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Life sciences, un treno in corsa che l’Italia non deve perdere

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Life sciences, un treno in corsa che l’Italia non deve perdere

(Agf)
(Agf)

Le Scienze della Vita come leva strategica di sviluppo per il Paese: la filiera in Italia ha registrato un valore della produzione pari a oltre 207 miliardi di Euro e per ogni posto di lavoro generato nel settore vengono generati per effetti diretti, indiretti e indotti ulteriori 2,1 posti di lavoro nel sistema economico.

È quanto emerge dalla quarta edizione del rapporto “Il ruolo dell'Ecosistema dell'Innovazione nelle Scienze della Vita per la crescita e la competitività dell'Italia” nell'ambito del Technology Forum Life Sciences, in collaborazione con Assobiotec-Federchimica e il Cluster Alisei, che dal 2015 sostengono l'iniziativa e, insieme da quest'anno, a Fondazione Telethon e Sofinnova Partners.

«Se da una parte abbiamo incassato la sfortunata vicenda della non assegnazione dell'Ema, dall'altro dopo anni di impegno la farmaceutica italiana ha ottenuto il primato in Europa per valore della produzione, salendo alla cifra di 31,2 miliardi di Euro - riassume Valerio De Molli , managing partner e amministratore delegato di The European House –Ambrosetti -. I ricercatori italiani sono tra i più qualificati al mondo, ma preferiscono svolgere le proprie ricerche in altri Paesi, ci confermiamo primi al mondo per produttività della ricerca in termini di pubblicazioni per ricercatore, pur essendo agli ultimi posti, in Europa, per livello di investimenti in Ricerca & Sviluppo sul Pil».

Dal Forum emerge che per sfruttare le opportunità che il settore ha davanti, il Paese deve sviluppare un modello di interazione tra il sistema della ricerca, le imprese e le Istituzioni che metta il settore nelle migliori condizioni per competere a livello internazionale, attraendo grandi investimenti e capitale umano qualificato.

Il settore delle biotecnologie tra il 2017 e la prima parte del 2018 ha conosciuto, infatti, una vera e propria esplosione di investimenti, di acquisizioni, di accordi tra grandi bio-farmaceutiche e pure biotech, soprattutto nell'area delle Terapie avanzate ha ricordato Riccardo Palmisano, presidente Assobiotec-Federchimica. «Ci affidiamo alla speranza che Human Technopole possa catalizzare il rilancio di ricerca e innovazione nel Paese e che questo nuovo Governo decida di mettere al centro dell'agenda le Scienze della Vita, uno dei settori che potrebbe trainare la crescita sia dell'economia che dell'occupazione nel nostro Paese».
Per Diana Bracco, presidente del Cluster tecnologico nazionale Scienze della Vita Alisei: «Le Life Sciences in Italia sono un settore in grande espansione e in questo quadro e visti alcuni primati che il settore sta registrando a livello internazionale, è indispensabile oggi mettere in atto una chiara politica di attrazione degli investimenti nelle aree più competitive del Paese, sostenendo le imprese e dando supporto a chi vuole investire. Così come importantissimi sono i temi del Trasferimento tecnologico e della governance della ricerca».

«I Cluster – contnua Bracco – sono uno strumento fondamentale anche per superare le tante nostre debolezze strutturali. Il 19 luglio scorso, ad esempio il presidente del Cluster Agrifood Luigi Scordamaglia e io abbiamo dato vita all'intercluster Salute, Alimentazione e Qualità della vita con l'obiettivo di consolidare l'importante primato italiano nel Food & Drug attraverso la R&I. Firmando questo protocollo d'intesa vogliamo rafforzare il nostro intero ecosistema industriale e di ricerca pubblica e privata».
“È del tutto evidente che gli investimenti in ricerca – spiega Francesca Pasinelli, direttore generale, Fondazione Telethon – possono tradursi, come ci dimostrano diverse realtà italiane, nella produzione di innovazioni il cui valore strategico e la cui vitale importanza per lo sviluppo complessivo del Sistema Paese sono sotto gli occhi di tutti. Soltanto l'1,3% del Pil italiano, ciononostante, viene attualmente investito in questo senso e addirittura meno dello 0,4% si investe in ricerca di base. Occorre che si lavori a costruire insieme un ecosistema dell'innovazione che sappia riconoscere il potenziale applicativo della ricerca in ambito life sciences e valorizzarlo in termini di trasferimento tecnologico e sviluppo terapeutico. Un sistema che sappia tradurre le idee, grazie alle competenze e, soprattutto, alle risorse necessarie, in strumenti capaci di incidere concretamente sulla vita delle persone e sull'economia complessiva del Paese».
“Abbiamo visto come in Italia, oggi, la scienza e la ricerca stiano raggiungendo davvero livelli molto alti, inoltre sta crescendo il numero di giovani preparati, disposti ad avviare iniziative imprenditoriali. In questo quadro, è importante avere a disposizione del capitale dedicato, specializzato nel biotech. Con il Fondo Sofinnova Telethon ci proponiamo proprio di colmare questo gap, selezionando i migliori progetti grazie al know-how di Telethon e favorendo il passaggio che dalla ricerca porta alla realizzazione di veri prodotti, di cui possa beneficiare anche la comunità”, conclude Graziano Seghezzi, Managing Partner, Sofinnova.

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