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Questo articolo è stato pubblicato il 26 gennaio 2015 alle ore 11:58.
L'ultima modifica è del 26 gennaio 2015 alle ore 12:05.

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Il prezzo del digitale fa notizia, in questi giorni: riscalda gli animi nella polemica, spinge i consumatori a invocare sconti o a protestare per rincari. Segno di un’economia digitale che ormai raccoglie l’interesse di un pubblico allargato. Dal primo gennaio si sono fatte sentire due novità: Apple ha aumentato i prezzi delle app in molti Paesi (europei e non), mentre Altroconsumo ha denunciato all’Antitrust gli editori di ebook accusandoli di non aver ridotto i prezzi in linea con il calo dell’Iva (dal 22 al 4 per cento).

La mossa di Apple è articolata. In una mail agli sviluppatori, Apple la motiva con i nuovi «tassi di cambio» ma anche con le «modifiche dell’Iva». Dal primo gennaio, infatti, è entrata in vigore una nuova direttiva europea, l’Eu Vat, sui servizi digitali, che prevede si debba pagare l’Iva in base al luogo di acquisto e non più al luogo di vendita.

E tuttavia Apple ha deciso che le differenze di Iva tra i vari Paesi Ue si rifletteranno non sul prezzo delle app, che subisce un rincaro identico in ogni Stato membro, ma sui profitti realizzati. Ciò che costava 89 centesimi ora costa 99; si passa da 1,79 a 1,99 euro, da 2,69 a 2,99 e così via.

Altri aumenti, per i nuovi tassi di cambio, sono avvenuti in Canada, in Norvegia e in Russia, mentre in Islanda il prezzo è calato. «Non credo alla motivazione ufficiale di Apple», ribatte Daniele Pelleri, fondatore della startup AppsBuilder. «È possibile che abbia colto le novità di cambio e Iva come giustificazione per aumentare i propri profitti dalle app. Del resto ha sempre sfruttato a proprio vantaggio il cambio, ignorandolo quando le serviva: vendendo allo stesso prezzo computer e cellulari in euro e dollari», aggiunge.

Diversa la prassi scelta da Google, che, contattata da Nòva24, fa notare che «i prezzi li decidono gli sviluppatori» e che dal primo gennaio l’utente è chiamato a indicare, sul Google Store, il Paese di residenza per l’applicazione dell’Iva corrispondente. «Non ci sono stati necessariamente ricavi». Il motivo è che Google prima seguiva l’Iva irlandese, che è più alta della media europea. A differenza di Apple, che invece applicava la bassa Iva lussemburghese.

La novità del primo gennaio ha messo in evidenza, ancora una volta, le differenze strategiche tra i due rivali.

Ancora non è chiaro come il nuovo sistema di Iva impatterà sugli altri store, per altri beni digitali come gli mp3 e i giochi online. E quindi se causerà rincari generalizzati in Italia.

«Al solito Apple fa da apripista, quindi aspettiamoci che la maggior parte degli altri negozi online seguirà sulla scia dei rincari nei prossimi mesi», prevede Neil Mawston, analista di Strategy Analytics.

Periodo turbolento anche per i prezzi degli ebook, ma solo in Italia, che ha deciso di sfidare le istituzioni Ue abbassando l’Iva al livello dei libri cartacei. Altroconsumo sostiene che gli editori non hanno ridotto i prezzi in modo corrispondente, sulla scorta di un’inchiesta di Dday.it pubblicata il 4 gennaio. «È una manovra scorretta», scrive Altroconsumo in una nota. «Gli editori si sono intascati tutti i benefici resi possibili da una riduzione dell’Iva. Questa è un’imposta sui consumi, pertanto ogni sua riduzione dovrebbe andare a vantaggio esclusivo dei consumatori».

Aie (Associazione italiana editori) smentisce, assicurando che i cali ci sono stati, tra la seconda e terza settimana di gennaio (quindi dopo l’inchiesta del magazine digitale Dday.it dedicato all’elettronica di consumo). Mondadori riferisce di aver ridotto del 12% e in media di un euro, portando a 9,99 euro il prezzo massimo di un ebook, «con l’obiettivo di promuovere il mercato digitale in Italia, dove siamo in evidente ritardo».

Comunque sia, questa nuova attenzione ai prezzi, che diventano leva strategica di posizionamento, è indice di una maturazione del mercato digitale. Anche in un mercato arretrato come quello italiano. Che qualcosa si stia muovendo lo dimostra, tra l’altro, il lancio della piattaforma Edicola italiana (martedì scorso), con 60 tra quotidiani e riviste in versione digitale, frutto di un accordo tra i principali editori.

Domanda e offerta sono diventate più attente al mercato digitale, che segna così un’avanzata inesorabile. «Forse i rincari delle app rallenteranno la crescita in Europa. Ma solo nel breve periodo. Nel mediolungo, resta un mercato ad alta crescita», dice Mawston.

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