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Parla Hastings, capo di Netflix: «Quest’anno produrremo 700…

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L’intervista

Parla Hastings, capo di Netflix: «Quest’anno produrremo 700 contenuti originali»

Pizzetto bianco e camicia sportiva: Reed Hastings non si sente accerchiato ma forse solo perché nessuno si è ancora fatto avanti. Arrivato a Roma per presentare le nuove produzioni europee, il numero uno di Netflix che ha inventato la tv via streaming dà l'impressione di volere sempre lanciare la palla un po' più avanti. Intorno a lui Disney, Century Fox, Comcast, Sky, il mondo dei media e dei broadcaster stanno vivendo una fase di consolidamento che non ha precedenti.

E che passa da internet che sembra ormai diventata a tutti gli effetti la piattaforma di distribuzione di contenuti audio video più grande del mondo. Al centro c'è un pioniere dello streaming, più piccolo degli altri ma che anche in Borsa corre come nessuno.

«È il problema di chi ha successo – sorride sornione Hastings - tutti vogliono fare quello che hai sempre fatto. Ora su internet ci sono Apple, Disney, Fox e tutti i produttori. Sono arrivati tutti. Quello che dobbiamo fare è rimanere concentrati su quello che facciamo meglio, ed è produrre contenuti originali e show». Come dire, restiamo una tv globale che si occupa di film e show. Quest'anno Netflix ha in previsione di pubblicare 700 contenuti originali tra cui 80 film (più di ogni altro produttore). In Europa sono 10 i nuovi progetti europei, di cui sette nuove serie. Tra cui la prima serie originale olandese, Mortel (Francia), The Wave (Germania), Luna Nera (Italia), La Casa di Carta Parte 3 (Spagna), The English Game (Gran Bretagna), Turn Up Charlie (ancora Gran Bretagna), due documentari – una docu-serie francese e The Staircase (una produzione francese girata negli Stati Uniti) - e un film, Rimetti a noi i nostri debiti (Italia).

Una tv globale, come ripete spesso Reed Hastings, che fa della diversity il suo punto di forza e ha bisogno di essere locale e globale al tempo stesso.
«Non siamo solo un’azienda che produce contenuti – riflette rispondendo a una domanda -. Siamo una combinazione unica. Come Apple: è sia fashion che tecnologia. Anzi, è stata sfidata dai big della moda così come noi siamo attaccati da chi produce contenuti. Ma il nostro valore è nell'essere entrambe le cose».

Il cinema non morirà. «Soprattutto in Cina, India e nell'Asia continua a crescere ma, per esempio, è fermo da 15 anni negli Stati Uniti. Non credo che le persone smetteranno di uscire e andare al cinema ma chiediamoci quante serie tv abbiamo visto e quanti film, e scopriremo che le cose sono cambiate».
E le cose sono davvero cambiate. Il pensiero va alla decisione che Netflix ha preso alcuni giorni fa di ritirare tutti i suoi film dal Festival di Cannes del 2018 , che è ancora considerato uno dei circuiti più prestigiosi per i film. Qualcuno ha parlato di un tentativo di boicottare il festival, che però l'anno scorso aveva

deciso di imporre la distribuzione nei cinema in Francia. Su questo punto Hastings e i suoi manager restano fermi. Il loro modello di business è lontano dal circuito di pubblicazione dei contenuti del cinema. In un certo senso non riconosce una gerarchia al grande schermo, preferendo usare internet come canale di distribuzione alla portata di ogni altro schermo.

L'impatto dello scandalo che ha colpito Facebook? «Credo che ci sia una sensibilità più diffusa legata ai nostri dati e alla privacy. Noi non abbiamo pubblicità, non vedrete i vostri dati pubblicati da qualche parte e non condividiamo informazioni con terze parti. Teniamo molto alla vostra privacy. E anche per quando riguarda la Gdpr (la nuova normativa di protezione dei dati che sarà in vigore in Europa a maggio, ndr) non dovremo cambiare niente. Come ho detto, il nostro business non è basato sulla pubblicità».
Ci sarà una compagna cinese? «In Cina siamo fermi. Disney e Apple hanno un servizio di distribuzione di film e e hanno avuto problemi. Per ora non ci avviciniamo».

Su Twitch e i nuovi modelli di tv fai-da-te. Rispondendo a una domanda sulle potenzialità per gli utenti, in particolare del gaming, di produrre un proprio canale televisivo (Twitch) il numero uno di Netflix ha risposto scherzando: «Mi sembra un incubo. Io non costruisco ristoranti: preparo il cibo, nel senso che quello che sappiamo fare sono film, serie tv. Ci occupiamo di storytelling, raccontiamo storie. Queste potenzialità, come anche la realtà virtuale riguardano di più il mondo delle console come Xbox e Playstation. Riguarda più il mondo del gaming e non quello della televisione».

La corsa in Borsa e il nodo investimenti. Lunedì, nonostante l'aumento del prezzo dell'abbonamento, Netflix ha pubblicato la più forte crescita degli utenti da quanto decise di quotarsi sedici anni fa. Da allora la Borsa ha continuato a premiarla, trimestrale dopo trimestrale, portandola a raggiungere una capitalizzazione di 140 miliardi di dollari. Come ripete spesso Hastings, è anche una questione di velocità. Anzi, è forse tutta una questione di velocità. Per una azienda che cresce così rapidamente le percentuali di nuovi utenti che si

aggiungono alla piattaforma è sempre più critico. «Spendiamo 8 miliardi di dollari sul contenuto quest'anno e investiamo 1,3 miliardi di dollari in tecnologia e sviluppo – precisa il capo di Netflix - . Nei prossimi anni – osserva Hastings – prevediamo di continuare a crescere come spettatori, in linea credo con le previsioni degli analisti». Come dire, l'equilibrio si gioca anche nel trovare in futuro un giusto bilanciamento tra costi di licenza su film e show e investimenti nel produrre serie originali. Se come forse accadrà, Disney e gli altri grandi produttori sceglieranno di tagliare fuori Netflix, allora la strada obbligata sarà quella di contare sul successo di serie originali. Sempre che un cavaliere bianco, magari con il simbolo della Mela, non corra in suo aiuto.

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