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Volley, la schiacciata cambia con Big data: dati e machine learning rivoluzionano la pallavolo

Ansa
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A Monza la battuta di pallavolo la insegnano i big data. Il palazzetto della Candy Arena, nel quale la società sportiva ha investito 1,3 milioni di euro negli ultimi sei anni, nasconde un vero e proprio laboratorio per studiare la biomeccanica degli atleti, sia in partita che in allenamento. Decine di sensori popolano il campo da gioco per tracciare i movimenti dei giocatori, ma il vero gioiello è nelle palestre di allenamento dove una pedana e due telecamere digitali da 140 frame al secondo tracciano i movimenti dei giocatori in battuta raccogliendo gigabit di informazioni.

«Vogliamo capire che cosa succede alle ginocchia e alla colonna vertebrale di un giocatore quando atterra dopo un salto - spiega Alberto Minetti, fisiologo della Statale di Milano e membro del comitato scientifico del Consorzio Vero Volley composto da sei società sportive della provincia di Milano e Monza – perché durante un allenamento un giocatore professionista compie almeno 150 salti e anche più di 200 in partita. Non è un caso se quasi un atleta su tre soffre di dolori lombari o altri disturbi».

Quella di Minetti è una sfida ambiziosa, ma non è la prima: «Abbiamo cominciato sette anni fa studiando la battuta perché la tecnica tradizionale, con il braccio disteso sopra la testa, nel lungo termine danneggia la spalla del giocatore», spiega Minetti che sul tema ha anche pubblicato lavori scientifici sullo European Journal of Sport Science.

«Alla luce dei dati abbiamo deciso di insegnare a tutti i nostri atleti, dai professionisti della squadra di SuperLega maschile e della A1 femminile ai 2000 ragazzi tesserati una nuova tecnica di battuta, ‘a mulinello' o brasiliana, che non compromettesse l’articolazione – sottolinea Alessandra Marzari, presidente del Consorzio che, anche grazie alla sua sensibilità di medico chirurgo, è stata l'iniziatrice dei progetti di ricerca –, perché come società crediamo che lo sport non sia solo agonismo, ma debba anche mirare al benessere dei ragazzi».

Le nuove tecniche di gioco basate sui big data non sono ancora state direttamente monetizzate dal Consorzio, ma hanno un impatto crescente nel definire un sistema di allenamento basato sui dati che molti già definiscono “modello Monza”. «Lo scopo di queste ricerche non è semplicemente vincere – osserva Marzari che considera organizzazione, tecnologia e ricerca le colonne fondanti delle società sportive moderne –, ma prima di tutto avere atleti meno infortunati e quindi una squadra più forte in campo. Allo stesso tempo è un patrimonio che portiamo nella formazione di centinaia di allenatori sia delle 63 squadre del consorzio che esterne».

Proprio per gli allenatori, la cui professionalità si dovrà espandere se non all’analisi, certamente all’interpretazione dei dati, dovrebbe diventare presto disponibile una piattaforma, basata sul software della svizzera Dartfish, che permetta di caricare i video ripresi con un tablet e ricevere un'analisi dei movimenti del giocatore. «Lo sviluppo di tecniche di allenamento e di gioco basate sui dati ha un enorme potenziale sia per il mercato professionistico che per quello amatoriale», spiega Minetti che, insieme al suo team della Statale ha appena sviluppato anche un algoritmo per calcolare in maniera molto rapida il VO2max, ovvero il massimo volume di ossigeno consumato per minuto, universalmente riconosciuto come misura della potenza aerobica di un atleta. L’algoritmo sfrutta la curva di recupero cardiaco dopo una corsa di circa 60 metri e, per quanto meno preciso dei test di laboratorio utilizzati a livello agonistico, talmente leggero da poter integrare in uno smartwatch rendendolo perfetto per il settore consumer.

Le aziende italiane sembrano purtroppo ancora tardare a cogliere le opportunità offerte dai dati sportivi, ma all'estero gli investimenti gli investimenti sono in crescita. L’israeliana Playsight, indicata da Fast Company come l’azienda sportiva più innovativa del 2017, ha raccolto 5 milioni dollari nel suo secondo round di investimenti per sviluppare ulteriormente il suo SmartCourt, un sistema pensato soprattutto per il tennis ma applicabile anche a baseball e pallacanestro che rende intelligente qualsiasi campo da gioco misurando velocità di tiri, spin e movimenti dell’atleta.

La californiana Zepp ha raccolto circa 20 milioni di dollari nel primo round è specializzata in sensori e hardware per la rilevazione dei dati di golf, tennis, calcio e baseball. Una delle sue ultime creazioni è la SmartBat, una mazza da baseball sviluppata in collaborazione con il marchio OldHickory e apparentemente identica a quelle tradizionali ma che nasconde all’'interno dell’impugnatura un chip in grado di rilevare potenza, velocità e angolatura del movimento di battuta trasmettendolo poi via bluetooth. A livello mondiale ci sono un migliaio di startup digitali specializzate in dati sportivi (24 in Italia) che hanno raccolto investimenti per circa 4 miliardi di euro tra 2011 e 2016 secondo una recente analisi dell’Osservatorio innovazione digitale nell’Industria dello Sport del Politecnico di Milano.

«Dal monitoraggio delle prestazioni alla prevenzione degli infortuni e alla fidelizzazione dei tifosi il digitale è una grande opportunità – afferma Claudio Rorato, direttore dell’Osservatorio –, ma le società sportive italiane, che sono i primi clienti, devono ancora sviluppare visione e competenze per applicare queste tecnologie. In particolare, negli sport non di massa come il calcio e dove i numeri degli appassionati sono minori, vanno trovate sinergie con turismo e salute per fare gli investimenti necessari».

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