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Questo articolo è stato pubblicato il 29 luglio 2012 alle ore 15:08.

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La musica del trailer è quella tipica dei thriller. Un folto gruppo di scienziati ha speso 2 miliardi e mezzo di dollari per un esperimento che, in teoria, potrebbe cambiare la nostra visione del mondo. Ma c'è un problema. Basta un errore, un solo piccolo errore - nelle strumentazioni, come nelle 500mila righe di codice informatico che pilotano l'operazione – e quel gigantesco gruzzolo di dollari andrà in fumo in un istante. Un istante nel corso di sette drammatici minuti di buio, durante i quali al Centro di controllo nessuno sa ancora cos'è successo.

«Sette minuti di terrore» non è un film di Hollywood. Ma un giocoso filmato di cinque minuti prodotto al Jet Propulsion Laboratory, che sta di casa nelle vicinanze: a Pasadena, alle porte di Los Angeles. Un filmato che racconta una storia vera carica di suspense: fra le 10:24 e le 10:31 del 5 agosto, ora di Los Angeles (in Italia saranno le 6 e mezza del mattino seguente) il rover Curiosity della Nasa atterrerà in un cratere del pianeta rosso. «Dall'impatto con l'atmosfera di Marte, che è mille volte più rarefatta di quella della Terra, all'atterraggio – racconta Adam Seltzner del Jet Propulsion Lab – ci vogliono solo sette minuti. Ma siccome ce ne vogliono 14, perché i segnali radio arrivino fino a noi, quando sapremo che Curiosity ha toccato l'atmosfera, in realtà lui sarà già arrivato sul suolo di Marte. Per sette minuti però, non sapremo se sarà vivo o morto».

Dimentichiamo per un attimo i due primi rover – veicoli a ruote per l'esplorazione spaziale – spediti dall'uomo su Marte: Opportunity e Spirit. Quelli pesavano 185 chili. Curiosity ne pesa 900, è grande come un'automobile e porta con se il più grande carico di strumenti scientifici mai spedito nello spazio. Obiettivo finale: verificare l'ipotesi che su Marte ci fosse un tempo l'acqua. Cercare tracce biologiche, ovvero indizi di vita di un remoto passato. Infine, studiare l'ambiente marziano – quantità e qualità delle radiazioni cosmiche, ad esempio – in preparazione della prima, futuribile esplorazione umana del pianeta.

Quindi, se Curiosity sarà «vivo o morto» al momento dell'atterraggio, farà una bella differenza, per l'affollata congrega scientifica radunata dalla Nasa – università, aziende e le agenzie spaziali di Russia e Canada – in questa operazione. Non solo per i contribuenti americani che hanno pagato il monumentale esperimento. Il guaio è che Curiosity pesa troppo. Così, alla Nasa si sono dovuti inventare una serie di nuove tecnologie. Nelle operazioni di atterraggio, il veicolo spaziale avrà sei configurazioni diverse, con 76 dispositivi pirotecnici e il più grande paracadute supersonico mai costruito.

In poche parole, il Rover affronterà la rarefatta atmosfera marziana racchiuso dentro al suo guscio, dove in quattro minuti la velocità passerà da 5,7 a 0,4 chilometri al secondo. A quel punto, potrà entrare in funzione il paracadute, rallentando ancora il proiettile terrestre da 10 chilometri d'altezza fino a 3,7: dopodiché, guscio e paracadute si staccano. L'ultima fase di frenata tocca ai quattro razzi laterali. Fino all'ultimo capolavoro mai tentato prima: il sistema-motore si stacca, lasciando appeso Curiosity a una specie di cordone ombelicale che lo appoggia per terra. Due secondi dopo, il rover conferma l'atterraggio e scoppiano le ultime cariche esplosive per far volare via la struttura superiore e il cordone.
Se le cose andranno veramente così, Curiosity – il cui nome ufficiale è Mars Science Laboratory – raggiungerà Marte in grado di tramettere alla Terra tutto quello che avete sempre voluto sapere sul pianeta rosso. Viceversa, sarà il silenzio assoluto. Quei sette lunghi minuti, prima di ricevere il segnale radio che dice «sono vivo», sono un capolavoro drammaturgico. Hollywood non avrebbe saputo fare di meglio.

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