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Questo articolo è stato pubblicato il 08 luglio 2012 alle ore 17:05.

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In principio era il blog. Nato nel 1997 per mano dello sviluppatore Dave Winer, il weblog vedeva la luce come strumento per la pubblicazione di contenuti online semplice da usare e alla portata di tutti. Il salto fu epocale, perché da quel momento tutti coloro che avevano un computer e accesso alla rete diventavano potenziali produttori di informazioni con una audience in teoria sterminata.

Poi qualcosa è cambiato: l'avvento di social networking site come Facebook e Twitter ha portato in rete milioni di persone e tolto la scena ai blog, che pure hanno continuato a esistere ed evolversi lontano dai riflettori. In Italia l'ultimo passo di tale evoluzione è rappresentato dal debutto di Overblog, piattaforma francese targata eBuzzing Group da otto anni sul mercato che, pochi giorni dopo l'esordio statunitense, entra ora ufficialmente nel Belpaese. E lo fa con numeri di tutto rispetto: tre milioni di blog creati, localizzazione in cinque lingue (inglese, spagnolo, italiano, francese e tedesco), oltre 34 milioni di visitatori unici al mese (fra i quali figurano un milione e 500mila italiani).

A fare la differenza con i concorrenti, la vocazione ad essere un "social hub", un aggregatore capace di automatizzare il "recupero" dei contenuti che l'utente pubblica online sui vari social network per riproporli in un unico flusso di informazioni. Twitter, Facebook, Foursquare, o ancora Flickr e Instagram sono tra i servizi che è possibile sincronizzare con Overblog in pochi click, facendo del blog il luogo dove ricostruire il puzzle della propria vita digitale. Quando poi a settembre verrà rilasciata la versione 1.0 della piattaforma (attualmente in beta), saranno disponibili strumenti per l'advertising e il revenue sharing con gli utenti, oltre che una app mobile grazie a cui sarà possibile trasmettere live video in streaming sulla propria pagina personale.

C'era bisogno di un aggregatore come Overblog? In base a un'indagine condotta da e-Buzzing group su un campione di 5mila blogger (vedi infografica) la risposta è sì, perché le innovazioni introdotte dovrebbero rafforzare il ruolo del blog come "casa digitale" dell'utente in rete, ne garantirebbero l'aggiornamento costante e, a regime, consentirebbero anche di monetizzare.

Secondo Vincenzo Cosenza, social media strategist presso Blogmeter, il servizio potrebbe essere «la risposta all'esigenza di alcuni, ma non di tutti», ed è anzi controproducente per chi come lui usa blog e social network con modalità che mutano a seconda della piattaforma adoperata e del pubblico con cui ci si confronta. Tuttavia, ciò che può essere un limite per un utente evoluto diventa vantaggio in presenza di «un piano editoriale secondo cui si usano strumenti diversi per pubblicare testi, video o foto e altri contenuti che poi si ha la necessità di ricomporre in un unica pagina strutturata». In ogni caso, per Cosenza la frammentazione della presenza online non è un problema ma un'opportunità, perché consente di esprimere aspetti diversi del proprio essere su altrettante piattaforme.

Resta il fatto che «quello dell'aggregare la propria presenza online è un tema che ritorna ciclicamente», come fa notare il consulente di web strategy e blogger Gianluca Diegoli. «La cosa interessante di Overblog – aggiunge – è che per la prima volta viene proposta una piattaforma di blogging come centro della nostra vita online. La questione è se ciò sia un bene anche per i lettori, se questi traggono vantaggio a leggere in unico posto ciò che avviene su vari canali». Di certo il sistema può giovare a chi l'ha creato perché «diventare un centro di aggregazione degli user generated content significa avere l'opportunità di monetizzare in veste di editore distribuito», oltre che poter creare ex novo un mercato pubblicitario che non sia già in mano a Facebook o Twitter.

Che Overblog abbia successo o meno, quello di aggregare la presenza online non è il primo tentativo né sarà l'ultimo: «In Italia aveva già riscosso un certo successo l'aggregatore di fonti FriendFeed, di cui la piattaforma di eBuzzing mi sembra una riedizione orientata ai contenuti – spiega Stefano Epifani, docente di Tecnologia per la Comunicazione a La Sapienza – e trovo il servizio interessante perché sposta nuovamente l'asse dall'interazione verso il contenuto. In più propone strumenti di micro-capitalizzazione che di certo agli utenti male non fanno». Secondo Epifani, in futuro si vedranno proliferare servizi come Overblog verticalizzati su video, testo, foto perché «quello francese è solo il primo di una lunga serie di meta-strumenti che tenteranno di mettere ordine nel caos informativo derivante dalla coesistenza di vari profili utente».

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