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Questo articolo è stato pubblicato il 14 aprile 2014 alle ore 12:10.

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Inizia (col giallo) l'avventura del primo portale di social bombing all'italiana, Socialbombing.org. Che, a dirla tutta, si presenta come «il primo aggregatore mondiale delle missioni social». L'obiettivo? Uno tra tutti, chiedere al ministro della Cultura, Dario Franceschini, di «non fare retromarcia» e «non introdurre» il balzello su smartphone e tablet a uso e consumo della Siae. Il risultato? Le campagne di pressione hanno successo. Così tanto che Twitter s'impensierisce e ci mette un freno, bloccando la piattaforma.

Il portale web nasce con uno spirito internazionale ed è stato fondato da un italiano residente a Londra, Marco Camisani Calzolari. L'azienda è inglese, la stessa che qualche anno fa ha lanciato il sito internet Livepetition.org, la cui traduzione italiana è Firmiamo.it. Oggi con Socialbombing.org l'obiettivo è riempire i social network di messaggi affinché si possa misurare e far sentire la volontà del popolo di internet di trasmetterli... Ognuno può creare la sua missione, tanto che lo slogan della nuova piattaforma è: «Make yourself heard».

Online da una settimana, Socialbombing.org consente di creare una specie di meccanismo virale, trasformando gli hashtag in trand topic e aumentando le condivisioni. Ad ogni "bombarolo" viene data la possibilità, una volta inviato il messaggio, di includere un altro influencer che il sito web già pre-registra sulla piattaforma. In questi giorni, oltre alla campagna indirizzata all'attuale ministro Franceschini, ne sono state attivate altre due: una per la salvaguardia dell'ulivo, come patrimonio nazionale, che ha come bersaglio Nichi Vendola; un'altra internazionale indirizzata al comitato per il premio Nobel per candidare papa Francesco al Nobel per la Pace.

Il portale - che, come recita il sito, «mette a disposizione uno spazio virtuale per lanciare una missione su un dato tema e, allo stesso tempo, consente a chiunque di aderire alle missioni esistenti» - sfrutta la possibilità di far arrivare a un destinatario lo «stesso tweet di protesta o proposta» un numero potenzialmente illimitato di volte, rendendo così il messaggio "ineludibile". Un modo di fare che Twitter considera borderline allo spam e quindi "sanzionabile" in base alle regole in vigore presso il sito con base a San Francisco.

Twitter giovedì sera scorso ha così bloccato la possibilità di accedere al social network direttamente dalla piattaforma: «Abbiamo subito sostituito lo script - afferma Marco Camisani Calzolari - e adesso l'utente deve loggarsi tramite un pop up prima di inviare il messaggio, rendendo solamente più difficile l'uso della piattaforma».

Destino, quello della chiusura per violazione delle regole, toccato a suo tempo anche a Thunderclap, il sito usato (persino) dalla Casa Bianca per amplificare la portata social delle sue campagne. Semplificando all'osso: l'idea di base è quella di raggruppare sotto una stessa bandiera una moltitudine di messaggi per poi rilasciarli in un sol colpo nel mare magnum di Twitter, smuovendo così i trending topic e raggiungere visibilità. Che poi è quanto speravano di ottenere gli autori della campagna #iniquocompenso - firmata, tra gli altri, anche dall'associazione dei consumatori Altro Consumo - lanciata per solleticare la sensibilità del ministro Franceschini.

«La vera novità - spiega Marco Camisani Calzolari, imprenditore milanese con base a Londra e fondatore di Socialbombing.org - è la possibilità di aggregare azioni che fino a ieri erano sparse o singole. Al contrario delle petizioni online, non bisogna aspettare un certo numero di adesioni prima di poter iniziare a far pesare il messaggio. E poi è tutto trasparente: i numeri sono pubblici, facilmente controllabili». Insomma, nell'era della accountability a oltranza, anche il messaggero non si può permettere zone d'ombra. Come, ad esempio, dati sensibili alloggiati al sicuro nei server degli aggregatori di petizioni.

Twitter che rema contro ovviamente non è un buon viatico per chi vuole fare la rivoluzione. Tra i nodi da sciogliere, le chiavi di accesso che Twitter mette a disposizioni dei produttori di app terzi. «Ci hanno impedito di postare per conto degli utenti della piattaforma», spiega ancora Camisani Calzolari. Il metodo, pur non essendo automatizzato, perché coinvolge utenti reali, potrebbe infatti far pensare ad un'armata di "robot" - profili fasulli - in agguato. Destino amaro per chi è diventato noto proprio smascherando l'uso pesante di bot nei profili di aziende e politici (uno su tutti Beppe Grillo). «In realtà - conclude il creatore di Socialbombing.org - è l'esatto opposto: lo spam è un'azione ripetuta non voluta, mentre qui esiste in quanto attivismo».

L'altra novità sta poi nel coinvolgimento di legioni di influencer - 10mila per ogni Paese - nella diffusione del messaggio. In pratica ogni volta che un utente aderisce a una campagna, lo stesso tweet viene inviato, oltre che al destinatario, ai "twitterati" più influenti. È nata così, ad esempio, la battaglia racchiusa dietro l'hashtag #iniquocompenso lanciata contro la tassa sui telefonini e pc indirizzata al ministro Franceschini. Il portale web Socialbombing.org ha riscosso molti consens, tanto che da giovedì a ieri a oltre 5mila persone è stato impedito di unirsi alla protesta dopo che Twitter ha bloccato la piattaforma.

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