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Il futuro parte dal wireless fisso

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Il futuro parte dal wireless fisso

È destinato a crescere il ruolo del wireless 4G (in futuro 5G) per il sistema Paese, ossia per dotare tutti gli italiani di una copertura banda ultra larga degna di questo nome. La conferma è in alcune notizie che stanno maturando in questo periodo, come «la decisione dell’Autorità garante delle comunicazioni, in questi giorni, di allocare la banda 3.6-3.8 GHz per la banda ultra larga wireless», spiega Antonio Nicita, commissario dell’Agcom. Lo richiedeva da tempo l’associazione operatori Gsma e il Cept (European Conference of Postal and Telecommunications Administrations).

In particolare, quelle frequenze permetteranno al Fixed wireless broadband (Fwb) di spiccare il volo per obiettivi più ambiziosi. Per Fwb si intendono tecnologie 4G utilizzate da postazione fissa. Non avendo il vincolo dell’uso in mobilità (come avviene per il più comune 4G degli operatori mobili), l’Fwb può garantire bande maggiori al singolo utente. Gli operatori Fwb - il più popolare è Linkem - si sono sviluppati in Italia sull’onda del WiMax (e tecnologie analoghe), ma adesso stanno convertendo la propria rete, installandoci antenne che seguono lo standard Lte. L’utente naviga da postazione fissa, casa o ufficio, dotati dei modem e delle antenne in grado di ricevere il segnale Lte di questi operatori, che ora coprono l’Italia a macchia di leopardo da Nord a Sud.

Le nuove frequenze arriveranno agli inizi del 2016 e consentiranno soprattutto di spingere le velocità nel quadrante della banda ultra larga: 30 Megabit reali per utente (e oltre). Ad oggi l’Lte mobile non è in grado di garantire queste velocità, ma vi si sta avvicinando. L’attuale standard Lte Advanced, adottato da Tim e Vodafone, tocca i 300 Megabit per antenna (da suddividere però tra gli utenti presenti in quel momento).

La crescita delle velocità reali del 4G, verso una vera banda ultra larga, sarà possibile anche grazie allo sviluppo delle small cell. Celle più piccole, servendo meno utenti, permettono di dare a ciascuno più velocità effettiva. Gli operatori stanno cominciando a usare le small cell nelle zone più frequentate. Guarda a questo orizzonte anche la delibera Agcom sulle frequenze 3,4-3,6 GHz. «Per la prima volta abbiamo introdotto il concetto di geographical sharing delle frequenze in funzione delle densità della popolazione, per massimizzare l’intensità di sfruttamento dello spettro e consentire usi fissi e mobili di quarta e quinta generazione, nella prospettiva dell’impiego delle small cell», dice Nicita.

«Il processo di innovazione tecnologica sulle reti che prima operavano in tecnologia Wimax e oggi si stanno convertendo a Lte è sintomo di una vivacità nelle reti di comunicazione elettronica che tende a rispondere all’evoluzione dei bisogni degli utilizzatori finali (in questo caso offrendo connettività migliore)», aggiunge Mario Frullone, direttore delle ricerche per la Fondazione Ugo Bordoni.

«Mi aspetto che una simile vivacità si vedrà in futuro non solo in termini di tecnologia, ma anche di architetture. Il modo diverso in cui gli utenti fruiranno dei servizi, le necessità di migliorare l’efficienza d’uso delle risorse (di rete e di spettro) porterà a una trasformazione delle reti», continua. «Le reti che, come quelle televisive, tradizionalmente utilizzavano architetture con pochi siti ad alta potenza (high power high tower), saranno complementate e in parte rimpiazzate da reti maggiormente ubique, più simili a quelle cellulari, con siti di minor potenza e più vicini agli utenti (low power low tower)». È la stessa visione che abbraccia le small cell: «Queste architetture permettono, infatti, di fornire servizi agli utenti localizzati e con prestazioni maggiormente personalizzate. Inoltre, in termini di gestione delle interferenze queste reti presentano molti benefici e permettono un uso maggiormente efficiente e coordinato dello spettro».

Più nell’immediato, la velocità reale del 4G mobile invece crescerà a breve grazie all’uso delle frequenze della banda L (1452-1492 MHz), che il ministero dello sviluppo economico sta consegnando a Tim e Vodafone (unici partecipanti alla gara in questione: 20 MHz a ciascuno).

Ultimo tassello, il piano banda ultra larga 2020 del Governo già prevede un ruolo per il wireless (fisso e mobile), soprattutto nelle zone rurali. E quindi potrà essere incentivato con i fondi pubblici del piano. Tim, Wind e Vodafone, in quanto assegnatari delle frequenze 800 MHz, sono comunque già obbligati dal capitolato della gara Lte 2011 a coprire i comuni delle zone svantaggiate (circa 4.500) entro il 2016. (al.lo.)

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