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Questo articolo è stato pubblicato il 10 giugno 2012 alle ore 15:10.

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Il drone marino che naviga da soloIl drone marino che naviga da solo

Il primo drone italiano è stato presentato lo scorso 9 maggio a Navacchio, nell'incubatore d'impresa alle porte di Pisa. Non si tratta di un aereo-robot irto di telecamere o di armi. Invece è una simpatica barchetta bianca, Piship, lunga un metro e un po' panciuta. Capace però di navigare da sola in un fiume, o in un canale stretto, o in una palude pericolosa per l'uomo. A realizzarla un gruppo di sei ingegneri, tutti ex-ricercatori dell'Università di Pisa, che nel marzo del 2011 decisero di mettersi in proprio. «Dopo una gestazione di un anno e mezzo - spiega Roberto Mati, uno dei fondatori della Pitom e amministratore - e con l'aiuto della Camera di Commercio per sviluppare un business plan sostenibile. Su prodotti capaci di risolvere effettivi problemi di mercato».

Che il gruppo della Pitom ha individuato innanzitutto proprio in Pship. «Per anni abbiamo lavorato sui droni, anche molto sofisticati, come le automobili senza pilota della Darpa. Ci siamo accorti, però, che una barca automatica, dedicata alle analisi e alle rilevazioni ambientali, sarebbe stata utile, per esempio, alle pubbliche amministrazioni».
Pship, anche se può sembrare una barca in miniatura, è in realtà un sistema meccatronico di frontiera. Si sposta, in ogni direzione, grazie a un motore a doppia elica azimutale (che ruota a 360 gradi). Può essere governata via radio da una stazione remota oppure muoversì da sé lungo una rotta a punti preimpostati.

«E in ciascuno di essi operare le rilevazioni, inviando in tempo reale i dati al centro remoto - spiega Mati - in questo modo l'operatore può concentrarsi sui risultati più significativi, e modificare la rotta per trovarne altri». Non solo: il computer di bordo (dotato dei modelli matematici che sono il vero cuore della startup) è in grado di mantenere la barca perfettamente ferma su un punto, governando il motore-timone a doppia elica. «Esattamente come il software di una grande nave posatubi a eliche multiple, su cui all'università abbiamo lavorato - rileva Mati - ma in questo campo dei droni la dimensione non conta. Conta la matematica».

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