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Questo articolo è stato pubblicato il 18 settembre 2011 alle ore 16:56.

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Eric Schmidt (Corbis)Eric Schmidt (Corbis)

Guerra dei brevetti? Una soluzione c'è: rendere i brevetti pubblici in modo che chiunque possa verificare se l'invenzione è davvero originale. L'uscita di un paio di settimane fa del presidente esecutivo di Google Eric Schmidt non è una provocazione, ma il segnale che il sistema è fuori controllo. Quello che è nato come scudo per proteggere le idee è la migliore arma per colpire nelle aule dei tribunali gli avversari. Una tassa sull'innovazione, come qualche osservatore l'ha definita, un balzello pericolosissimo che rischia di concentrare in pochi e potentissimi laboratori al mondo la libertà di poter inventare tecnologie e prodotti. Lasciando agli avvocati il piacere di avviare cause costosissime, insostenibili per piccole startup innovative.

Il rischio è già realtà. In agosto sono state avviate 294 azioni legali a tutela dei brevetti. Ventiquattro hanno per oggetto patent relativi a telefonini. Anzi, dal 2006, ha calcolato Lex Machina, una startup nata da pochissimo che "aiuta" le imprese a ottenere informazioni e analisi sulle "patent litigation", le denunce di violazione sui dispositivi mobili sono aumentate del 25% di anno in anno.
Apple ha 97 cause di brevetto in corso ed è quella che ha più fronti aperti: Motorola, Htc e Samsung, senza contare piccoli produttori di dispositivi che usano Android. Con i coreani la guerra legale si è trasferita in Europa e ha per oggetto il design (aspetto, packaging, interfaccia utente) del tablet Galaxy 10.1. Per sapere come andrà a finire si aspetta novembre ma, per ora, in Germania le vendite del tablet sono state bloccate. Negli Usa, il giudice ha preferito rimandare la questione al 2012.

In ballo ci sono 12 brevetti e 43 rivendicazioni. Complessivamente fanno 19 azioni legali in corso in nove Paesi del mondo. Poca roba, perché non c'è solo l'affaire Samsung-Apple. L'intreccio di cause è kafkiano. Per la tecnologia Java, c'è Google contro Oracle, Microsoft attribuisce a Motorola la violazione di nove brevetti, mentre Htc ne ha imbracciati una ventina contro iPhone, iPod, iPad e computer Mac. Per quanto costosa, la via legale conviene. Microsoft (3.086 brevetti registrati) grazie agli accordi di licenza stretti a valle di cause per produttori che usano Android potrebbe incassare nel 2012 qualcosa come 1,2 miliardi di dollari. Htc, General Dynamics, Wistron e Onkyo in pratica versano dai 5 ai 10 dollari per ogni dispositivo Android venduto. Sugli accordi di licenze è nato un ecosistema con tanto di nuove specie specializzati nel possedere proprietà intellettuale e vendere cara la pelle.

Wilan nei giorni scorsi ha denunciato Dell, Apple e Hp per l'infrazione di brevetti legati alle trasmissioni wireless. La società canadese non produce cellulari. Possiede 800 brevetti "pesanti" sulle comunicazioni mobili. Nel 2010 grazie al bluetooth ha fatto letteralmente filotto mettendo in riga una ventina di big per violazione di un singolo brevetto. WiLan che ha appena annunciato di aver allargato il patent management team, ha chiuso il secondo trimestre con ricavi record (+137%) grazie a nuovi accordi di licenza. Più che innovare fanno valere i brevetti acquisiti.
Per difendersi, la tentazione dei big è quindi quella di possedere quante più patent possibili. Le ultime mosse dei big della tecnologia possono essere lette con questa lente. Dall'acquisizione Google-Motorola (1,2 miliardi per 24mila brevetti circa) al "cartello" che va da Apple a Microsoft che pur di tenere lontano il gigante di Mountain View ha pagato 4,5 miliardi per i seimila brevetti di Nortel. Si compra un tanto al chilo, almeno così pare.

Per pareggiare i conti Google due giorni fa ha ufficializzato l'acquisto di un migliaio di patent da Ibm. Qualche speranza di bloccare questo shopping del brevetto e riportare l'innovazione nei laboratori doveva arrivare dal cosiddetto Leahy-Smith America Invents Act, approvato a inizio settembre dal Senato americano. Una rivoluzione per quello che viene indicato come il vero collo di bottoglia ovvero il sistema di gestione dei brevetti Usa (Wipo). Se il presidente Obama dirà sì, si passerà dal modello "first-to-invent" al "first-to-file". In pratica, il sistema premierà chi per primo deposita il brevetto. La riforma caldeggiata dai big dell'hi-tech avantaggerà proprio le grandi organizzazioni che possono permettersi di brevettare in quantità industriale. Inoltre, potrebbe spingere le aziende a richiedere patent prima che l'invenzione sia pronta. Il che creerebbe ancor più confusione.

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