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Perché anche la cinese Oppo può sfidare iPhone e Samsung Galaxy

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Perché anche la cinese Oppo può sfidare iPhone e Samsung Galaxy

Le quattro fotocamere del Samsung Galaxy A9, l’eSim di iPhone, la batteria del Mate 20 Pro e l’intelligenza artificiale dentro il Pixel 3. Ora che le polveri si sono posate, che il frastuono degli annunci è stato digerito possiamo provare a capire cosa di realmente c’è di innovativo nell’ultima generazione di smartphone. Apple, lo ha dichiarato subito, a questo giro si è accontentata di innovazione incrementale: tutto un pochino più bello, lo schermo un pochino più grande e il prezzo molto alto come da sempre ci ha abituato Cupertino. Anche gli altri che si muovono sopra i mille euro limano a colpi di upgrade quanto è stato fatto fino ad oggi. Sarebbe sbagliato imputare a questa generazione di smartphone mancanza di idee e novità ma certamente siamo lontani dai tempi in cui possedere una marca di telefonini voleva dire riuscire a fare cose diverse dal normale.

I numeri di Oppo. Oppo è il quarto produttore cinese al mondo e il numero due in Cina. Secondo una ricerca di mercato di Counterpoint, attore specializzato sul mercato smartphone, nella fascia medio ( 400-600 dollari) si classifica addirittura al primo posto con una quota di mercato del 22%, seguita da Apple, Samsung e Huawei. È arrivato sul mercato europeo calando l’artiglieria pesante ovvero Find X, smartphone primo della classe al modico prezzo di 999 euro, dimostrando di avere anche il coraggio di proporre cose nuove come il giocoso occhietto motorizzato che si alza e si abbassa. Find X infatti nasconde il notch (la finestralle marchio di fabbrica dell’iPhone X) attraverso una finestra motorizzata che appare e scompare quando serve. In un momento come abbiamo detto in cui il mercato punta alla fascia media lasciando i costosissimi topo di gamma (iPhone X, Samsung Note, Huawei) lassù nell’empireo, la scelta di Oppo però sembra però quella di volere occupare la fascia medio-alta. «Va detto che guardiamo al mercato dei giovani - spiega al Sole 24 ORe Vincent Wong, presidente di Oppo per l’Europa - . ma proprio per questo non possiamo rinunciare nè alla qualità e neppure alla tecnologia».

Smartphone su base locale. L’approccio del produttore cinese è quello di imparare dai designer locali ed è un tratto che non si trova negli altri big asiatici. «Nel mondo - prosegue il giovane manager - ci avvaliamo di strutture che si occupano di raccogliere dati e suggerimenti che verranno usati dai nostri ingegneri per intercettare i trend di mercato». In Europa questo centro ancora non esiste, quindi l'obiettivo è quello di creare una facility a Londra per studiare tutti gli ultimi trend europei e avvalendosi di designer locali e di persone con background e cultura europea per la realizzazione del design dei prossimi telefoni. L’idea sembra insomma di adattare sopratutto per un pubblico giovane le user experience alla cultura locale. Da qui l’insistenza sui selfie e sugli effetti speciali legati alla comunicazione via social. «Il modo in cui in Asia si usa lo smartphone per gli autoscatti è diverso da quello in Europa», per dire che non esiste uno smartphone buono per tutte le stagioni e per tutti i Paesi. L’orizzonte sembra quello di occupare il mercato con più modelli avendo però in testa un utente ben preciso. Se guardiamo però ai dispositivi presentati la sensazione è quella di un produttore certamente originale che però marca strettissimo i proprio concorrenti asiatici come Huawei e Samsung.

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