, con un bel po' di formiche stampate e sotto la frase «Sembra che, in alcune circostanze, il socialismo funzioni davvero. È solo che Karl Marx considerò la specie sbagliata». L'autore della massima è l'entomologo statunitense Edward O. Wilson, 81 anni, cattedratico ad Harvard, padre della moderna sociobiologia, guru ambientalista, due volte premio Pulitzer per la scienza e da anni in predicato di Nobel. Il «Times» lo ritiene una delle 25 persone più influenti d'America e il suo pensiero impresso sulle t-shirt è solo l'ennesima prova di una popolarità che ha ampiamente varcato i confini dell'oceano.

Stavolta, però, Wilson l'Atlantico lo attraversa davvero: martedì 13 luglio è a Roma per ritirare il prestigioso Premio letterario Merck Serono riservato alle pubblicazioni scientifiche, onorificenza tributatagli per l'edizione italiana del suo «La creazione» (Adelphi, euro 19, pp. 198). Ne abbiamo approfittato per intavolare con lui un dialogo sui massimi sistemi. Che passa ovviamente per quei minimi, preziosissimi insetti oggetto dei suoi studi.

Professor Wilson, il libro «La Creazione» è una sorta di lettera da uno scienziato a un religioso sulla necessità di costruire un'alleanza tra scienza e religione per salvare il pianeta. Ritiene che ci siano le condizioni per aprire una stagione di dialogo?
Le condizioni che hanno determinato il successo de «La Creazione» erano molto favorevoli negli Stati Uniti. Gli americani si dichiarano religiosi nell'80% dei casi, nel 42% evangelici. Sono cresciuto come un evangelico in Alabama e ho avuto modo di capire le radici psicologiche di questa cultura. Ho compreso che se ci si dichiara apertamente non credenti e si chiede poi, con cortesia e rispetto, l'aiuto delle persone di fede per salvare la biodiversità della terra, si dovrebbe riuscire a costruire un'alleanza al servizio della causa nella quale noi tutti crediamo. Senza pregiudizi a favore o contro alcun credo, fino al più completo secolarismo. L'appello contenuto ne «La Creazione» è stato accolto con calore ovunque negli Stati Uniti e ha aiutato il movimento ambientalista ad andare avanti, persino tra i religiosi più conservatori.

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Tags Correlati: Adelphi Edizioni | Edward O. | Harvard | Karl Marx | Merck | Serono | Stati Uniti d'America | Tecnologie

 

Ritiene che il pontificato di Ratzinger rappresenti un partner ideale o un ostacolo insormontabile per costruire un dialogo tra scienza e religione?
Con qualsiasi papa si può andare avanti e noi abbiamo terribilmente bisogno di sostegno nel nostro cammino che porta alla sostenibilità globale. Tuttavia, al tempo stesso, ritengo che non si andrà da nessuna parte su fronti quali l'origine e il significato ultimo dell'umanità. L'asserzione dogmatica del mito di una creazione sovrannaturale determina problemi fondamentali in una vasta serie delle più importanti questioni sociali e politiche. Chiunque detenga il potere e dica di parlare per conto di Dio rappresenta un problema.

Qual è la strada che porta il dibattito scientifico fuori dalla sterile contrapposizione tra creazionismo ed evoluzionismo?
Ce ne sono poche di strade, ammesso che qualche creazionista cambi idea. La ragione sta nel loro tribalismo. I cristiani fondamentalisti si considerano un gruppo unito da profonda emozione, impegno verso Cristo e fede assoluta nella verità della Bibbia, parola per parola. Sfidare questa posizione è sfidare l'integrità della loro tribù e il fondamento della loro autostima. L'unica strada per uscirne è la crescita continua del secolarismo basato sulla scienza, generazione dopo generazione.

Lei è il padre della sociobiologia. Se dovesse spiegare questo termine a un bambino, quali parole sceglierebbe?
La sfida è difficile. Con un bambino non puoi usare frasi come «fondamento biologico» o «storia evolutiva». Ma proviamoci lo stesso: la sociobiologia è il modo in cui la scienza spiega come il cervello funziona e fa sì che alcuni generi di animali formino gruppi, come i pesci che vivono in banchi e i lupi che vivono in branchi. La sociobiologia ci dice anche un sacco sui nostri cervelli e sul perché viviamo in gruppi.

A proposito delle formiche, lei ha scritto: «Sembra che, in alcune circostanze, il socialismo funzioni davvero. È solo che Karl Marx considerò la specie sbagliata». È sempre convinto di questa affermazione?
Assolutamente. Mi riferivo al comunismo, all'approccio sovietico al socialismo. La gente l'ha provato per poco tempo e non ha funzionato. Ma qualcosa di molto vicino a esso, nelle formiche e in altri insetti sociali, si è rivelato di grande successo per oltre cento milioni di anni.

Un'ultima domanda: secondo lei l'umanità ha reali possibilità di sopravvivere o è condannata all'estinzione?
Sopravvivremo come specie, perché quando tutto il resto fallisce l'umanità torna alla ragione. Metteremo tutto a posto prima di fare completamente a pezzi il pianeta. E speriamo accada presto o la terra finirà per essere un grosso affare meno piacevole e più difficile da gestire.

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