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Questo articolo è stato pubblicato il 31 marzo 2011 alle ore 06:50.

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Un cortile milanese normalmente abitato dai rumori del restauro del legno antico e dai ticchettii dei pc creativi delle varie realtà ospitate in un coworking spontaneo, sabato scorso si è animato con un pranzo di primavera.
Primo atto di una cosiddetta Zup. Ovvero la «Zuppa Urban Project». Che non è la Zuppa che tutti i frequentatori di internet conoscono. Si tratta di un laboratorio di esplorazione territoriale e creazione di ricette inedite per nuove «zuppe collettive di quartiere». Ovvero, semplicemente: pranzare o cenare insieme, e ritrovare il gusto del "cortile e della corte", che a Milano si sta perdendo. E insieme al cibo, scoprire o riscoprire nuovi itinerari e percorsi e luoghi all'interno della città.
L'idea Zup è nata da Noemi Satta, consulente di marketing culturale e di marketing territoriale ed esperta di sviluppo partecipativo, che con l'aiuto del Consiglio di Zona 9, e in partnership con Associazione Asnada, Centro Culturale Multietnico La Tenda. Si può capire meglio di cosa si tratta su internet, all'interno del blog di Zuppa, che contiene immagini e post sul l'esperienza di fare cultura, sul territorio, attraverso il cibo.
Ed è divertente perché c'è anche un trailer in cui, intervistati, signori anziani, di una certa età, cuochi, camerieri, semplici avventori di bar, raccontano quanto il mangiare sia "colto".
E se su internet la sfida è già vinta, sul territorio si è cominciato lo scorso week end, con sessanta persone del quartiere di Dergano (ma non solo), sotto il sole primaverile di Milano durante un incontro conviviale hanno iniziato a condividere missione e finalità del progetto. Perché la zuppa è il centro simbolico di questo lavoro, perché frutto di un mescolamento di ingredienti diversi: è un cibo presente in ogni cultura, ha uno stretto legame con il territorio e con le stagioni. È un modo per dire cosa avviene in una città, tra ibridazione, mescolamento e creazione. È uno strumento per stringere relazioni, per stimolare aggregazione e socialità. Diventa il pretesto per legare le nostre cucine, i nostri cortili, luoghi privati, agli spazi del quartiere, luoghi pubblici dove si potrebbero cogliere gli ingredienti per una zuppa: cultura che si mangia, mangiare cultura.
Il ZUPranzo, dunque, è stata un'azione di crowd funding (fundraising collettivo e dal basso) che ha reso possibile non solo la raccolta di parte dei fondi necessari alla prosecuzione del lavoro, ma ha anche posto le basi della condivisione dei valori del progetto. I prossimi appuntamenti sono per il week end prossimo. E ogni quartiere – di Milano – può candidarsi a partecipare. Basta inviare una mail a Noemi Satta.
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www.progettozuppa.wordpress.com

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