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Questo articolo è stato pubblicato il 25 ottobre 2013 alle ore 12:02.

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Non ci vuole molto per capire che quelli dall'altra parte del vetro sono messi come voi: male. Anzi, malissimo. E che nonostante la concorrenza di colossi anche raffinati come Grand Theft Auto V (Rockstar Games) o Beyond. Due anime (Quantic Dream), fra i giochi del momento il minuscolo Papers, Please svetti.

Sviluppato per Pc dall'indipendente Lucas Pope e disponibile in rete (su dukope.com e Steam) a 8 euro e 99, Papers, Please inscena la vostra vita, dura appunto, nel fittizio stato comunista di Arstotzka, reduce da un conflitto annoso con la vicina Kolechia.

Se già non fossero intuibili le condizioni morali ed economiche delle rispettive popolazioni basterebbe la background story a fugare ogni dubbio: vinto alla lotteria – appunto – un posto da ispettore, siete spediti alla frontiera di Grestin col compito di decidere per conto del Ministero dell'Immigrazione a chi far attraversare il confine.

E ci vuol poco, si diceva, per capire che dall'altra parte del vetro ogni immigrante ha una storia diversa per quanto, di molti, l'esigenza sia la medesima: so-pravvivere. D'altro canto condividete la stessa compli-cazione: coi soldi raggranellati ogni giorno grazie alla qualità delle vostre selezioni, a casa dovete provvedere a moglie, figlio e zio, bisognosi di cibo, riscaldamento e medicine.

Per descrivere Papers, Please mancherebbero ancora quella marcia bitonale spacciata per colonna sonora, i dialoghi in stile simlish - leggasi incomprensibili se non fosse per i testi sovrimpressi - e una grafica che definire minimale sarebbe generoso: lo stile evoca l'estetica sovietica così come l'avrebbe riprodotta una console a 8 bit nel 1982, anno in cui il gioco è ambientato. Ma credere che questi elementi identifichino un gioco povero sarebbe peccare di superficialità.

Papers, Please via via complica uno schema ludico apparentemente semplice, addirittura gestibile con un tasto del mouse: attraverso l'analisi di passaporti e do-cumenti assortiti distinguere una madre di famiglia da un terrorista pronto a farsi esplodere a bordo schermo non è cosa banale. Districarsi nel labirinto dei requisiti necessari all'ammissione, che l'irremovibile Ministero rende viepiù stringenti, può peraltro rendere più difficile, e quindi lento, il vostro lavoro. Con conseguenze gravi sulla paga quotidiana – sì, siete un ispettore a cottimo. A quel punto decidere come investire il magro stipendio può determinare la felicità o la dipartita dei vostri cari (altrimenti nota come game over). Tutto senza dire dei tentativi di corruzione, dei clandestini che forzano i muri di cinta e delle biografie superbe che gli interrogati sfoderano.

Papers, Please incorpora insomma le migliori ca-ratteristiche dell'indie contemporaneo: idee innovative, costi di produzione contenuti, ampi margini di guadagno e un gameplay semplice ma altamente immersivo in barba alla grafica d'antan. Non ultima, una profondità rara nel cogliere il suo tempo, interpretandone in chiave ludica anche le criticità.

In molti hanno intravisto fra le geometrie grossolane di Papers, Please i riflessi di pellicole come Le vite degli altri (di Florian Henckel von Donnersmarck, 2006), o di serie tipo The Americans (di Joe Weisberg, via ca-vo su FX, 2013). Per non citare i rimandi drammatici alla cronaca dei nostri giorni.

Quel che tuttavia nessun film o rimando può fare è calare chi lo guarda al di qua del vetro, dove le vite de-gli altri si possono cambiare usando il mouse; dove, pur in un mondo sintetico, è possibile scoprire che i confini fra controllo e oppressione, o profugo e clandestino sono labili. E che in molti sono messi come voi/noi.

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