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Il bitcoin cade, ma gli exchange di criptovalute fanno affari d’oro: fatturato raddoppiato

Reuters
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Il bitcoin langue ai minimi dell’anno dopo una corsa al ribasso che ne ha più che dimezzato il valore da gennaio, ma non tutti gli attori del mercato si trovano a doversi leccare le ferite. Anzi, c’è chi si prepara a brindare anche quest’anno. Gli exchange, le piattaforme di scambio delle criptovalute, hanno infatti visto raddoppiare il loro volume d’affari.

Stando alle stime di Sanford C. Bernstein & Co, pubblicate nel rapporto “Crypto Trading - The next big thing is here?”, gli exchange potrebbe veder lievitare quest’anno il loro giro d’affari fino a 4 miliardi di dollari. L’anno scorso le fees di intermediazione avevano prodotto ricavi per 1,8 miliardi, pari a circa l’8 % del fatturato complessivo degli exchange tradizionali. In termini di settori, solo l’equities globale cash ha superato il trading di criptovalute.

«Con il consolidamento della stagione delle cripto-asset class e della domanda istituzionale, c’è una pletora di opportunità per le aziende tradizionali», afferma Christian Bolu, analista di Sanford C. Bernstein che ha curato il report, citando nello specifico i servizi di custodia, asset management e market-making.

Il crollo del bitcoin di quasi il 70% dai picchi storici dello scorso dicembre - oggi quota attorno a 6.500 dollari rispetto ai quasi 20.000 del massimo record - ha tenuto alla larga dal comparto l’industria finanziaria tradizionale, anche se alcuni big come Goldman Sachs e Jp Morgan Chase hanno iniziato a valutare seriamente il settore delle criptovalute.

A fare la parte del leone tra gli exchange è comunque un attore specializzato come Coinbase, che si garantisce quasi la metà del giro d’affari totale del comparto e che sta guadagnando una posizione competitiva che potrebbe risultare inattaccabile.

Nvidia: business cripto finito

C’è invece chi ha dichiarato senza mezzi termini che il business nell’area criptovalute è di fatto finito. Il titolo Nvidia è scivolato venerdì di circa il 4% dopo che il produttore di chip ha annunciato di aver rivisto al ribasso la propria guidance per il prossimo trimestre.

Tra le cause principali dell’adeguamento delle stime c’è il venir meno del settore criptovalute, che, per quanto riguarda l’azienda, è di fatto azzerato. Nvidia è uno dei grandi prodotturi mondiali di Gpu, le schede grafiche necessarie per l’attività di mining di criptovalute: proprio questo utilizzo aveva fatto lievitare l’anno scorso le vendite dell’azienda, parallelamente al boom delle quotazioni.

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