Storia dell'articolo

Chiudi

Questo articolo è stato pubblicato il 01 aprile 2012 alle ore 08:20.

My24

di Luca Tremolada
La telefonata arriva dagli Stati Uniti, più precisamente da Las Vegas: «Buongiorno, chiamo dalla più grande fiera negli Usa di sistemi di sicurezza». Umberto Malesci, vice chairman di Fluidmesh network ce l'ha fatta. Sarà a Milano mercoledì per la Start Cup Lombardia come ex premiato e oggi manager di successo. «In realtà io sono arrivato un anno dopo – spiega Malesci –. Il mio socio Andrea Orioli ha preso il secondo premio con un progetti di copertura wi-fi. All'epoca studiavo al Mit di Boston sistemi di sicurezza senza fili. Ci siamo conosciuti però grazie alla competizione e contrariamente a quanto si dice degli italiani che non sanno giocare in squadre abbiamo deciso lavorare insieme». È nato così un prototipo in grado di trasmette video su una banda di 5 Ghz (senza pagare licenza). «L'innovazione per fortuna era nel software. Per fortuna perché non abbiamo avuto bisogno di investimenti per inziare, il prodotti si vendeva da subito anche con alti margini. Però l'obiettivo è stato espanderci, andare negli Stati Uniti in mercati più grandi. Abbiamo così raccolto un po' di soldi dal pubblico (Camera di Commercio, Comune di Milano, Regione), con Assolombarda nel 2006 siamo riusciti a ottenere da una banca un finanziamento da 150mila euro». Nel 2011 i soci decidono di vendere e si fondono con Carrick Bend. L'esigenza era quella di crescere in dimensione. Il team iniziale resta però nei posti chiave dell'azienda. «Non puoi restare piccolo, altrimenti rischi».
Accanto a Umberto ci sarà Matteo Tiberi. Oggi è managing director di Laserbiomed, nel 2003 era uno studente di 24 anni del Politecnico di Milano. Insieme ai suoi due soci è arrivato terzo alla Start Cup Milano. Non ha ricevuto soldi ma solo la possibilitè di essere incubata. «Quando eravamo al Politecnico - ricorda Tiberi - ci chiamavano It2b e avevano in testa l'idea di produrre una cartella clinica digitale, cosa che siamo riusciti a realizzare qualche anno più tardi». Il prototipo sono riusciti a realizzarlo grazie alla Regione Lombardia che ha creduto nel progetto. Nel 2008 vengono acquisiti da Lutech, system integrator italiano (giro d'affari 80 milioni di euro). «Siamo stati fortunati – racconta –. Lutech ci ha tranquillizzato ma sopratutto ci ha consentito di crescere e produrre il nostro prodotto. Il percorso però è stato di lacrime e sangue. Per chi non è ricco di famiglia e non ha soldi da investire trovare interlocutori capaci di capire quello che hai in testa è stato una impresa: le banche se non hai una casa di proprietà non ti ascoltano e con i fondi di investimento abbiamo vissuto una esperienza terribile. Abbiamo corso il rischio di essere mangiati vivi».
Quella di Tiberi però non è un caso isolato. E dimostra che esiste una spazio di crescita anche per startup non digitali. «Gli investimenti in “hard science”, come le tecnologie per la salute o per l'energia, sono più costosi, complessi e a tempi di ritorno più lunghi - afferma Mario Salerno di Fondazione Filarete che ha lanciato nei giorni scorsi Healthy Startups, un appuntamento mensile per presentare e discutere di iniziative di eHealt -. Ma viviamo in un mondo che presenta problemi – e costi economici e sociali – rilevanti in questi settori, dove c'è un minor tasso di natalità di startup e, quindi, un minor numero di casi di successo. Chi riesce però a trovare soluzioni innovative ha grosse opportunità di scale-up e internazionalizzazione anche inserendosi in filiere esistenti con buoni partner industriali».
luca.tremolada@ilsole24ore.com
© RIPRODUZIONE RISERVATA
I vincitori delle start cup
I volti e i nomi di chi ha vinto negli anni passati www.ilsole24ore.com/nova
la spinta all'innovazione
il livello degli investimenti

Shopping24

Dai nostri archivi