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Questo articolo è stato pubblicato il 26 luglio 2012 alle ore 21:20.

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Internet salverà la televisione? Facebook e Twitter sono la risposta all'emorragia di telespettatori che sempre più spesso affligge le emittenti generaliste e alla crisi degli ascolti derivante dalla parcellizzazione in tanti canali tematici dell'offerta televisiva? Forse non è il caso di essere così radicali, ma di certo negli ultimi anni internet e in particolare i principali social network hanno assunto un ruolo sempre più strategico al fine di aggregare e stimolare l'audience di numerosi programmi tv. "Social Tv", il libro di Giampaolo Colletti e Andrea Materia, edito da Gruppo24Ore, fa il punto della situazione, cercando, a partire da un'analisi del recente passato e del presente, di suggerire i possibili contorni della tv di un futuro sempre più vicino, dove una pluralità di schermi interagiranno, in modo ancor più sinergico di quanto accade già oggi.

Inoltre, in alcuni casi, gli utenti dei social network sembrano poter sovvertire gerarchie consolidate all'interno dei palinsesti. Un esempio concreto: guardando agli Usa, che di norma anticipano i trend mediatici del resto del globo, si nota che The Cw, canale che presidia il target giovanilistico, da un lato vede scemare del 19% gli ascolti tv nel periodo compreso tra settembre 2011 e marzo 2012, e dall'altro è protagonista di un boom su Facebook e Twitter, dove la fiction horror, "The Vampire Diaries" che vanta una audience tv di 3 milioni, se la gioca alla pari con il reality canoro "The American Idol", che invece di telespettatori ne ha 21 milioni. Non stupisce, quindi, che Chris Burggraeve, decisore di spesa per la comunicazione di Stella Artois e Budweiser, abbia deciso di investire su Facebook e Twitter il 18% del budget pubblicitario.

E guardando all'Italia e al settore delle news, fin dal giorno del lancio, il 3 novembre scorso, i social network sono stati un elemento fondamentale per l'affermazione di "Servizio Pubblico", l'ultima avventura di Michele Santoro: in sole 3 ore ben 55mila iscrizioni sul profilo Facebook. Resta, però, da sciogliere un nodo, come opportunamente evidenziano gli autori del libro: trovare strumenti di misurazione idonei a interpretare la complessità della nuova tv. Se, infatti, l'Auditel è ormai superato, non è neppure possibile equiparare il numero dei contatti sui social network e su internet a quello dei telespettatori. Servono strumenti al passo con i tempi, capaci di dare valore a dati diversi tra loro. La soluzione di questo problema, forse, è la chiave per la transizione verso la televisione del futuro, la smart tv.

Social Tv
Di Giampaolo Colletti e Andrea Materia
Pagg. 172, euro 16
Gruppo24Ore, collana StepbyStep

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