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07 gennaio 2014

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Tecnologie GadgetPerceptual computing, Intel presenta Real sense 3D e promette interazioni uomo-macchina più "umane"

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Perceptual computing, Intel presenta Real sense 3D e promette interazioni uomo-macchina più "umane"

L'impressione è quella di assistere a una incarnazione più casalinga di Minority report. Al posto di Tom Cruise davanti a un megaschermo di vetro ci sono persone che muovono le mani davanti al proprio tablet o portatile. Intel al Ces di Las Vegas dimostra di voler fare sul serio con la sua visione del futuro del computer percettivo presentando Real sense technology, una sorta di Kinect miniaturizzato che permette di comprendere il linguaggio naturale, riconoscere gli oggetti, le espressioni del viso e interpretare il movimento delle mani.

Apparentemente nulla di nuovo. Dispositivi di questo tipo sono già sui televisori e nella macchine da gioco. Ma Real sense è il primo di una famiglia di prodotti nati appunto per rendere concreto il perceptual computing, una visione nata l'anno scorso che vuole le macchine e i computer dotati di sensi e quindi capaci di di percepire le intenzioni degli utenti.

A differenza di Kinect di Microsoft, la periferica lanciata nel 2010 nata per vivere sopra (o sotto) il televisore e studiato per interpretare il linguaggio del corpo in chiave ludica, la tecnologia di Intel si concentra su una distanza più limitata, vuole entrare nei tablet e nei computer portatili e quindi si accontenta guardare più da vicino l'utente quando è davanti al computer, Alla Intel la definiscono la prima e più piccola integrazione di sensore di profondità e camera 2D con software di riconoscimento vocale. In effetti, la scheda mostrata la Mandalay Hotel, ha lo spessore di una fiche ed è poco più lungo di una penna. La telecamera è a colori e ad alta definizione 1080p e il software è una versione aggiornata e ad hoc del celeberrimo Dragon Assistance di Nuance. A lavorare a questa visioni sono molti attori a partire da Microsoft per poi passare a 3D Systems.

Autodesk e DreamWorkd. Nelle numerose demo mostrate, ha impressionata quella del tablet che inquadrando un pupazzo lo distingue dal contesto. Una operazione semplice per un umano, meno per una macchina. Tuttavia, non convince ancora la sostituzione della voce al tatto (o all'accoppiata mouse e tastiera): le tecnologie di riconoscimento vocale non sono ancora mature. L'impressione di fondo però è che Intel stia portando alle masse una tecnologia che non la vede come pioniere.

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