Storia dell'articolo
Chiudi

Questo articolo è stato pubblicato il 01 dicembre 2012 alle ore 14:10.

My24
(Reuters)(Reuters)

Sony, Panasonic, Sharp: tre nomi storici dell'industria hi-tech. Tre marchi (il primo soprattutto) che hanno caratterizzato l'invasione dell'elettronica di consumo nelle case di tutto il pianeta, anche quelle italiane. Marchi che fino a poco tempo fa erano la prima scelta di acquisto di milioni di persone per ciò che concerne televisori, telecamere e ad altri device digitali. Da qualche tempo, però, a farla da padroni sono le aziende coreane, Samsung in testa, mentre in prospettiva avanzano quelle cinesi, con Lenovo a fare da locomotiva nei personal computer e la semisconosciuta Hisense a muovere i primi passi nel mercato Usa delle Tv ad ultra definizione 4K. Per i giganti giapponesi competere su scala globale è per farla breve sempre più complicato, anche in un mercato – quello americano – che le ha viste da sempre protagoniste e che oggi le condanna per un rapporto qualità-prezzo loro sfavorevole.

Le notizie di questi giorni confermano la tendenza. Sharp è vicina (lo scrive il Wall Street Journal) a formalizzare un accordo con Intel e Dell per un innesto di liquidità quantificato complessivamente in 240 milioni di dollari. Un altro partner a stelle e strisce molto interessato ad entrare, con una quota di minoranza, nel capitale della compagnia nipponica è Qualcomm. Le misure di cost saving (taglio del personale e vendita di alcuni asset non strategici) adottate da Sharp nel recente passato non sono state sufficienti a ridare fiato a un bilancio singhiozzante, con ricavi scesi del 16% nel primo semestre dell'esercizio corrente e una perdita netta salita a oltre 387 miliardi di yen (4,6 miliardi di dollari, che dovrebbe lievitare a 5,7 miliardi alla chiusura dell'esercizio). Sul piatto la compagnia di Osaka può mettere tecnologie all'avanguardia nel campo dei pannelli: Igzo (Indium gallium zinc oxide), che esordirà il prossimo anno), e Lpts (Low Temperature PolySilicon Lcd), per i processi produttivi. E sono gli asset che permettono di fare cassa e che fanno gola ai produttori hi-tech americani.

Le ultime che arrivano da casa Sony, invece, riguardano la possibiltià che il gigante di Tokyo – anch'esso alle prese con una situazione finanziara problematica – possa vendere la divisione Energy Devices, quella che produce le batterie agli ioni di litio per i notebook. Divisione che impiega 2.700 dipendenti, con un fatturato di 1,74 miliardi di dollari, e che ha registrato nel terzo trimestre un calo del 40% del volume di unità prodotte (circa 74 milioni, pari a una quota del 7% in un mercato dominato da Samsung) rispetto ai primi tre mesi del 2008. Al business delle batterie è fortemente interessata, secondo varie fonti, il colosso taiwanese Hon Hai Precision Industry, gruppo di cui fa parte anche la Foxconn e candidato a rilevare la quasi totalità degli impianti di produzione di Sharp. Ridurre i costi e generare positivi flussi di cassa è una delle priorità sul tavolo del Ceo Kazuo Hirai; liberarsi delle attività non più strategiche è una delle strade "obbligate" per ridare slancio al business dei prodotti di elettronica di consumo, penalizzati negli ultimi mesi dalla forte contrazione delle vendite di Tv.

Commenta la notizia

Shopping24

Dai nostri archivi