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Questo articolo è stato pubblicato il 24 dicembre 2012 alle ore 12:24.

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Da poche settimane possiamo pagare nei negozi con il cellulare, via Nfc (contactless), anche in Italia. Se non ce ne siamo accorti, non è colpa nostra: banche e operatori hanno lanciato i servizi in sordina. Motivo: gli accordi tra le parti sono ancora incompleti e quindi gli utenti possono attivare il servizio solo se rispettano un puzzle di fattori; avere un certo conto corrente, una certa carta di credito, un certo operatore ed essere di una certa città. In più, devono avere un cellulare con Nfc.

È il problema degli attuali servizi Nfc italiani, a quanto si evince da una ricognizione fatta da Nòva24. Ma il valzer degli accordi va avanti spedito ed è condizione comune dei servizi Nfc in tutto il mondo. Solo nelle ultime due settimane, Samsung e Blackberry hanno fatto passi in questo senso. Il primo si è accordato con Visa per integrare in modo sicuro, all'interno del cellulare, i dati della carta di credito dell'utente. Il secondo ha lanciato un test con la banca indonesiana Pt Permata per procedure di pagamento basate sul proprio sistema di Messenger.

«All'estero i dati degli utenti sono in un chip sicuro all'interno del cellulare. Così ha fatto Google negli Usa e anche l'accordo Samsung-Visa va in questa direzione. In Italia invece i dati sono nella sim», spiega Valeria Portale, responsabile di questi temi alla School of management Politecnico di Milano. Google ha adottato un terzo modello tecnologico: custodire i dati della carta nella cloud. L'utente italiano per pagare via Nfc deve invece procurarsi una sim speciale ed essere correntista di una banca che la supporti.

Situazione semplificata solo da Poste Mobile, la cui sim è associabile al conto Bancoposta e alla carta Postepay. Da dicembre è possibile pagare in questo modo ovunque ci sia un lettore pos contactless (negozi, uffici postali e presto anche i postini li avranno). Ma per ora le speciali sim sono richiedibili solo in 5 uffici postali di Milano e provincia. L'altro servizio commerciale Nfc è Tim Wallet, ma le sim sono solo in negozi Tim di Milano. In più, bisogna avere un conto Intesa San Paolo associato a una carta di credito Visa. «In estate apriremo ad altre due città ed entro fine anno faremo il lancio massivo», spiegano da Telecom.

Intesa si sta muovendo in parallelo e «tra aprile e maggio» lancerà il servizio, Paypass, che supporterà sim di vari operatori: certo Telecom Italia e Nòverca, ma la banca sta trattando anche con Wind e Vodafone. Quest'ultimo lancerà anche un proprio servizio – si prevede a settembre – Smartpass Nfc, a cui l'utente potrà associare i dati dell'omonima carta di credito di Vodafone o quelli di una banca supportata. Sperimentazioni simili in corso anche tra Bnl (servizio Youpass), 3 Italia e Vodafone, e starebbe per associarsi anche Wind. Insomma, l'utente potrà scegliere se mettere sullo smartphone l'app del servizio del proprio operatore o quella della propria banca. O entrambe, a seconda della comodità. Con l'app paga nei negozi, ma i dati sono sempre nella sim mentre a gestire il pagamento è sempre la banca.

La previsione è che entro il 2013 tutti gli operatori supporteranno tutte le banche principali (e viceversa) ed entrambi i circuiti di carte: i tasselli del puzzle si stanno completando. «È il 2013 l'anno in cui l'Nfc italiano sarà compiuto», prevede Portale. Secondo il Politecnico entro dicembre saranno 170mila i pos contactless e 6 milioni i cellulari Nfc in circolazione.

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