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«Il food delivery va verso una fase di consolidamento»

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«Il food delivery va verso una fase di consolidamento»

Sono diventati famosi (per modo di dire) alcuni mesi fa per l’azione sindacale dei suoi corrieri. La società tedesca Foodora opera in Italia da settembre 2015. Ha accordi con un migliaio di ristoranti e si avvale di una rete di collaboratori composta da circa 800 corrieri su un totale di 7000 rider nel mondo.

In questi anni poi il delivery food ha trasformato le startup in macchine da soldi. Il cibo a domicilio è diventato un servizio popolare nelle grandi città. E la gig economy, la cosiddetta economia dei lavoretti, è cresciuta di pari passo, con tante persone che hanno indossato le divise da bikers per consegnare sushi, pizza e panini nelle case e negli uffici.

Vista dall’alto quella della food delivery poi è una economia che meglio di altre descrive le logiche di rete che interessano colossi come Uber e Airbnb. Il primo che arriva cresce a ritmi vertiginosi, occupano il mercato e rendendo difficile, per usare un eufemismo, la competizione per gli altri player. Tra l’altro dopo un 2015 boom con investimenti nelle startup pari a 5,4 miliardi, l’anno scorso a visto una contrazione del flusso di denaro. Segno, probabilmente, che per gli attori in campo si avvicina una fase di consolidamento. Tanto che ci si domanda quanti attore resteranno in campo da qui ai prossimi dieci anni.

«Il settore del food delivery - risponde al Sole 24 Ore Eduardo Goes, Global Co-Ceo di Foodora - è un business in crescita che occupa oggi uno spazio considerevole all’interno del più ampio panorama dell’e-commerce. Ogni anno si presentano diverse nuove opportunità in termini di innovazione e differenziazione, il punto sta nel saperle valutare e cogliere, in mezzo a una vastissima gamma di possibilità, sulla base dei propri obiettivi e priorità. A nostro avviso, lo scenario del food delivery nei prossimi anni vedrà inevitabilmente un certo consolidamento ma allo stesso tempo riteniamo improbabile che resti solo un singolo player».

Quale è la leva di business per affrontare la concorrenza? Meno soldi ai rider, servizi a valore aggiunto? Coma ad esempio fornire il giornale insieme alla colazione? Robot?

«Esistono modi diversi di affrontare la concorrenza. Ai suoi consumatori un’azienda come foodora vuole fornire un valore aggiunto lungo tutta la sua “catena”, e e per questo dobbiamo lavorare su una varietà di fattori in modo da continuare ad essere l’azienda di successo che siamo. I nostri rider sono ovviamente uno degli elementi più importanti, e per questo investiamo molto su di loro al fine di assicurargli le migliori condizioni di lavoro rimanendo allo stesso tempo competitivi e attrattivi sul mercato. I droni potranno avere un ruolo, ma con tempistiche ancora in fase di definizione. In particolare, nel prossimo futuro, i droni rappresentano un’ottima opportunità per poter raggiungere le aree più lontane dai centri cittadini e come supporto concreto in caso di condizioni climatiche e geografiche avverse.

 L’altro lato della medaglia è quello legato alle condizioni contrattuali dei rider. Ci sono normative più o meno restrittive nei confronti della on-demand economy. Come vi muovete nei diversi Paesi? Avete forme contrattuali diverse?

In effetti, ogni paese ha le proprie leggi e pratiche. In risposta, Foodora, che opera sempre nel pieno rispetto delle normative, regola le proprie attività conformandosi pienamente ai diversi mercati in tutti i paesi in cui è presente, collaborando con le istituzioni locali al fine di promuovere le specificità del settore.

Tuttavia, regole diverse, legislazioni più o meno restrittive rendono a più velocità lo sviluppo del business. Dove state crescendo di più e dove meno? 

Foodora è leader nella maggior parte dei mercati in cui opera. La nostra azienda è cresciuta di 10 volte nel corso del 2016, e questo è dato dal valore aggiunto che offriamo ai nostri ristoranti partner, dalla proattività con cui stiamo costruendo la nostra flotta di rider, e dalle attenzioni che riserviamo ai nostri consumatori. Così, mentre i singoli mercati differiscono nella loro prestazioni specifiche, foodora può dirsi pienamente soddisfatta circa il proprio operato in tutte le aree geografiche in cui è presente, e non è un caso se durante l’intero anno ha continuato a svilupparsi e a farsi largo in nuovi mercati.

Riponiamo grande fiducia nei paesi in cui operiamo e concentrandoci su molte nuove aperture (33 città in totale solo nel 2016). In Italia abbiamo di recente avviato l’attività a Roma e a Firenze e prevediamo di lanciare il nostro servizio in altre città italiane nel corso del 2017.

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