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Un paparazzo nello spazio: la sonda New Horizons invia le prime foto di…

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ASTRONOMIA

Un paparazzo nello spazio: la sonda New Horizons invia le prime foto di Plutone

Finalmente abbiamo una bella immagine del lontanissimo Plutone scattata da vicino. Si fa per dire ovviamente dato che quella, eccezionale, spedita a terra dalla sonda Nasa New Horizons fra l'1 e 3 luglio, è stata presa da 13 milioni di chilometri, ma sempre pochissimi rispetto alla distanza media del (piccolo) pianeta: più di 5 miliardi di chilometri.

E' la prima scientificamente molto importante, ma tante altre ne seguiranno nei prossimi giorni in cui la sonda si avvicina a Plutone, fino al 14 luglio. Pur se ancora non ben definita, ha un effetto da “fuori fuoco”, che comunque ci lascia capire che il pianeta, come si sospettava, è “rosso” per le molecole di metano e idrocarburi depositate al suolo e probabilmente anche in una tenue atmosfera. L'altra caratteristica che ci meraviglia è la presenza di zone più scure, specie in uno dei due emisferi, quello inferiore, così come zone più limitate e chiare che sembrano esserci verso l'alto.

Sono i primi risultati inviati dalla New Horizons che, domenica scorsa, ha fatto sudare freddo al centro di controllo Nasa, dato che la sonda spaziale era andata da sola in safe mode, in sicurezza insomma, chiudendo computer e trasmissioni per esaminare un'avaria software. Tutto bene ora, confermato ufficialmente in una conferenza stampa ieri notte, e solo l' 1% dei dati scientifici è andato perso.

“Abbiamo perso una trentina di immagini, certo saremmo stati più contenti che il problema non sorgesse, ma la sonda ha ancora 6 giorni pieni prima di arrivare alla minima distanza da Plutone” ha affermato durante la conferenza stampa Alan Stern, il responsabile della missione da 600 milioni di dollari che sta andando alla bella velocità di 50.400 chilometri all’ora al suo incontro cosmico programmato, come detto, per il 14 luglio. Lanciato nel 2006 ha potuto usufruire di una spinta gravitazionale da Giove, noto come effetto fionda, grazie alla favorevole posizione dei ari pianeti. In pratica possiamo pensare a una biglia o pallina che entra in una larga buca e però ne esce più veloce grazie alla traiettoria, nel caso di Giove con una specie di “pedata” cosmica.

Il 14 Luglio New Horizons attraverserà di gran carriera il piano orbitale di Plutone e Caronte, il suo gigantesco satellite, parliamo ovviamente in confronto al pianeta dato che Caronte va sui 1200 chilometri di diametro contro i 2400 di Plutone. Va troppo forte e non ha abbastanza motore per una spericolata manovra da film di fantascienza che permetta di orbitare attorno a Plutone, ma ha già sfoderato tutti i suoi strumenti che userà al massimo nelle poche ore in cui gli sarà più vicina. Data l'enorme distanza attuale fra la Terra e la sonda i segnali radio impiegano 4,5 ore per andare e altrettante per tornare, gran parte delle operazioni sono quindi devolute ai computer della sonda stessa. Inoltre, dato anche che la trasmissione è a bassa rate di bit, dovremo aspettare il 15 per vedere negli occhi quello che è stato fino al 2006 il nono pianeta.

Scoperto nel 1930 da Clyde Tombaugh grazie agli strumenti del famoso osservatorio di Flagstaff in Arizona ha un orbita molto ellittica, e quindi per un certo periodo è addirittura più vicino al Sole di Nettuno. D'altronde per effettuare un intero giro attorno alla nostra comune stella, impiega 248 anni terrestri, è quindi facile capire che finora non abbiamo ancora visto una mezza orbita del (piccolo) pianeta.

Piccolo pianeta perché nel 2006 la Unione Astronomica Internazionale, che raduna tutti gli astronomi professionisti del globo, lo ha riclassificato così assieme ad altri corpi celesti simili che negli ultimi anni grazie ai nuovi telescopi sono stati scoperti anche più in là di Plutone, nella cosiddetta fascia di Kuiper che si pensa ne contenga migliaia. Piccoli si fa per dire comunque, dato che, ad esempio Eris, scoperto fra i primi, ha un diametro praticamente identico a Plutone e sta a distanza quasi doppia dal Sole. La nuova catalogazione, ragionevole visto che si trovano oramai molti di questi mondi, non è piaciuta affatto agli americani, noti per il loro patriottismo anche fra le stelle, tanto che le ceneri dello scopritore Clyde Tombaugh sono state inserite nella sonda New Horizons, con una trovata piuttosto kitsch, per ribadire come Plutone sia, praticamente, made in Usa.

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