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Criptovalute verso la Borsa: il colosso del mining Bitmain prepara Ipo…

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Criptovalute verso la Borsa: il colosso del mining Bitmain prepara Ipo record

Dopo mesi di illazioni si prepara lo sbarco del criptomondo in Borsa. Il colosso cinese del mining Bitmain ha presentato un filing per l’Ipo a Hong Kong, per quella che non solo rappresenterebbe la prima quotazione di una società legata alle criptovalute a un listino, ma sarebbe anche un’Ipo che potrebbe arrivare a diversi miliardi di dollari.

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Anche se tutto è soggetto a verifica in un’annata particolarmente difficile per il comparto - le maggiori criptovalute hanno perso l’80-90% dai massimi di inizio anno -, gli analisti si mostrano ottimisti sul valore dell’operazione, che secondo gli esperti di Coindesk potrebbe arrivare a raccogliere una somma pari a 18 miliardi di dollari sulla base di una valutazione del colosso del mining tra 40 e 50 miliardi.

Ottimismo che ha trovato conferma nei numeri di bilancio presentati nella documentazione del filing da parte della società, ben conosciuta tra gli esperti del criptomondo. Bitmain è infatti nota per gli Antminer, gli scatolotti “armati” di quasi 200 Asic, chip appositamente addestrati per risolvere i complessi rebus crittografici che servono per completare le operazioni legate al bitcoin e alle altre criptovalute aggiunegndo i blocchi alla blockchain. Stando ad alcune stime gli apparecchi di Bitmain coprono circa i due quinti del mining di blocchi legati al bitcoin.

Non ha trovato alcuna conferma l’indiscrezione circolata negli ultimi mesi secondo cui in fase di pre-Ipo avrebbero partecipato all’operazione anche colossi tecnologici del calibro della cinese Tencent e della giapponese Softbank.

Dubbi sui conti
In ogni caso per il colosso cinese fondato dai miliardari in fieri Jihan Wu e Micree Zhan il business degli scatolotti per il mining è arrivato a valere nel primo semestre di quest’anno il 94% del giro d’affari. Il resto deriva dal mining diretto.

Ma i numeri messi in campo da Bitmain sono considerevoli, anche se lasciano qualche ombra sulla situazione reale. Il fatturato è balzato nel 2017, l’anno del boom delle criptovalute a 2,5 miliardi di dollari , quasi dieci volte i 278 milioni dell’anno prima. Nei primi sei mesi di quest’anno il giro d’affari ha già superato quella quota arrivando a 2,8 miliardi. Parallelamente l’utile netto è balzato a 701 milioni l’anno scorso e nella prima metà del 2018 ha raggiunto quota 743 milioni.

Ma il fatto di non aver presentato numeri divisi per i due trimestri sembra nascondere qualche difficoltà. Non è un mistero infatti che la seconda parte del periodo abbia visto una contrazione dell’attività per tutti gli asttori del mondo delle criptovalute. Secondo i calcoli di Techcrunch, nel primo trimestre Bitmain avrebbe avuto un giro d’affari di due miliardi di dollari, con un risultato netto di 1,1 miliardi. Facendo i conti con il risultato del semestre emergerebbe che il secondo trimestre potrebbe essere stato chiuso con una perdita di 400 milioni di dollari su un giro d’affari di 800 milioni.

Il balzo di Bitcoin Cash
Dal momento che Bitmain accetta per i suoi servizi di mining pagamenti in criptovalute, che non possono essere contabilizzate come fatturato ufficiale , ma solo come “investing cash inflow”, il giro d’affari potrebbe risultare superiore una volta che quelle somme saranno convertite in valute fiat. Stando ai numeri rilasciati da Bitmain si tratterebbe di un “tesoretto” pari a 887 milioni di dollari, ai valori attuali.

L’annuncio dell’Ipo imminente è stato salutato con un balzo di quasi il 20% da parte di Bitcoin Cash, valuta nata un anno fa da una scissione di Bitcoin. Da sempre Bitmain ha appoggiato il nuovo standard che punta a rendere più veloci le operazioni di pagamento in criptovalute rispetto al bitcoin classico: la possibilità di avere in cassa fondi freschi per lo sviluppo ha immediatamente fatto sperare in nuovi investimenti nel sistema del Bitcoin Cash.

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