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Digital Bros investe circa un milione e mezzo di euro in Ovosonico

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nova24

Digital Bros investe circa un milione e mezzo di euro in Ovosonico

Movimenti importanti, nel mondo del game entertainment italiano. Passata l'estate, messe a posto le valige delle vacanze, è di queste ore la partnership siglata fra Ovosonico e Digital Bros. Una partnership importante, anche dal punto di vista finanziario, visto che Digital Bros ha investito circa un milione e mezzo di euro (1,4 per la precisione) per assicurarsi il 49% di Ovosonico. Il rimanente 51% della società indipendente di produzione di videogiochi fondata nel 2012 rimane nelle mani del fondatore, Massimo Guarini (nella foto). Ovosonico, per intenderci, è l'azienda varesina che ha prodotto il videogioco Murasaki Baby, premiato col prestigioso premio Drago d'Oro lo scorso marzo. Digital Bros, invece, è una global company - con sede principale a Milano ma attivain tutto il mondo - che opera dal 1989 nello sviluppo, edizione e distribuzione di contenuti di game entertainment sul mercato mondiale attraverso i diversi canali a disposizione: retail e digital – web, social, mobile.

Attraverso una nota, oggi, le due diverse realtà hanno reso pubblico l'inizio di una collaborazione, con Digital Bros che, come detto, entra in Ovosonico acquisendone il 49%. Un investimento importante, questo, che permetterà allo studio di Varese di continuare il percorso di crescita come studio indipendente, mentre Digital Bros sarà così in grado di promuovere il talento italiano e di investire in una realtà con una forte potenzialità di crescita.

«Sono rimasto subito favorevolmente colpito da quanto le nostre strategie e i nostri obiettivi fossero allineati» ha detto Massimo Guarini, Fondatore e CEO di Ovosonico. «I giochi emozionali – ha proseguito Guarini – ci offrono la possibilità di parlare un linguaggio realmente universale, permettendoci di raggiungere un audience più ampio di persone, e non solo giocatori appassionati. Crediamo che nei prossimi anni questo approccio creativo avrà un impatto significativo sul mercato e che, attraverso partnership di rilievo come quella siglata oggi, avremo i mezzi necessari per dare seguito alla nostra visione».

Raphael Galante, AD di Digital Bros, si è detto «estremamente entusiasta di poter lavorare con un studio innovativo come Ovosonico. Abbiamo riconosciuto subito il talento di Guarini e del suo studio e siamo orgogliosi di poter contribuire alla crescita di questa realtà, che rispecchia alcune caratteristiche del Made in Italy fondamentali per noi come la creatività e la capacità di emozionare. Ovosonico ha ricevuto negli ultimi anni ben 18 riconoscimenti a livello italiano ed internazionale e siamo certi che in futuro sarà sempre più apprezzato».

Ma quella di Ovosonico e Digital Bros non è l'unica notizia di giornata per l'industria italiana dei videogiochi. Sempre oggi, infatti, è stata resa pubblica la partnership tra AESVI, l'Associazione che rappresenta l'industria dei videogiochi in Italia, e dPixel, società di consulenza specializzata nel Venture Capital, guidata ad Gianluca Dettori. Una partnership che ha come obiettivo primario la promozione e la crescita del settore del gaming a livello nazionale attraverso la ricerca di un maggior apporto di capitale privato agli studi che sviluppano videogiochi in Italia. E a guardare i dati pare essercene gran bisogno. Secondo il censimento realizzato da AESVI in collaborazione con il Centro di Ricerca ASK dell'Università Bocconi nel 2014, infatti, negli ultimi 3 anni solo il 10% degli sviluppatori italiani ha beneficiato di finanziamenti privati, mentre il restante 90% vive di autofinanziamenti. Dati che testimoniano uno squilibrio difficile per questo settore. Lo stesso censimento, inoltre, ha messo in luce come lo sviluppo di videogiochi in Italia stia attraversando una fase di fermento. Nel 2014 sono stati registrati oltre 100 studi su tutto il territorio nazionale, la maggior parte dei quali si sono costituiti negli ultimi 3 anni. Si tratta di imprenditori di giovane età (oltre il 30% sotto i 30 anni), con una formazione prevalentemente tecnico-scientifica e con una forte vocazione internazionale. Il 98% degli sviluppatori italiani distribuisce, infatti, i propri prodotti in Europa, il 91% in Nord America, a seguire in Sud America (71%) e in Asia/Pacifico (65%).

L'accordo fra AESVI e dPixel è già entrato nel vivo, concentrandosi sin da subito su due attività molto concrete. La prima iniziativa riguarda la formazione. Il 6 e 7 ottobre sarà organizzato un workshop a Milano, per fornire ai game developer tutte le informazioni sul mondo del Venture Capital, a cura di dPixel. A novembre, AESVI e dPixel porteranno invece 5 game developer italiani a Slush 2015, uno dei principali eventi per startup e investitori d'Europa, in programma a Helsinki in Finlandia. Le start up saranno selezionate da AESVI e dPixel secondo una serie di criteri di merito. Il termine per iscriversi a entrambe le iniziative è il 18 settembre.

«Lo scenario che abbiamo davanti - ha detto Andrea Persegati, Presidente AESVI - conferma che ci sono tutte le carte in regola perché l'industria dei videogiochi possa decollare anche in Italia. Non possiamo però negare come una delle principali difficoltà con cui si scontrano i nostri sviluppatori italiani sia la ricerca di finanziamenti per far partire e per far crescere la loro attività d'impresa in uno scenario competitivo che per sua natura è internazionale» E da questo punto di vista «dPixel è il partner ideale per supportare i nostri game developer a entrare in contatto con i Venture Capital. Grazie a questa partnership ci auguriamo di poter registrare una crescita degli investimenti privati nel settore e di offrire delle opportunità concrete ai giovani che sognano di trasformare la loro passione per i videogiochi in un'impresa».

Per Gianluca Dettori, presidente di dPixel «L'industria dei videogame cuba circa 100 miliardi di fatturato l'anno ed ha ormai superato tutti gli altri business di entertainment. Da questo punto di vista l'Italia ha l'opportunità di entrare in un mercato sul quale può mettere sul piatto il talento creativo e tecnologico dei nostri giovani, che sono molto in gamba e spesso molto attratti da questo settore. Ma per competere in questo campo occorrono risorse finanziarie importanti, la produzione di un game di caratura internazionale ha budget spesso superiori a quelli di un grande film. In questo senso è fondamentale che il venture capital Italiano cominci a dedicare ad investire in gaming consentendo a questa potenzialità di emergere e generare nuove imprese in grado di competere a livello globale. La partnership con AESVI – ha concluso Dettori - è quindi strategica per noi in quanto ci permette di potenziare il radar per la ricerca di potenziali opportunità di investimento in un settore di primario interesse per noi».

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