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Questo articolo è stato pubblicato il 24 novembre 2012 alle ore 20:15.

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L'agricoltura intensiva richiede soluzioni sempre più integrate, che tengano conto scientificamente di ogni aspetto del processo della coltivazione. Ma chi si limita a coltivare l'orto sotto casa può ugualmente sfruttare la tecnologia per ottenere risultati migliori?

La risposta è sì, perlomeno per chi è disposto ad affrontare l'agricoltura alla maniera di un "artigiano digitale": oggi l'ambiente dei "maker", cioè di coloro che attraverso la tecnologia intendono riscoprire il piacere di "fare con le proprie mani", mette a disposizione gli strumenti per applicare l'elettronica alla coltivazione con una spesa contenuta.

Il miglior esempio di questo tipo è un progetto creato da due ragazzi texani, Samuel Bagot e Bill Bratton: Horto Domi. È stato finanziato grazie a una raccolta fondi su Kickstarter, il sito di crowdfunding che ha permesso a molti progetti (dischi rock, lungometraggi, videogiochi, tecnologia...) di decollare sfruttando il finanziamento diffuso di milioni di utenti. Horto Domi ha superato nello scorso maggio la cifra di 10.000 dollari necessaria a partire, e ora sono stati diffusi gli schemi che permettono a chiunque di realizzarlo a casa propria, secondo i principi dell'Open Source Hardware.

Horto Domi significa in latino "con l'orto a casa", ma riecheggia anche l'inglese "dome", cioè "cupola". Si tratta infatti di una serra a forma di cupola geodesica, di un paio di metri di diametro, dotata di una serie di sistemi per automatizzare la coltivazione. Il suo cuore è una scheda Arduino, il circuito open source creato dal professore italiano Massimo Banzi e che è oggi alla base della stragrande maggioranza dei progetti di tecnologia "dal basso".

Lo scopo ideale di Horto Domi è di permettere di «coltivare qualsiasi cosa, ovunque e in qualunque momento». Il progetto prevede sensori di temperatura e umidità, che permettono al software fatto girare su Arduino di monitorare la situazione all'interno della serra, controllando irrigazione, illuminazione, riscaldamento, rilascio di fertilizzanti e persino di lombrichi per smuovere il suolo. Il tutto pilotabile anche a distanza tramite smartphone.

Il progetto si autodefinisce "oltre il biologico", e in teoria dovrebbe permettere a chiunque di coltivare i propri ortaggi in modo semiautomatico e senza l'uso di pesticidi. Sarà certamente necessario del tempo perché si accumuli l'esperienza necessaria per programmare le piccole serre in funzione delle differenti coltivazioni. Ma potrebbe essere l'inizio di una piccola rivoluzione agricola.

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