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Questo articolo è stato pubblicato il 14 ottobre 2012 alle ore 17:01.

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La televisione, che una volta era il medium "nuovo" per eccellenza, oggi appare un residuo del passato: rigida, monodirezionale, livellatrice al minimo comune denominatore. Tutto il contrario del web, i cui contenuti vengono selezionati e a volte addirittura creati dall'utente. Per non essere sorpassata, la tv deve adattarsi. Ed è quello che sta per fare, grazie ai cosiddetti metadati.

Il concetto è già largamente usato nel mondo informatico. Si definiscono metadati tutti i dati aggiuntivi che descrivono il contenuto di un file. Per esempio, una foto digitale contiene metadati che descrivono quando e come è stata scattata. Associare ai programmi televisivi metadati che ne descrivano il contenuto è lo scopo della nascente tecnologia Cam (Content augmenting media), che rivoluzionerà la fruizione televisiva. Permette, infatti, di cercare un programma non in base al canale, ma al contenuto: posso, per esempio, dire al televisore di cercare una partita di pallavolo, evitando di scorrere decine di emittenti.

La ricerca può essere automatizzata. Un televisore "smart", dopo essere stato programmato dai telespettatori, sarà in grado di selezionare, registrare o scaricare contenuti per creare un palinsesto "su misura", senza che sia più necessario intervenire.
In più, sarà possibile condividere sui social network le proprie scelte o commentarle in diretta con gli amici. Le emittenti potrebbero avvalersi di questo feedback modificando all'istante la programmazione in base al gradimento degli spettatori, e fornendo loro programmi e pubblicità tagliati in base alle loro scelte.

Ce ne ha parlato Andrea Basso, ingegnere italiano attualmente direttore di ricerca presso gli AT&T Labs, in occasione del simposio sulla "smart tv" tenutosi la settimana scorsa a Lugano contestualmente al Premio Möbius Multimedia. Secondo Basso, il sistema Cam sarà sostanzialmente compatibile con gli standard tv attuali. «I formati video come Mpeg prevedono già l'inclusione di metadati, come definito ufficialmente presso l'European Broadcasting Union. L'inclusione nelle trasmissioni in diretta è una tecnologia ancora cutting edge, ma non sarà difficile incorporarla nei sistemi attuali».

In ogni caso, la modalità di trasmissione dei metadati dipenderà dal modello di business scelto. «È anche possibile che il fornitore dei metadati sia diverso da quello dei programmi, e trasmetta attraverso Internet e non attraverso l'etere. Siamo ancora troppo agli inizi per dire come il modello si evolverà, anche se esistono già aziende produttrici di metadati in attività».

Ma a che punto siamo oggi? Le smart tv odierne rappresentano veramente la "convergenza" tra tv e web? La risposta di Basso è positiva, ma solo parzialmente. È vero che le smart tv attuali accettano contenuti da entrambi i mondi, ma è necessario «rendere la fruizione più "orizzontale": nelle smart tv odierne ogni provider fornisce contenuti ricercabili solo separatamente, non è ancora possibile una ricerca globale. Il concetto di canale televisivo scomparirà quasi del tutto, anche se continueranno a esistere "appuntamenti" con eventi che ha senso guardare a un determinato orario: per esempio, la partita con gli amici».
Ma il lato sociale della televisione non si esplicherà solo in occasione di eventi, dato che la possibilità dei televisori di accedere alla "cloud" permetterà di accedere facilmente anche a contenuti prodotti dagli spettatori stessi. Questa è in parte già una realtà: «Sulle smart tv di oggi è già possibile accedere a YouTube, il provider di contenuti autoprodotti per eccellenza».

Di fronte a questa visone del futuro, ci siamo domandati se gli spettatori gradiranno di vedere le proprie abitudini tracciate dalle emittenti. Inoltre c'è da chiedersi se una personalizzazione così estrema non chiuda il telespettatore in un guscio impermeabile agli influssi non richiesti. Secondo Basso, «perché il tracciamento non venga percepito come un'intrusione e un pericolo è necessario creare modelli in cui lo spettatore sia remunerato per aver condiviso le informazioni, e possa controllare con precisione cosa viene condiviso. Quanto ai pericoli dell'eccessiva personalizzazione, i sistemi attualmente allo studio sono basati non solo sui "trend", ma anche sulla "discovery", proponendo con una certa frequenza qualcosa che esuli dalla programmazione abituale. Una minestra servita sette giorni la settimana perde ogni sapore».
Tutto questo non va immaginato necessariamente solo nel classico soggiorno: la caratteristica della tv del futuro è quella di essere onnipresente. E ciò sarà ancora più vero quando anche in Europa si diffonderanno le reti LTE, che con la loro grandissima ampiezza di banda e l'eliminazione dei ritardi nello scambio di pacchetti dati porranno le basi per avere una tv interattiva su qualsiasi dispositivo.

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