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Questo articolo è stato pubblicato il 07 dicembre 2012 alle ore 20:08.

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Call of Duty: Black Ops IICall of Duty: Black Ops II

Quel miliardo di dollari di incassi in soli sedici giorni per un videogioco è un numero che va interpretato. Non va preso insomma alla leggera, anche quando il titolo in questione è Call of Duty: Black Ops II, vale a dire il nuovo capitolo della serie dei record quella che ha incassato di più nella storia del videogame. Neppure Avatar ha guadagnato così tanto e così velocemente.

Ma la performace di Activision non è la comferma del definitivo sorpasso del mezzo videoludico sul cinema. Una serata davanti al grande schermo non è paragonabile in termini di intrattenimento orario alle giornate passate davanti a una console. Il confronto ha poco senso anche se si prende come unità di misura il prezzo: 7 euro a spettacolo è quasi nove volte inferiore al costo di copertina di un videogiogioco per console. Tuttavia il signore di tutti gli sparatutto dimostra non tanto e non solo il successo di un genere. (costano un sacco di soldi ma raramente non raggiungono il traguardo del break even). Quanto invece il prevalere del gioco attivo su modalità di fruizione più passive soprattutto per quel pubblico che ama immergersi in scenari di guerra o comunque ad alto tasso di adrenalina.

Questa la tesi dell'industria videoludica più danarosa che non vuole smettere di investire su questo genere. Ma anche di taluni critici dei media. Girovagare in un ambiente in 3d con un fucile in mano mirando alla testa dei nemici offre una esperienza diversa dell'immersione dentro un capolavoro come Apocalypse Now. Tuttavia, il miliardo di dollari di Call of Duty e la crisi che stanno attraversando a Hollywood i film d'azione sembrano dimostrare che una riflessione in questo senso va fatta. Autori nati per il grande schermo sempre più spesso passano alle console. Anche il pubblico sta cambiando.

Le "traduzioni" di videogiochi di successo su grande schermo non accennano a diminuire (Resident Evil, Tomb Raider, Hitman, per fare alcuni nomi), anzi, i primi dieci film di questo tipo hanno incassato poco più di un milardo e mezzo di dollari con Prince of Persia che da solo ha superato i 335 milioni. Non parliamo certo di capolavori, anzi alcuni urlano vendetta, e quando non sono produzioni a basso costo puntano tutto su inquadrature audaci su avvenenti star del cinema. Eppure, un seguito queste pellicole l'hanno, forse perché promettono una esperienza di interattività così personale e unica che il cinema non sa e non può mantenere.

Il gioco (la recensione)
Il discrimine tuttavia è però sempre rappresentato dalla qualità del gioco. Call Of Duty: Balcks Ops II non è un titolo come gli altri. Anzi, probabilmente rappresenta il miglior episodio della serie Call of Duty. Gli sviluppatori di Treyarch hanno superato loro stessi confezionando un titolo che per la prima volta ha trama e gameplay sempre credibili. L'azione saltabecca nel tempo e nello spazio; dagli anni Settanta al 2025 muovendosi tra la vecchia e "la nuova" Guerra fredda. L'analisi è come al solito poco sorprendente. Antagonista degli americani sarà la Repubblica Popolare Cinese, che ha invaso la costa occidentale per cercare terre rare. Filo conduttore i ricordi dell'agente della Cia Frank Woods, ormai costretto su una sedia a rotelle. I personaggi sparanti invece sono Harper e Mason. sulle tracce del criminale internazionale Menendez. Per la prima volta la sceneggiatura – scritta da David S. Goyer (The Dark Knight Rises), Trent Reznor (The Social Network) – non è un succedersi di mappe di gioco ma finalmente ha un senso e vive di vita propria. La modalità single player è quella più riuscita.

I ragazzi di Treyarch sono riusciti anche a rendere l'esperienza di gioco meno pilotata del solito. Lo sparatutto si apre a finali differenti e può essere rigigiocato modificando eventi e quindi l'adamento delle missioni. Su altissimi livelli il sonoro e la ricostruzione del teatro di guerra (due cavalli di battaglia che rendono Call of Duty unico nel suo genere). Un pò stucchevole invece il ricorso a gadget tecnologici delle guerre del 2025 (droni, tute alari e guanti alla Uomo Ragno e via dicendo). Sono certamente spettacolari ma distraggono dall'immersione nell'azione. In questo senso è apprezzabile il tentativo di inserire elementi strategici all'interno di un genere brutale e piatto come quello dello sparatutto. Nulla da dire infine sulla modalità multiplayer che risulta solida e ben progettata sotto il profilo delle mappe. Da dimenticare invece l'avventura degli zombi. Doveva essere nelle promesse degli sviluppatori una campagna a sé. Purtroppo invece risulta un pò troppo ripetitiva. Peccato, una occasione mancata. Ma complessivamente è piccolo, piccolissimo neo.

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