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Questo articolo è stato pubblicato il 19 febbraio 2012 alle ore 16:07.

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Cittadini del web fatevi sentireCittadini del web fatevi sentire

Come assicurare uno sviluppo di internet compatibile con la democrazia? Quali i rischi che social media e piattaforme condivise vengano usati per la censura e il controllo governativi, spesso in stretta collaborazione con le aziende hi-tech? Questi i temi centrali di «Consent of the Networked: The Worldwide Struggle For Internet Freedom», libro in uscita di Rebecca MacKinnon, ricercatrice alla New America Foundation e co-fondatrice di Global Voices Online, network d'informazione basato sui citizen media.

Pur nell'avanzare di un digital commons fatto di pratiche innovative e cyber-attivismo, non vanno sottovalutati rischi e pericoli: sono troppi i Paesi in cui crescono pratiche e normative finalizzate al Controllo 2.0. È questo il caso della Cina, ma anche di Iran, Pakistan e Siria, mentre vacillano le speranze di cambiamento veicolate dai social media durante la Primavera Araba. Senza dimenticare i troppi nodi al pettine anche nelle democrazie occidentali, non ultimo l'ascesa di «Facebookistan» e «Googledom». Concentrandosi su tale fronte, succede anzi che l'hi-tech va stabilendo relazioni altrettanto opache e controverse con agenzie statali. Basti ricordare le divergenze sulla neutralità della rete e la saga WikiLeaks, il fresco annuncio di Twitter pronto alla censura di specifici tweet su base geo-localizzata, le analoghe manovre previste da Google per chi usa Blogger, o le annose problematiche legate alla privacy su Facebook. «Gli utenti della rete devono chiarire al meglio cosa è accettabile e cosa non lo è», spiega MacKinnon. «Altrimenti dovremmo aspettarci che governi e aziende continueranno a massimizzare il loro potere e a imporre solo i loro interessi. Come avviene nello spazio fisico, anche online la società civile deve organizzarsi e controbattere punto per punto».

Altro problema: spesso non è così immediato smettere i panni degli utenti passivi della tecnologia o degli amanti sfegatati dei gadget, per indossare quelli dei netizen che prendono in mano le redini del futuro digitale, assumendosene la responsabilità. E quindi, fino a che punto è possibile fidarsi dei tanti attori che oggi dovrebbero tutelare i diritti della cittadinanza digitale? «Nessuno che ricopra posizioni di potere connesse o relative all'ambito di internet merita la nostra fiducia incondizionata», replica decisa MacKinnon. «Costoro vanno monitorati in modo costante e ne vanno accertate le responsabilità e quando abusano del loro potere violando i diritti dei cittadini online, dovrebbero soffrirne le conseguenze, al pari degli abusi dei politici nel mondo reale, e alle conseguenti proteste di piazza o al voto dato ad altri partiti o candidati». Ancora, la Ue vorrebbe creare un «cyberspazio comune europeo», onde bloccare i contenuti illeciti alle frontiere dell'Europa, e riformare la Data Retention Directive che obbliga i provider internet e telefonici a conservare i dati del traffico relativo alle comunicazioni via email, telefono e sms, per possibili indagini di polizia. Eppure diversi studi ne rivelano l'inutilità nel combattere la criminalità. «La revisione della direttiva è più che necessaria per proteggere la privacy e la libertà d'espressione online, perché ciò può facilmente portare ad abusi del controllo governativo», insiste MacKinnon.

«E questo è il classico caso in cui tocca ai netizen darsi da fare in prima persona, e su questo sta lavorando bene, fra gli altri, l'Edri (European Digital Rights initiative)». Oltreoceano anche Obama è invischiato in simili problematiche, eppure «soprattutto sui temi legati al copyright, la sua campagna rimarrà assai prudente, perché Hollywood è una possente fonte di finanziamenti. E dubito che stavolta dirà nuovamente di voler riformare norme assai controverse, come il Patriot Act o il Foreign Intelligence Surveillance Act poiché da tempo Obama ha rinnegato quelle promesse fatte quattro anni fa», conclude Rebecca MacKinnon. C'è quindi da attendersi qualche sorpresa in tal senso sul fronte repubblicano? «Con la probabile nomina di Romney, siamo messi ancor peggio rispetto alla sorveglianza e alle libertà civili online, né credo che le questioni relative a internet troveranno spazio nella sua campagna».

VIDEO / Il discorso di Rebecca McKinnon a Ted

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