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Telegram: le autorità russe impongono di eliminare l’app dagli…

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Il programma inviso a Putin

Telegram: le autorità russe impongono di eliminare l’app dagli store di Apple e Google

(Reuters)
(Reuters)

Si fa sempre più complicata la situazione in Russia per l’app di messaggistica Telegram, alternativa “universale” e potente a WhatsApp, possieduto da Facebook. Oggi, il Roskomnadzor (letteralmente Servizio federale per la supervisione nella sfera della connessione e comunicazione di massa), l’ente federale russo che si occupa del controllo (e della censura) nelle telecomunicazioni, ha chiesto a Google e Apple di rimuovere Telegram dai propri store. Ieri, lo stesso ente federale aveva chiesto agli internet providers russi di bloccare l’accesso alla app di messaggistica. L’imposizione del Roskomnadzor ha avuto come conseguenza, secondo fonti indipendenti russe, di bloccare circa 16 milioni di indirizzi Ip, che in gran parte appartengono ai più grandi hosting provider a livello globale, come Amazon e Google. La campagna, stando a molte denunce postate online, ha provocato una serie di disservizi e ha messo i difficoltà uno dei diretti concorrente di Telegram, Viber. Telegram, invece, in generale funziona ancora.

Ma qual è il punto della contesa? Telegram è un servizio di messaggistica evoluto e realizzato da un team internazionale ma con una forte componente russa: i capi sono i fratelli Pavel e Nikolai Durov. Pavel, in particolare, è il programmatore che nel 2006 aveva realizzato il social Vkontakte, il più diffuso in Russia, e nel grande paese orientale è noto tanto quanto in Occidente lo è Mark Zuckerberg di Facebook. L’app mette al primo posto la sicurezza dei dati, tanto è vero che ha regole molto più strette rispetto a WhatsApp per quanto riguarda l’accesso alla rubrica del telefono e ad altri dati potenzialmente sensibili, oltre a rendere disponibile una chat in modalità “segreta”, dove i dati sono crittografati con un sistema end-to-end e non risiedono su server remoti.

Siamo quindi di fronte a un caso diametralmente opposto a quello di Facebook e del datagate: qui non si tratta di diffusione illecita di dati personali per scopi pubblicitari e politici. Anzi, l’app da questo punto di vista è ben blindata, come lo è ormai, dopo una evoluzione in questo senso durata anni, anche la sua diretta concorrente WhatsApp. Lo stesso Pavel Durov si chiede in un ironico post su Twitter perché «governi autoritari (come quello russo) stiano cercando di bloccare Telegram sul tema della crittografia, ma siano molto più rilassati quando si tratta di altre app di messaggistica crittate».

Però, il governo russo sta facendo guerra a Telegram ormai da tempo: come ricorda Leonid Bershidsky, editorialista di Bloomberg, già all’inizio di questo mese il consigliere di Putin per Internet, ha raccomandato agli utenti di Telegram di passare a Icq. Il vetusto programma di messaggistica, che chi frequenta la rete delle reti da un paio di decenni ben ricorda, era stato acquistato dalla società russa Mail.ru nel 2010. A sua volta, Mail.ru è controllata da MegaFon, operatore di telefonia russa co-controllata dal magnate Alisher Usmanov, uno degli uomini più ricchi della Russia e fedelissimo di Putin. Di fatto, secondo le statistiche di download, in Russia il numero di download di Icq è passato in un mese dal decimo al quinto posto tra le app di social networking, e anche altri programmi di messaggistica hanno scalato la classifica nel paese ex sovietico.

Che cosa è Telegram
Telegram è un’app multipiattaforma nata nel 2013, da sempre gratuita e sviuppatasi costantemente nel corso degli anni. I dati di diffusione recenti sono stati pubblicati sul blog ufficiale della piattaforma dallo stesso Pavel Durov, che lo scorso marzo ha annunciato che sono stati superati i 200 milioni di utenti attivi mensilmente. Molto simile a WhatsApp per quanto riguarda l’interfaccia utente, se ne distingue in diversi particolari. Innanzitutto, un account Telegram non è legato a un singolo numero di telefono: è quindi possibile utilizzare l’app di messaggistica con un unico account indipendentemente dai device posseduti (computer Windows, MacOS o Linux, smartphone iOS o Android). I messaggi inviati risiedono, con una crittografia simmetrica, sui server della piattaforma, ma gli utenti, come accennato sopra, hanno a disposizione anche una modalità di chat “segreta” con crittografia end-to-end, dati non risiedenti nel cloud ma sul singolo device dell’utente e la possibilità che questi si autodistruggano appena letti o dopo un po’ di tempo. Con Telegram inoltre si possono creare gruppi, per parlare e distribuire file a più utenti conosciuti contemporaneamente, e canali, per diffondere informazioni a utenti iscritti. L’app si sta comunque evolvendo

rapidamente, e per esempio i canali vengono attivamente utilizzati per uso commerciale. Secondo le faq ufficiali, Telegram non è stato realizzato a fini di lucro: un brano nelle domande più frequenti recita infatti che «Pavel Durov, che condivide la nostra visione, ha fornito a Telegram una generosa donazione, quindi abbiamo abbastanza soldi per il momento. Se Telegram dovesse esaurirsi, introdurremo opzioni a pagamento non essenziali per supportare l'infrastruttura e finanziare gli stipendi degli sviluppatori. Ma fare profitti non sarà mai un obiettivo finale per Telegram». Nel frattempo, il gruppo di sviluppatori capitanato dai fratelli Durov ha deciso che creerà una criptovaluta e lancerà una Ico, un'offerta iniziale di valute, per 1,2 miliardi di dollari. Ed è possibile pronosticare per Telegram uno sviluppo simile a quello che ha avuto in Cina WeChat, divenuto un sistema quasi universale con cui gli abitanti della Repubblica popolare parlano fra loro e fanno anche acquisti. Sempre se l’app riuscirà a superare senza troppi danni il “niet” delle autorità russe.

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