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Questo articolo è stato pubblicato il 03 febbraio 2014 alle ore 09:46.

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La console è mia e ci faccio quello che voglio. Non è un capriccio ma un pronunciamento della Corte di giustizia europea leggermente modificato nei termini ma non nella sostanza. La sentenza è arrivata in seguito a una richiesta del tribunale di Milano, che era stato investito da una causa della Nintendo contro Pc Box, azienda italiana che vende Wii modificate. Dopo la modifica le console possono leggere file mp3, filmati ma anche, e qui sta la furia giapponese, videogiochi pirata. La sentenza della corte però tronca di netto il problema: la modifica può essere fatta ed è legale purché non venga usata per eludere le misure tecnologiche di protezione dei giochi. In parole povere, con la console possiamo fare ciò che vogliamo, basta non infrangere il diritto d'autore. «A noi sta bene che l'utente faccia ciò che vuole con la console», afferma al Sole 24 Ore il general manager di Nintendo Italia, Andrea Persegati, «Il punto è che nel cento per cento dei casi chi usa sistemi di elusione delle protezioni lo fa per giocare con giochi piratati». Di qui il dubbio: «Chi si prende la briga di usare un sistema del genere solo per suonare un mp3? Ciò che dice la decisione non è niente di nuovo, il punto non è se si possa o meno eludere la protezione per suonare mp3 ma se chi lo compra lo fa per l'mp3 o per i giochi piratati».
Non abbiamo una risposta, e forse è meno scontata di quanto si pensi. Accanto a chi modifica solo per giocare gratis infatti c'è un fitto sottobosco di creativi che trasforma le potenti macchine da gioco per altri scopi. Il punto di partenza è il pensiero laterale: basta spostare lo sguardo per vedere che dietro a controller, console, telecamere o tablet si nasconde un mondo di sensori altamente tecnologici resi economici dalla produzione di massa. Il Wiimote, per esempio, non è solo il controller della Wii, è anche un device che può rilevare il movimento a distanza e impartire comandi, una scatolina bianca con sensori ottici, bluetooth e accelerometro che può determinare la propria posizione nello spazio. Il tutto, e questo è il punto, per una trentina di euro. La Rete è piena di progetti che fanno di quel parallelepipedo un portento. C'è chi lo connette al Mac o al PC per avere un mouse che si muove insieme alle nostre mani o alla testa e chi, come il giovane cinese He Zhao, ha creato una batteria senza bacchette né piatti. Basta muovere i Wiimote in aria e far finta di colpire una porzione di spazio di fronte a sé per far suonare tamburi, rullante o tom tom. Per la grancassa ha adattato la Wii Balance Board, la piattaforma per fare fitness che rileva i movimenti dei piedi.
Microsoft ha fatto un ulteriore passo avanti e non solo tollera ma incentiva la modifica delle sue creazioni. La protagonista in questo caso è Kinect, la telecamera della Xbox 360 completa di doppio sensore di profondità a raggi infrarossi e microfoni. Uscita nel novembre 2010, ha spalancato le porte al gesture control, il controllo gestuale, e nel marzo scorso Microsoft ha reso accessibile il codice per incentivarne usi diversi dal gaming. La decisione in realtà ha semplicemente preso atto di un dato di fatto: sono più di tre anni che la Kinect viene usata per ogni sorta di esperimento e tra i maker è un'autentica celebrità. Telecamera e microfoni infatti hanno fornito occhi e orecchie a più di un robot. Un caso eccellente è il PR2, automa sviluppato dalla californiana Willow Garage che sfrutta la periferica per scansionare le immagini e controllare i movimenti delle braccia. L'occhio digitale da 100 euro è stato usato anche per acquisire modelli tridimensionali di oggetti reali. Basta un computer, un programma e una stampante 3D per creare la propria postazione casalinga per la riproduzione della realtà. Al momento le aspettative sono tutte per il nuovo modello di Kinect, quello venduto insieme alla Xbox One, che è in grado di vedere anche al buio, riconoscere fino a sei persone contemporaneamente e rilevare il battito cardiaco. Gli sperimentatori in ambito medico sono già al lavoro.
Oltre al console modding, la modifica delle console, ci sono i tablet. È un terreno di sperimentazione più recente e il motivo è squisitamente economico. In pochi potevano permettersi di smanettare su un iPad appena uscito, visto il prezzo e il decadimento della garanzia, ma ora che sono passati tre anni il primo modello si trova intorno ai 150 euro. Andando oltre le app e il sistema chiuso di Apple, qui siamo di fronte a un computer completo di monitor, interfaccia touch, una discreta potenza di elaborazione e connessione senza fili oltre a una scocca sottilissima che consente di metterlo ovunque. Usarlo come computer di bordo di un'automobile è scontato, già visto, farne il centro pulsante della domotica casalinga è il nuovo eldorado dei maker. Sono in molti a inserire i tablet direttamente nel muro, come fosse un termostato, per poi connettervi telecamere a circuito chiuso, sensori che controllano l'apertura di porte e finestre ma anche casse audio wi-fi sparse in giro per la casa. In preda a un'autentica furia creativa del tutto fine a se stessa c'è chi ci fa girare Windows '95, chi ci carica i giochi del Nintendo (occhio però, è illegale) e chi ha inserito l'iPad nella scocca di un Macintosh del 1984. Non c'è un motivo a tutto ciò e non deve esserci. Il punto è pensare sempre fuori dagli schemi e ora che una sentenza ce lo permette non si vede perché non dovremmo farlo.

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