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Questo articolo è stato pubblicato il 01 aprile 2012 alle ore 18:55.

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Howard RheingoldHoward Rheingold

Sul finire del Quattrocento, il sapere si tramandava con i manoscritti e in Europa ce n'erano 30mila. L'invenzione di Johannes Gutenberg scatenò un cambiamento radicale: in soli 50 anni dall'introduzione della stampa a caratteri mobili, in Europa circolavano più di 10 milioni di libri. E mentre qualcuno lamentava l'eccessiva e ingestibile quantità di informazioni anche di basso valore che erano state messe in circolazione con l'avvento della nuova tecnologia, la conoscenza scritta uscì dal territorio controllato dalle vecchie élite culturali. Non certo a causa della tecnologia ma forse anche in relazione a essa, prese l'avvio una straordinaria stagione di mutazioni culturali: dalla Riforma protestante alla rivoluzione scientifica che provava e diffondeva il nuovo paradigma copernicano, dall'illuminismo enciclopedista alla Rivoluzione Francese. Progressivamente l'Europa si dotò degli strumenti per gestire la conoscenza e organizzò un sistema educativo totalmente rinnovato. Ci vollero secoli. Oggi non abbiamo altrettanto tempo.

Howard Rheingold è un pioniere della rete. In trent'anni di sperimentazioni e riflessioni sulle conseguenze sociali e culturali di internet ha contribuito alla conoscenza della rete con spirito coerentemente un pragmatico e costruttivo. E non stupisce che la sua attenzione si sia ora rivolta alle preoccupazioni non infondate di chi osserva come la rete cambi il nostro modo di conoscere, pensare e ricordare. Ma invece di rispondere ai timori sulla stupidità che la rete causerebbe secondo, per esempio, Nicholas Carr ("Internet ci rende stupidi?", Raffaello Cortina 2011), invece di concentrarsi sulla demolizione della cyberutopia come fa Evgeny Morozov ("L'ingenuità della rete", Codice 2011), Rheingold dedica il suo ultimo libro, "Net Smart", a proporre un percorso culturale che consenta alle persone di gestire il cambiamento come soggetti attivi e non come pedine inconsapevoli e passive della "macchina" temuta da Lee Siegel ("Homo interneticus", Piano B 2011) o Jaron Lanier ("Tu non sei un gadget", Mondadori 2010).

"Net Smart" è prima di tutto un percorso di alfabetizzazione e si trasforma, procedendo nella lettura, in una palestra di saggezza adatta all'epoca digitale.
Non c'è dubbio che i nuovi strumenti di trasmissione e gestione della conoscenza possono essere particolarmente sfidanti per chi non sia nato con essi. La valanga di mail, il flusso di messaggi di Twitter, i feedback continui di Facebook, le segnalazioni di video da vedere su YouTube, gli sms, le telefonate che inseguono chiunque ovunque, e poi le foto di Flickr e Path, i suggerimenti di Pinterest e Corso 12, i segnaposti di Foursquare, i supporti alla memoria e alla curiosità di Google, la lettura di blog e aggregatori come Flipboard e Zite, gli scambi culturali di CircleMe, più giornali, radio e televisione, dimostrano che la mediasfera è penetrata in ogni angolo e in ogni momento. Sfidando le nostre capacità cognitive e generando un'alternativa chiarissima: o miglioriamo le nostre capacità o siamo disorientati. L'alfabetizzazione di Rheingold non è solo saper leggere e scrivere: è anche sapere come si sviluppa la conoscenza in relazione ai mezzi di comunicazione. «I media ci possono rendere più liberi o ci possono disinformare e manipolare» dice Rheingold. Per difenderci il primo passo è conoscere come funziona la nostra relazione con i media: come si conquista l'attenzione, come si invita alla partecipazione, come si sviluppa la collaborazione, come si legge criticamente l'informazione, come si usano attivamente gli strumenti della rete.

È una forma di alfabetizzazione che, evidentemente, prelude a una riflessione su noi stessi immersi nell'oceano delle informazioni.
La mediasfera digitale cessa di essere un insieme di territori mediatici separati, dalla carta all'etere, e si riunisce in un ecosistema integrato che penetra in ogni recondito ambito della vita quotidiana. Generando senso e indirizzando le decisioni. Come nell'Europa moderna, la trasformazione dei media deve condurre a una trasformazione dei sistemi educativi e dell'oggetto stesso dell'educazione. «Se un numero sufficiente di persone è alfabetizzato ai media, si sviluppa l'economia, migliora la politica, cresce la società e nuove culture emergono» osserva Rheingold: «Se le persone non conoscono come funzionano i media sono travolte da torrenti di disinformazione, pubblicità, messaggi indesiderati, pornografia, rumore, sciocchezze di ogni genere».

La via della saggezza parte da quello che Rheingold, ricordando Ernest Hemingway, chiama "crap detector": una specie di senso critico, basato sull'esperienza, capace di riconoscere le informazioni infondate. E insegna a svilupparlo, cercando di capire chi è l'autore dei messaggi che stiamo leggendo e verificandoli con fonti indipendenti. Si sviluppa pensando alla mediasfera come a un ecosistema delicato, che rischia costantemente di impoverirsi per l'azione congiunta della monocoltura e dell'inquinamento. Ma che può crescere rigoglioso e forte nella diversità e nella consapevole azione umana verso la sostenibilità. La consapevolezza, in effetti, è la parola chiave di tutto il libro di Rheingold: perché nessuna legge e nessuna tecnologia può salvare dall'ignoranza e dalla manipolazione chi non si renda conto di come funziona l'ambiente nel quale vive.

ONLINE
Il booktrailer di Net Smart e il video in cui Rheingold spiega agli amici il libro.

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